Francis Scott Fitzgerald nasce il 24 settembre 1896. Quarantun anni dopo, l’uomo che racconta feste, milionari, illusioni e rovine dell’Età del Jazz arriva a Hollywood con un nuovo mestiere: sceneggiatore.
Il suo nome è già legato a Il grande Gatsby, Di qua dal Paradiso e Tenera è la notte. A Hollywood, però, essere uno degli scrittori più riconoscibili della letteratura americana significava molto meno di quanto si potrebbe immaginare.
Una sceneggiatura poteva passare attraverso produttori, altri sceneggiatori, attori, dirigenti dello studio. Pagine riscritte, dialoghi modificati, intere scene eliminate. Per uno scrittore abituato a esercitare il controllo sulla propria prosa era un sistema quasi rovesciato. F. Scott Fitzgerald entra proprio lì: nella grande fabbrica delle storie.

F. Scott Fitzgerald nel 1921 – immagine pubblico dominio
Francis Scott Fitzgerald e Hollywood: un nuovo inizio
Fitzgerald aveva già conosciuto Hollywood nel 1927, ma è dieci anni più tardi che ci arriva con l’intenzione di lavorare stabilmente. Nel luglio 1937 firma con la Metro-Goldwyn-Mayer un contratto di sei mesi da 1.000 dollari alla settimana, successivamente rinnovato a 1.250: una cifra considerevole nell’America della Grande Depressione.
Ne aveva bisogno.
Gli anni Trenta erano stati difficili. Tenera è la notte, uscito nel 1934 dopo una lunga lavorazione, non aveva ottenuto il successo economico sperato. La brillante macchina dei racconti che durante gli anni Venti gli aveva permesso di vendere testi alle grandi riviste americane funzionava sempre meno. I debiti aumentano: la malattia della moglie Zelda e le spese familiari pesano ulteriormente sulla sua situazione.
Non era quindi semplicemente un romanziere che andava in California a incassare uno stipendio. Voleva imparare a scrivere cinema, la fabbrica d’oro di allora.

Three Comrades: il suo unico vero credito sullo schermo
La grande occasione arriva con Three Comrades, adattamento del romanzo di Erich Maria Remarque.
Fitzgerald lavora a lungo alla sceneggiatura, inizialmente con l’idea di mantenere un forte controllo sul testo. MGM gli affianca però E. E. Paramore Jr. e il produttore Joseph L. Mankiewicz interviene pesantemente sulle successive versioni.
Nel copione finale Fitzgerald annota amaramente che erano rimaste circa 37 pagine realmente sue, all’incirca un terzo del film, e che erano scomparsi quelle che definiva le “ombre” e il “ritmo” della sua scrittura.
Rimarrà l’unico film uscito durante la sua carriera hollywoodiana a riportare il nome Francis Scott Fitzgerald nei crediti per la sceneggiatura.

Il problema non era semplicemente scrivere bene
Il problema non era soltanto scrivere bene. La difficoltà era strutturale. Un romanziere poteva decidere il ritmo di una scena, scegliere una frase, cancellarla e riscriverla fino a trovarne la forma esatta. Negli studios il produttore poteva chiedere modifiche. Un attore poteva considerare un dialogo poco adatto. Un altro sceneggiatore poteva intervenire. Il copione doveva rispettare budget, durata, esigenze produttive
Un caso emblematico è Infidelity, sceneggiatura pensata per Joan Crawford. Il progetto viene cancellato. Lavora anche a The Women, ma viene successivamente riscritto da Anita Loos e Jane Murfin. Passa inoltre per progetti come A Yank at Oxford e partecipa al lunghissimo processo di lavorazione di Via col vento: nessuna delle battute scritte da lui per il film arriva nella versione definitiva.
Il suo nome continua ad avere prestigio. Le sue parole, molto meno potere.

The last Tycoon, il romanzo nato dentro gli studios
Nel 1939 Fitzgerald perde il contratto stabile con MGM e continua quando possibile come sceneggiatore freelance. Intanto comincia a lavorare a un nuovo libro: The Last Tycoon.
Il mondo raccontato era quello che vedeva ogni giorno: uffici, set, produttori, attori, sceneggiatori, riunioni, denaro e potere. Al centro c’era Monroe Stahr, produttore capace di tenere insieme gli innumerevoli elementi necessari alla costruzione di un film. Il modello era Irving Thalberg, il giovane e potentissimo produttore della MGM morto nel 1936 a soli 37 anni.
Il romanzo diventa il tentativo di capire l’industria che aveva accolto Fitzgerald, pagato profumatamente il suo talento e contemporaneamente gli aveva fatto scoprire quanto poco contasse l’idea tradizionale dello scrittore come padrone assoluto delle proprie parole.

Fitzgerald muore improvvisamente a Hollywood il 21 dicembre 1940, a 44 anni. Sul tavolo rimane il manoscritto incompiuto. The Last Tycoon viene pubblicato postumo nel 1941 dall’amico Edmund Wilson, che utilizza pagine, appunti e schemi lasciati dallo scrittore.
Dietro le ville, le star e le insegne luminose Fitzgerald aveva trovato un mondo che lo ossessionava da costruito da persone capaci di fabbricare sogni per milioni di spettatori mentre cercavano disperatamente di tenere in piedi i propri.











