L’Odissea di Nolan: come si torna a casa quando non si è più gli stessi?

una scena del film odissea

Christopher Nolan porta sul grande schermo uno dei racconti più famosi della letteratura antica: il viaggio di Ulisse. Il regista britannico sceglie dunque di raccontare il poema epico attribuito a Omero con L’Odissea (The Odyssey), uno dei principali eventi cinematografici dell’estate 2026.

Dopo il successo internazionale di Oppenheimer, Nolan affronta per la prima volta un grande classico della cultura occidentale.

Il suo obiettivo è trasformare il lungo viaggio di Ulisse in un’avventura spettacolare, capace di unire il fascino del mito a un linguaggio cinematografico moderno. Il film è prodotto da Syncopy Inc. e Universal Pictures. Con un budget stimato intorno ai 250 milioni di dollari, Odissea rappresenta il progetto più costoso della carriera di Nolan.

The Odyssey è arrivato nelle sale italiane il 16 luglio 2026. Quasi tre ore di cinema spettacolare, sostenute da un cast internazionale e da riprese realizzate interamente con cineprese IMAX, che ripercorrono le leggendarie tappe del viaggio di Ulisse dopo la fine della Guerra di Troia, nel suo lungo e travagliato ritorno verso casa e verso la moglie Penelope.

PhilipRomano - Opera propriaChristopher Nolan at the NYC Premiere of "The Odyssey" - July 14, 2026 regista di L'Odissea
PhilipRomano – Opera propria
Christopher Nolan at the NYC Premiere of “The Odyssey” – July 14, 2026

L’Odissea di Nolan, la nuova versione di Ulisse

Nolan propone un’Odissea diversa da quella che ricordavamo dai banchi di scuola. La novità principale riguarda la figura del protagonista, Ulisse.

Nell’epica omerica il dolore di Ulisse nasce soprattutto dalla lontananza, dalla perdita e dal desiderio del ritorno; Nolan trasforma invece quel dolore in una crisi morale, legandolo alle responsabilità dell’eroe nella distruzione di Troia.

Il poema celebra la sua capacità di sopravvivere, nascondersi, mentire e adattarsi, anche quando queste stesse qualità provocano nuove sciagure.

fotogramma del film Odissea di Christopher Nolanfoto di Enrico DalCissar
Ulisse (Matt Damon) in un fotogramma del film Odissea di Christopher Nolan
 foto Enrico DalCissar licenza CC

Nolan sposta il peso della responsabilità.

Nell’opera antica le disgrazie derivano dall’intreccio tra volontà divina, errori dell’equipaggio e orgoglio dell’eroe; nel film, invece, Ulisse sembra caricarsi personalmente della morte dei compagni e delle conseguenze dell’inganno di Troia. La vittoria di Troia non è arrivata attraverso uno scontro leale, ma grazie al cavallo, l’inganno tradizionalmente attribuito all’astuzia di Ulisse e ricordato anche nel poema omerico.

Un Ulisse reduce traumatizzato quindi,  moralmente lacerato e incapace di riconoscersi nell’uomo che è tornato dalla guerra.  È costretto a confrontarsi continuamente con il proprio passato, persino l‘incontro con le Sirene diventa un modo per mettere in dubbio il desiderio del ritorno: Ulisse vuole davvero raggiungere Itaca oppure continuare a rimandare il momento in cui dovrà affrontare la propria famiglia?

In questa versione il mare non rappresenta solo un ostacolo da superare, ma diventa il simbolo del rimorso: nessun mare è più difficile da attraversare della sua coscienza.

locandina del film L'Odissea

 

L’astuzia che nella tradizione epica alimentava la gloria di Ulisse diventa, nella rilettura di Nolan, il peso morale che l’eroe è condannato a portare con sé.Ogni tappa del viaggio lo porta a riflettere su ciò che ha vissuto e su ciò che ha perduto.

Un confronto molto interessante perché mostra come lo stesso personaggio possa riflettere valori profondamente diversi a seconda dell’epoca in cui viene raccontato.

Nella pellicola di Nolan, Ulisse diventa un eroe moderno: non è definito dalla vittoria che ha ottenuto a Troia, ma dalla domanda che quella vittoria gli lascia addosso: come si torna a casa quando non ci si riconosce più nella persona che si è diventati?

Condividi articolo
Facebook
X