I Wombles sono piccoli pionieri che raccolgono ciò che gli esseri umani buttano via: lo trasformano, lo riutilizzano, lo rimettono in circolo.
Molto prima che parole come sostenibilità, riciclo, upcycling e consumo consapevole entrassero nel linguaggio quotidiano, Elisabeth Beresford immagina una comunità di creature discrete e operose che vivevano sotto Wimbledon Common con una missione semplicissima e rivoluzionaria: fare buon uso della cattiva spazzatura.
Elisabeth Beresford e Wimbledon Common: un errore, un prato, una tana, un manifesto
Il primo libro di Elisabeth Beresford, The Wombles, esce nel 1968. Il luogo simbolico è Wimbledon Common, grande area verde del sud-ovest di Londra: uno spazio reale, urbano e naturale insieme, attraversato dagli umani e dai segni del loro passaggio.
Una storia nata quasi per caso, durante una passeggiata familiare. La leggenda racconta che l’idea dei Wombles nasce dopo una camminata a Wimbledon Common con i figli. La figlia Kate pronuncia male “Wimbledon”, trasformandolo in qualcosa di simile a “Wombledon”. Da quella storpiatura infantile, tenera e musicale, Elisabeth Beresford ricava un mondo intero.
Logo The Wombles
La seconda possibilità degli oggetti
La Beresford colloca l’avventura in un paesaggio quotidiano. I Wombles vivono sotto i piedi delle persone, osservano le abitudini degli esseri umani, raccolgono ciò che viene abbandonato e lo trasformano in oggetti utili per la loro comunità. Non c’è predica, non c’è catastrofismo, non c’è la retorica del “salviamo il pianeta”. C’è, invece, un gesto concreto: chinarsi, raccogliere, riparare, reinventare.
I Wombles sono più vicini alla sapienza artigiana che alla propaganda ecologista. Non spiegano ai bambini che il mondo è in pericolo: mostrano che ogni oggetto può avere una seconda possibilità.
Von Wombles on Wimbledon Common by Mike Pennington, CC BY-SA 2.0
“Make Good Use of Bad Rubbish”: una frase che anticipa il futuro
Il motto dei Wombles, “Make Good Use of Bad Rubbish”, è una piccola dichiarazione di poetica. Letteralmente significa fare buon uso della cattiva spazzatura. Una forma di educazione dello sguardo: dove gli umani vedono rifiuti, i Wombles vedono materiali, possibilità, soluzioni.
Oggi parliamo di economia circolare, di riuso creativo, di riduzione dei rifiuti, di sostenibilità ambientale. Beresford, alla fine degli anni Sessanta, lo racconta attraverso creature pelose, nomi buffi e avventure brevi. I Wombles non sono personaggi che vivono secondo una logica diversa da quella dello spreco
Personaggi indimenticabili: da Great Uncle Bulgaria a Orinoco
Il successo dei Wombles dipende anche da una galleria di personaggi costruiti con intelligenza affettuosa. C’è Great Uncle Bulgaria, severo ma saggio, figura patriarcale della tana. Orinoco, pigro, goloso, irresistibilmente umano nelle sue debolezze. E poi ecco Tobermory, inventore e tuttofare capace di trasformare gli scarti in risorse. Madame Cholet, figura materna e culinaria. E poi Bungo, uno dei più giovani, curioso e ancora inesperto.
Ognuno di loro incarna una funzione nella comunità. Chi conserva memoria, chi inventa, chi cucina, chi impara, chi sbaglia. La tana dei Wombles funziona perché tutti contribuiscono, ciascuno con il proprio carattere.
Elisabeth Beresford anticipa un tema molto contemporaneo: la sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma comunitaria. Non basta raccogliere rifiuti; bisogna immaginare un modo diverso di stare insieme, dove gli oggetti circolano, le competenze si condividono e l’ingegno conta più del consumo. Il mondo non è una discarica, e ciò che lasciamo dietro di noi racconta molto di chi siamo.
Dal libro alla televisione: quando i Wombles conquistano il pubblico
Dopo l’uscita del primo libro, i Wombles entrarono nell’immaginario popolare grazie alla televisione. La serie animata in stop-motion, trasmessa dalla BBC negli anni Settanta, dà ai personaggi un volto riconoscibile e una voce destinata a restare nella memoria di più generazioni.
La narrazione affidata a Bernard Cribbins, l’animazione di Ivor Wood e la musica di Mike Batt trasformano i Wombles in un fenomeno culturale. Diventano icone televisive, musicali e persino pubbliche.
L’ambiente inizia proprio fuori dalla tua porta; i Wombles sono esseri che si danno da fare per migliorarlo! Sono tranquilli, amichevoli e puliti; tutti devono essere Wombles, altrimenti non funzionerà mai!
Haydon the Womble, the mascot of AFC Wimbledon football club, is taking on the London Marathon on 26 April 2026.
Elisabeth Beresford
Elisabeth Beresford nasce a Parigi il 6 agosto 1926, in una famiglia fortemente legata alla scrittura. Suo padre, J. D. Beresford, è romanziere e critico letterario. La sua infanzia è attraversata da presenze culturali di primo piano. Prima di diventare celebre come autrice per ragazzi, Beresford lavora anche nel giornalismo e nella comunicazione radiofonica.
Cronista e giornalista di lungo corso (da Il Corriere Rivoli15 a Luna Nuova), collezionista di uffici stampa e di storie da raccontare. Ha diretto start-up, promosso mostre visitatissime, seguito, e segue tutt'ora, artisti, autori, aziende, eventi e gallerie d’arte. Direttrice di Open Libri dal 2024 , intreccia arte e letteratura con la stessa passione con cui crede che scrivere non sia mettere in fila parole, ma emozioni.