I sogni hanno un dio: Morfeo. Nasce dall’unione tra Ipnos, (il Sonno), fratello gemello di Thanatos, che ha il potere di addormentare sia le divinità che gli uomini, e Nyx (la Notte). Morfeo abita la mente degli esseri umani mentre dormono: si avvicina piano a chi sta dormendo e dopo avergli toccato gli occhi con i papaveri per creare l’incantesimo, assume la forma delle persone o delle cose sognate. È famoso grazie a Ovidio che nelle sue Metamorfosi lo indica come capo degli Oneiroi, i Sogni, appunto.
In ogni epoca gli artisti dedicano al sogno le sfaccettature dell’intimità e della coscienza personale o collettiva. Le loro opere che ritraggono o raccontano il sogno sono lo specchio del loro tempo. Un pittore, un poeta, uno scultore sono essi stessi i vati dei sogni: tutta l’arte è un sogno a occhi aperti che necessita di disciplina tecnica per essere ancorato alla realtà. Il sogno notturno caotico, o quello a occhi aperti, viene “addomesticato” dall’artista e trasformato per diventare materia. L’opera che ne scaturisce è estensione diretta dei pensieri, delle ossessioni e delle memorie. Diventa messaggio aperto e viene letto in modi diversi da chi osserva per ritrasformarsi in sogno.

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Il sogno: un fantasma ci viene a trovare
Per gli antichi il sogno è un visitatore che sta in piedi, a fianco di chi dorme. È un’entità esterna: un fantasma, un dio o un demone che viene a trovarci. In Egitto, la Stele del Sogno (1401 a.C.) che si trova tra le zampe della Sfinge di Giza racconta e illustra il faraone Thutmose IV che si addormenta sotto la Sfinge e sogna il dio che gli promette il regno se la libererà dalla sabbia. Nella Grecia o nella Roma Antica il sogno viene dipinto come una piccola figura alata, simile a un messaggero, che sussurra all’orecchio del dormiente.
I sogni dipinti come fumetti

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Nel Medioevo i pittori inventano il fumetto. Soprattutto nelle storie dei santi i pittori hanno un’idea geniale. Dipingono il dormiente e accanto la scena sognata, come se fosse reale, come nel dipinto di Giotto Il sogno di Innocenzo III (1295, Assisi). Il Papa sogna San Francesco che regge la Chiesa che sta crollando. Qui il sogno è un fatto reale che avviene nella stessa stanza.
Nella stessa Divina Commedia, il sogno di Dante è una grande metafora: Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, / tant’era pien di sonno a quel punto.
Il sogno squarcia il buio

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Con il Rinascimento la rappresentazione diventa più sofisticata e il sogno un’occasione di moralità in cui dipingere la notte e il mistero in contrapposizione con la luce angelica o divina. Piero della Francesca, con Il sogno di Costantino (1460, Arezzo), dipinge uno dei primi notturni della storia dell’arte. In questo capolavoro la luce divina emanata dalla croce portata dall’angelo illumina Costantino, le guardie e tutto il mondo.
Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni
Il teatro barocco usa il sogno per mettere in dubbio la realtà e il confine tra i due salta.
William Shakespeare scrive Sogno di una notte di mezza estate e poi La Tempesta: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Oppure Calderon de la Barca ne La vita è sogno (1635): come facciamo a sapere che non stiamo sognando proprio adesso?

Foto a.m.
Le ombre e i fantasmi della ragione
Sul finire dell’età dei Lumi gli artisti scoprono i fantasmi della psiche. Incubi e paure profonde prendono il posto dell’aura divina per tramutarsi in cupe rappresentazioni gotiche del sogno.

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Nel 1797, lo spagnolo Francisco Goya incide la lastra del suo celebre Il sonno della ragione genera mostri, pubblicata nel 1799 come foglio n° 43, di una serie di ottanta incisioni intitolata Los caprichos, I capricci. Un’acquaforte e acquatinta in cui un autore (lo stesso Goya?) assopito alla scrivania viene assediato da una tempesta silenziosa di gufi e pipistrelli. L’autore nel sonno con la scritta: Il sonno della ragione produce mostri. L’oscurità diventa il palcoscenico dell’irrazionale.
La pagina scritta da Edgar Allan Poe assorbe la stessa oscurità dell’acquatinta di Goya. Il sogno è una camera di tortura psicologica dove emergono il doppio, la paranoia e il perturbante.

Il vocabolario dell’inconscio
Il sogno del Novecento è un’esplosione e parte dall’interno. Con la scoperta della psicoanalisi l’arte inizia a parlare il vocabolario dell’inconscio.
Lo dimostra Salvador Dalì nel suo Sogno causato dal volo di un’ape (1944). Qui, il banale ronzio di un insetto che svolazza accanto alla moglie Gala addormentata non viene percepito in modo razionale. L’inconscio lo traduce in una spaventosa reazione a catena. La mente profonda non ragiona per logica ma per cortocircuiti visivi e l’incantesimo si rompe quando il sogno collassa nella realtà.
Nel racconto Le rovine circolari (Finzioni) di Jorge Luis Borges, un mago si impegna a sognare un uomo nei minimi dettagli per poi dargli vita nella realtà, salvo scoprire, nel finale vertiginoso, di essere lui stesso il sogno di qualcun altro.
Le arti ci fanno sognare
Oggi il sogno ha perso i mostri e i manifesti psicoanalitici per farsi atmosfera sospesa, vertigine da palcoscenico. Diventa un crocevia in cui epoche e proporzioni si mescolano, dove a sognare sono tutte le arti insieme.











