Diversamente sole di Francesca Chiesa, un libro che accomuna tutte le donne.

Nepalese grandmother while preparing food in a traditional kitchen foto Mithun Kunwar licenza CC

Libia, Eritrea, Iran, Kenya, Libano: sono solo alcuni dei luoghi attraversati dalle donne Diversamente sole che abitano le pagine di questo libro scritto da Francesca Chiesa,Edizioni Open

Nel viaggio attraverso il mondo si incontrano infiniti modi di essere donna, eppure un filo invisibile lega ogni esperienza femminile, a qualsiasi latitudine: la solitudine, nelle sue molteplici forme.

copertina libro diversamente sole

Questo libro è un compagno di lettura scomodo, perché non cerca scorciatoie né finali consolatori. Le storie che custodisce sono quelle che non trovano una vera conclusione, che continuano a pulsare anche dopo l’ultima pagina. Solo una di esse apre uno spiraglio di serenità; le altre offrono un’unica, amara consolazione: appartengono a realtà che sembrano lontanissime dalla nostra. Ma la loro eco risuona comunque, forte e necessaria.

Diversamente sole, l’intervista a Francesca Chiesa

“Abbiamo incontrato Francesca e abbiamo cercato di carpire da lei l’anima e le motivazioni che stanno dietro a Diversamente sole”.

Francesca, cosa significa, per te, essere “diversamente sole”? 

“Raccontare solitudini di mondi diversi dal mio. La realtà di molte solitudini, non della solitudine. Riconoscere di essere diverse perché sole e sole in quanto diverse”.

Francesca Chiesa autrice di Diversamente sole
Francesca Chiesa courtesy

Le tue protagoniste vivono tra Libia, Iran, Eritrea, Veneto…In quale di questi luoghi ti sei sentita più “a casa” e in quale invece più straniera?

“Sarebbe facile rispondere “Veneto” in entrambi i casi: non è così ma in un certo senso lo è. Di fatto, l’Eritrea è stata il luogo in cui mi sono sentita più a casa. Asmara è la Padova di quand’ero bambina, il suo Ufficio Postale è solo più piccolo! Le parrucchiere e i barbieri conservano strumenti e arredamento obsoleti, i dolci e il sapore del cappuccino appartengono ai miei primi ricordi, quando il paradiso si chiamava “Pasticceria Da Leone”. E così via”.

Dogali station Eritrea
Dogali Station – Eritrea foto licenza CC

Nei tuoi racconti la solitudine non è mai solo mancanza. Qual è la forma di solitudine più viva, più rumorosa che hai incontrato?

“Quella dei libici di Tripoli: condotti a una rivoluzione che non era la loro, festeggiavano la loro presunta vittoria con spari e canti nella notte”.

“Il racconto è lo strumento ideale per narrare il reale”, hai detto. Quando un racconto per te “funziona”? Quando ferisce o quando guarisce?

Sostanzialmente quando non dà risposte. Dopo il biblico “Io sono colui che è”, la frase per me più perfetta è l’incipit  del Tractatus logicus philosophicus di Wittgenstein: “Il reale è ciò che accade”.

Ti riconosci nella scrittura asciutta e senza fronzoli che i critici ti attribuiscono, o dietro c’è un animo segretamente romantico?

“Più che romantico, direi un animo fragile contro cui sto combattendo da tutta la vita, o quasi. Mi spiego. Quando avevo circa un anno mia madre, per la quale ero stata un parto doloroso e deludente – niente occhioni e capelli biondi per intenderci – mi ha trasferito a casa dei nonni dove sono rimasta fino all’età di sette anni. Anni in cui, mentre lei partoriva figlie carine, io prima di dormire baciavo la sua foto che tenevo sotto il cuscino. Poi arrivò il giorno in cui gettai la foto e imparai a non piangere mai. La visione romantica ti avvolge in un velo, liberarsene significa confrontarsi ad armi pari con il mondo, che può essere anche molto bello”.

Se le tue donne potessero incontrarsi tutte in un unico luogo, dove si ritroverebbero? Un caffè a Tunisi? Una spiaggia veneta? O uno spazio sospeso tra le pagine?

Suggestiva questa immagine dello spazio sospeso! Massawa, la mia città-simbolo, è lo spazio sospeso in cui darei appuntamento alle mie donne.

panorama di Massawa città dell'Eritrea nominata nl libro Diversamente sole
Massawa, Eritrea foto di Michael Walsh – licenza CC

A chi consiglieresti questo libro? Chi pensi possa “sentirlo” di più e chi forse dovrebbe leggerlo anche se all’apparenza non lo sentirebbe?

“Facciamo così: chi non dovrebbe leggerlo? La maggior parte di coloro che si occupano per professione di donne in Paesi difficili. Mi piacerebbe che lo leggessero tutte le donne che si sentono sole  ma anche tutte quelle che pensano alla perfezione delle loro unghie come a una priorità”.

Ci sono protagoniste che hai incontrato di persona o che hai “scovato” dopo una ricerca? Quale storia proviene da un incontro reale e quale è invece frutto più libero della tua immaginazione?

“Ognuna delle donne di cui scrivo è frutto di un incontro o comunque di una conoscenza – ci sono donne di famiglia variamente mascherate e una nota scrittrice e l’amica che mi ha rubato il fidanzatino del liceo e perfino una delle mie bisnonne… – quindi nessuna di loro esiste veramente così come la presento. Questo libro è un’insalata mista, un fattush libanese, in cui i molti ingredienti sono talmente triturati che non si possono più riconoscere”.

In che misura questo libro è femminista o in che misura intende più che altro essere un diario di storie, senza etichettature precise?

“Sicuramente femminista, del femminismo pre-Erica Jung/Paura di volare/Scopata senza cerniere eccetera. Il femminismo delle donne che vanno in carcere per difendere il diritto di voto o delle prime aviatrici, ma anche della nostra Bonino che si autodenuncia per aborto. Il femminismo delle donne che non adoperano la propria bellezza per fare carriera”.

Un viaggio dentro le sfumature

Diversamente sole è, quindi, un viaggio intenso e luminoso dentro le sfumature dell’esistenza che ci  ricorda quanto la fragilità possa trasformarsi in forza condivisa. La sua voce autentica e la sua capacità di raccontare l’esperienza umana con delicatezza e coraggio rendono questo libro una lettura capace di lasciare il segno.  Le parole di Francesca Chiesa, delicate e potenti insieme, ci ricordano che anche nelle stagioni più buie può nascere una luce nuova, capace di guidarci verso noi stessi e verso gli altri.

Francesca Chiesa

Quindici anni nelle scuole italiane all’estero e poi altrettanti negli Istituti Italiani di Cultura: dalla Russia di Putin alla Grecia in crisi, dalla Libia del dopo-Gheddafi al Kenya degli slum dei grattacieli e della savana.

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