Il mistero di Atlantide: perché continuiamo a cercare un continente che forse non è mai esistito

Il mistero di Atlantide

C’è una storia che dura da più di duemila anni e che, incredibilmente, non smette di farci discutere, sognare e litigare: Atlantide. Un continente scomparso, una civiltà potentissima, un cataclisma improvviso. Tutto questo nasce da due testi scritti nel IV secolo a.C. da Platone, nei dialoghi Timeo e Crizia. Ed è da lì che parte uno dei miti più resilienti della cultura occidentale.

La cosa affascinante? Prima di Platone, Atlantide non esiste. Nessun poeta, nessun mito greco, nessuno storico la menziona. Atlantide entra in scena all’improvviso, come se qualcuno avesse premuto “pubblica” su una leggenda destinata a non morire mai.

Platone, primo teorico di Atlantide e Dioigene, due pilastri per insegnare filosofia
Paltone Diogene immagine pubblico dominio licenza CC

Atlantide secondo Platone 

Nei dialoghi platonici, Atlantide è descritta come una grande isola situata oltre le Colonne d’Ercole (cioè lo Stretto di Gibilterra). Una civiltà avanzata, ricchissima, governata da dieci re discendenti di Poseidone. Canali concentrici, metalli preziosi come l’oricalco, una potenza navale enorme. Insomma: il sogno di ogni impero.

Poi però qualcosa va storto. Gli abitanti diventano avidi, arroganti, smettono di rispettare le leggi divine. Risultato? Un solo giorno e una sola notte di terremoti e inondazioni, e Atlantide sprofonda nel mare per sempre. Fine della storia. O forse no.

Atlantide Il moderno monumento simbolico delle Colonne d'Ercole al Cancello degli Ebrei, Gibilterra.
Il moderno monumento simbolico delle Colonne d’Ercole al Cancello degli Ebrei, Gibilterra. foto pubblico dominio

Il mistero di Atlantide, mito morale o cronaca travestita?

La maggior parte degli studiosi concorda su un punto: Platone non stava scrivendo un reportage. Atlantide è soprattutto un racconto filosofico, un’allegoria politica. Da una parte Atene, simbolo di equilibrio e virtù; dall’altra Atlantide, metafora della decadenza causata dall’eccesso di potere.

Platone usa Atlantide come monito: quando una civiltà smette di essere giusta e si innamora troppo di sé stessa, prima o poi cade. Non è difficile vedere il parallelismo con l’Atene del suo tempo, o con qualunque superpotenza di ieri e di oggi.

Una mappa che mostra l'ipotetica estensione dell'impero di Atlantide; da Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius Donnelly, 1882

Una mappa che mostra l’ipotetica estensione dell’impero di Atlantide; da Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius Donnelly, 1882 – foto pubblico dominio

E se ci fosse un fondo di verità? Da Cristoforo Colombo a Santorini

Qui inizia la partemolto curiosa della storia. Dal Rinascimento in poi, Atlantide è stata cercata ovunque: Azzorre, Sardegna, Caraibi, Antartide e chi più ne ha, più ne metta.

Secondo Bartolomé de Las Casas, frate domenicano spagnolo del Cinquecento e tra i primi, lucidissimi critici del sistema coloniale dietro l’impresa di Cristoforo Colombo non c’era soltanto la rotta commerciale verso le Indie, ma anche il desiderio quasi visionario di trovare Atlantide. Infatti, nell’ottavo capitolo della sua  Historia de las Indias racconta che Colombo spera di arrivare in Oriente passando per quelle isole che immagina siano i resti del continente perduto. Così, con la scoperta dell’America, il mito platonico smette di essere solo filosofia antica e diventa un’arma narrativa e politica, usata per discutere la legittimità dei possedimenti coloniali e ridisegnare ,anche moralmente, le nuove mappe del mondo.

La teoria più solida, però, non parla di oceani lontani ma di Mediterraneo. Molti studiosi collegano Atlantide alla civiltà minoica e alla devastante eruzione del vulcano di Thera (Santorini), avvenuta nel II millennio a.C.

Quell’eruzione è una delle più violente della storia: tsunami, isole distrutte, rotte commerciali spezzate. A Santorini, nel sito di Akrotiri, sono emerse città avanzatissime per l’epoca, con case a più piani, affreschi, sistemi idraulici. E cosa ancora più inquietante: nessun corpo umano trovato. Come se gli abitanti fossero fuggiti poco prima della fine.  Non Atlantide in senso stretto, ma forse la scintilla reale che ha acceso il mistero di Atlantide e ne ha fatto un mito.

Santoríni veduta aerea

Santoríni aerial foto di kallerna licenza CC 4.0

Il mistero di Atlantide ci ossessiona ancora

La verità è che non vogliamo smettere di cercarla. Atlantide è il simbolo perfetto della civiltà perduta, del “ce l’avevamo fatta e poi abbiamo rovinato tutto”. È una storia che parla di progresso, arroganza, collasso. Temi antichi, ma tremendamente attuali.

Atlantide vive perché è letteratura travestita da mistero, filosofia mascherata da avventura. Platone lo sapeva benissimo: ha scritto una storia abbastanza dettagliata da sembrare vera, abbastanza simbolica da essere immortale. Atlantide, probabilmente, non è mai esistita come continente reale. Ma come idea? Platone la racconta come un mito, ma la costruisce come un avvertimento: le società non crollano quando sono deboli, bensì quando smettono di dubitare di sé stesse. Ogni epoca vi proietta le proprie paure: l’eccesso, l’arroganza, l’illusione dell’eternità. Atlantide è un punto critico nella storia di ogni civiltà: quello in cui si inizia a credere di non poter affondare. Non è un punto sulla mappa è una condizione.

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