Storie da brividi: i racconti più inquietanti del Giappone

Collage di foto con le 3 leggende giapponesi: Kuchisake-onna, Kisaragi Station e Hyakki Yagyō

Come ogni anno il 31 di ottobre si festeggia Halloween, una ricorrenza che nasce più di 2.000 anni fa che trasporta le persone di tutto il mondo in un atmosfera tetra e oscura. Le storie più celebri e soprattutto le usanze più comuni arrivano dagli Stati Uniti ma anche in oriente esistono delle credenze particolari. Tra leggende urbane, racconti nati sul web e antiche tradizioni folkloristiche, anche il Giappone custodisce racconti capaci di trasformare luoghi familiari in scenari inquietanti.

Kuchisake-onna: la donna con la bocca tagliata

Tutto comincia di notte, in una strada poco illuminata. Una donna con una mascherina chirurgica si avvicina a un passante. A prima vista non c’è nulla di strano, soprattutto perché in Giappone è piuttosto comune indossare la mascherina. «Sono bella?»: è questa la domanda che la donna rivolge a chiunque incroci il suo cammino. Una scena apparentemente innocua che, nel folklore giapponese, può trasformarsi in un incubo.

La donna è conosciuta come Kuchisake-onna, espressione giapponese traducibile con «donna dalla bocca tagliata». Secondo la leggenda, se la vittima risponde affermativamente, la sconosciuta si toglie la mascherina, rivelando il terrificante segreto che nasconde. Ed è proprio qui che la storia diventa inquietante: sotto la mascherina si cela una profonda ferita che le attraversa la bocca da un orecchio all’altro. A quel punto, la donna ripete la domanda: «E adesso? Sono ancora bella?».

ragazza con una mascherina chirurgica sul volto e un sorriso sinistro
Foto generata da AI Chat GPT

A questo punto qualunque risposta può sembrare sbagliata e le diverse versioni della leggenda non offrono una via d’uscita. In alcune versioni la donna aggredisce le proprie vittime. Chi la incontra deve ricorrere a espedienti per distrarla e riuscire a scappare.  Ma ciò che rende la Kuchisake-onna particolarmente interessante non è soltanto la sua apparizione terrificante. È la rapidità con cui la storia si diffuse nella società giapponese. Tra la fine del 1978 e il 1979, la leggenda diventa un fenomeno di paura collettiva, soprattutto tra i bambini. Le voci si moltiplicarono, alimentando racconti e preoccupazioni che si diffusero ben oltre il luogo in cui la storia aveva iniziato a circolare.

Kisaragi Station: storie di viaggi da incubo

Tra le storie più diffuse in Giappone ce n’è una che terrorizza particolarmente i giovani. Siamo all’8 gennaio del 2004 quando una utente che utilizza lo pseudonimo “Hasumi” pubblica alcuni messaggi su 2channel, una popolare bacheca online giapponese. Nei suoi messaggi l’utente racconta che sta viaggiando su un treno che conosce bene e prende con una certa frequenza, ma qualcosa non torna. Il convoglio continua a procedere senza fermarsi alle solite stazioni. Gli altri passeggeri sembrano dormire e il viaggio si prolunga ben oltre il normale. Una volta che il treno si ferma Hasumi si rende conto di essere in una stazione completamente deserta chiamata Kisaragi.

Su 2channel arrivano altri degli aggiornamenti a riguardo: la stazione di Kisaragi non compare negli itinerari e non corrisponde a nessuna fermata nota. Intorno non c’è quasi nessuno e l’atmosfera è sempre più inquietante. Hasumi scrive ancora chiedendo consigli sul da farsi e aggiornando gli altri utenti sulla situazione, poi i messaggi si interrompono all’improvviso. Non esiste una prova che Hasumi sia davvero scomparso o che abbia raggiunto una dimensione parallela, ma l’assenza di una conclusione certa ha contribuito a rendere la storia ancora più memorabile.

stazione dei treni abbandonata
Foto generata da AI Chat GPT

Questa storia, a differenza della prima che appartiene al folklore e alla tradizione giapponese, nasce e si sviluppa nell’era digitale. 2channel diventa parte integrante dell’intera narrativa e contribuisce a costruire lo scenario intorno alla leggenda della stazione di Kisaragi.

Hyakki Yagyō: la notte in cui sfilano cento demoni

Il nome Hyakki Yagyō si può tradurre con l’espressione «la processione notturna dei cento demoni». Se le due storie precedenti riguardano più il mondo contemporaneo e digitale, questa in particolare risale a tempi ben più antichi. La leggenda prende ispirazione soprattutto dai racconti e nei rotoli illustrati dedicati agli yōkai, esseri soprannaturali che possono assumere forme diverse: mostri, spiriti, creature bizzarre. In generale sono presenze difficili da classificare e molto complesse da comprendre.

Nella Hyakki Yagyō, queste creature si riuniscono in una processione che attraversa il mondo umano durante la notte. Le raffigurazioni artistiche mostrano esseri dalle forme grottesche, animali mostruosi e oggetti animati, dando vita a un corteo tanto spaventoso quanto affascinante. Non esiste, però, un’unica versione definitiva della processione: le rappresentazioni e le storie variano nel tempo e a seconda delle opere.

parata dei demoni giapponesi
Foto generata da AI Chat GPT

E forse è proprio questo a rendere questa storia perfetta per Halloween: immaginare una strada deserta mentre in lontananza comincia a sentirsi un rumore di passi. Non sono persone che tornano a casa, non è nulla che potresti neanche lontanamente immaginare, ma una processione di creature che appartengono a un mondo che gli esseri umani dovrebbero vedere soltanto nelle illustrazioni.

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