Le specchiere dal neolitico ai nostri giorni
Nelle Metamorfosi, Ovidio racconta che Narciso si specchia in una pozza. Lui è bellissimo e guardando la propria tra le immagini riflesse nello specchio d’acqua non può far altro che innamorarsi di sé stesso. Capisce che quell’amore è impossibile e si lascia morire.
L’ossessione del mito greco non è poi così lontana dalla mente umana che da sempre ha cercato una conferma del proprio io tra le immagini riflesse.
L’acqua in cui si specchia Narciso può essere increspata, effimera e destinata a svanire. L’uomo nel tempo impara a levigare e lucidare la materia grezza per renderla capace di catturare e riflettere la propria immagine.

Gli specchi riflettono bellezza, servono nei riti propiziatori o sconfiggono il nemico
Per ritrovare la propria bellezza o usati dai sacerdoti durante i riti propiziatori, nel Neolitico, in Anatolia, si lucida l’ossidiana. In Egitto e in Mesopotamia intorno al 3000 a.C. si utilizzano per gli stessi scopi oggetti circolari di rame o bronzo.
Più tardi, a Roma, gli specchi diventano di utilizzo comune e vengono usati nella vita quotidiana.
Si racconta che nel 212 a.c., a Siracusa, Archimede si serva di un complicato meccanismo di specchi ustori per focalizzare i raggi del sole. Incendia e respinga le navi dei Romani che assediano la città.
Nel medioevo sia in Europa che nel mondo islamico utensili in metallo iniziano a essere rivestiti da un sottile strato di argento o di mercurio. Diventano un oggetto di lusso per pochi.

La luce tra le immagini riflesse nello specchio dei veneziani
La svolta decisiva che “accende la luce” nello specchio avviene a Venezia, anzi a Murano. Tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo i Maestri Vetrai, chimici e alchimisti eccezionali, uniscono la purezza del cristallo alla tecnica dell’amalgama di mercurio e stagno. Il risultato è sconvolgente: per la prima volta l’immagine non è più un’ombra scura o deformata, ma un riflesso nitido e fedele in specchi larghi anche quaranta o cinquanta centimetri.

La guerra degli specchi
Il processo di fabbricazione, come quello di tutti i vetri veneziani, è custodito gelosamente nell’isola di Murano a beneficio dell’economia della laguna fino al primo episodio di vero spionaggio industriale da parte del ministro francese Colbert a beneficio della corte di Luigi XIV. Questo decide di riempire i muri di Versailles con specchi, senza badare a spese.
Il ministro dal canto suo, preoccupato per le finanze reali, ritiene che la cosa più economica sia quella che gli specchi vengano fabbricati in patria. Corrompe qualche vetraio veneziano e fonda la manifattura reale. Ne sortisce una guerra che anche senza eserciti provoca più vittime di quante se ne possano immaginare, visto che la Serenissima persegue fino alla morte i traditori.

Lo specchio che arreda il barocco
Una volta raggiunto il cuore dell’Europa, gli specchi diventano una moda e invadono palazzi e case. Il loro ruolo muta, non sono più soltanto strumento funzionale, ma diventano arredo. Cornici imponenti dorate o laccate sono intagliate nel legno e mostrano volute e riccioli che si rincorrono sul contorno delle superfici lucenti. Nuovi elementi spettacolari che celebrano la già grande vanità degli specchi.
Ci si accorge che i grandi specchi sono punti d’illuminazione strategici perché raddoppiano la luce, sia quella del sole che quella delle candele. I muri si vestono di specchi che arrivano a coprire gli spazi tra le finestre o i trumeau piazzati sopra i camini che ne moltiplicano la luminosità. Le gallerie dei palazzi si trasformano in giochi di luce che dilatano lo spazio all’infinito confondendo realtà e riflesso.

L’occhio della strega tra le immagini riflesse nello specchio
Lontano dalle corti gli specchi assumono forme e si prestano a utilizzi particolari, come per esempio l’Oeil de Sorcière, una sorta di specchio convesso capace di riflettere l’intera stanza in un colpo d’occhio. Nato come strumento di controllo per banchieri e mercanti, viene presto considerato un portafortuna domestico, un amuleto di protezione per gli abitanti.
Una curiosità ottica è molto amata dagli artisti del Settecento: il Claude Glass, o specchio nero. I viaggiatori del Grand Tour lo utilizzano dando le spalle al paesaggio: il riflesso nel vetro scuro attenua i colori, rendendo la natura simile a un dipinto malinconico. Un vero precursore dei moderni filtri fotografici.

Se si rompono le immagini riflesse nello specchi
Tecniche e lavorazioni sono cambiate, gli specchi continuano ad abitare e arredare le nostre case, ma non solo. Sono impiegati nel mondo scientifico e nelle tecnologie avanzate. Malgrado siano cambiati i tempi lo specchio conserva ancora oggi un’aura di mistero e timore.
Sette anni di guai se rompiamo uno specchio arriva direttamente dall’antica Roma. Un ciclo di sette anni è il tempo in cui ci si rinnova, l’intervallo che occorre per rigenerarsi. La nostra immagine infranta insieme allo specchio quando si rompe, interrompe questo ciclo. La salute della nostra anima è spezzata e occorre ripartire da zero.
Che sia per paura della sfortuna o per semplice vanità, ancora oggi restiamo ipnotizzati davanti a quella superficie lucente. E proprio come Narciso, continuiamo a cercare ogni mattina una conferma nel nostro stesso io.










