Questa è una storia di resistenza. Una fiaba raccontata quasi sessant’anni fa in una piccola frazione della Val Resia, tra le Alpi e le Prealpi Giulie, è arrivata fino a Parigi. “Ta hćï, ki jë tëla rožico – La ragazza che desiderava un fiore” è infatti entrata nella nuova IBBY-UNESCO Collection of Remarkable Books for Young Readers in Indigenous and Endangered Languages, la collezione internazionale dedicata ai libri per bambini e bambine pubblicati nelle lingue indigene e a rischio di estinzione.
Il progetto è stato presentato ufficialmente durante il 40° Congresso mondiale IBBY, svoltosi a Ottawa, in Canada, dal 6 al 9 agosto 2026. La selezione comprende quasi 170 titoli in più di 150 lingue, scelti tra oltre 500 candidature provenienti da tutto il mondo.

Una fiaba nata dalla tradizione orale della Val Resia
La storia italiana selezionata ha un’origine particolare. Nel 1968, a Stolvizza, frazione della Val Resia, la narratrice popolare Valentina Pielich, conosciuta anche come Tīna Wajtawa, racconta in resiano una fiaba che viene raccolta dallo studioso Milko Matičetov.
Quella testimonianza orale fa parte di un patrimonio molto più ampio. Nella valle sono state documentate nel tempo diverse migliaia di storie, raccontate, recitate o cantate nella varietà linguistica slovena di Resia da numerosi narratori locali. Il lavoro di ricerca svolto soprattutto nella seconda metà del Novecento ha permesso di conservare materiali che altrimenti avrebbero rischiato di andare perduti.
La fiaba è diventata successivamente un libro illustrato da Luisa Tomasetig e curato da Roberto Dapit, Monika Kropej Telban, Luigia Negro e Martina Kafol. Accanto al testo originale resiano sono state realizzate edizioni bilingui con traduzioni in italiano, sloveno, tedesco e inglese.

Quando un libro può aiutare una lingua a sopravvivere
Dietro la nuova collezione c’è un problema che riguarda una parte consistente del patrimonio culturale mondiale. Secondo i dati richiamati da UNESCO e IBBY, circa il 40% delle circa 7.000 lingue parlate nel mondo potrebbe scomparire entro la fine del XXI secolo.
Per questo i libri destinati ai bambini assumono un ruolo particolare. Stampare storie in una lingua utilizzata da poche persone significa darle uno spazio nella vita quotidiana delle nuove generazioni, trasformandola da patrimonio da conservare a strumento ancora utilizzabile per leggere, raccontare e immaginare.
La collezione nasce nell’ambito del Decennio internazionale delle lingue indigene 2022-2032 promosso dalle Nazioni Unite. I titoli selezionati comprendono albi illustrati, romanzi, biografie, graphic novel e opere di non fiction pubblicate tra il 2018 e il 2025.

Dalla Val Resia alle storie Māori la resistenza delle lingue
La fiaba friulana si trova così accanto a libri provenienti da comunità linguistiche lontanissime. Tra i casi più significativi c’è quello di HUIA Publishers, casa editrice Māori indipendente della Nuova Zelanda, che è riuscita a portare ben sei titoli in lingua te reo Māori nella prima selezione IBBY-UNESCO. I volumi entreranno nella collezione permanente UNESCO di Parigi e saranno coinvolti nelle esposizioni internazionali organizzate nell’ambito del progetto.
C’è anche un’altra curiosità italiana. Il gruppo di lavoro di IBBY Italia ha selezionato “Joanin Sopatabrinhas – Giovannino Scrollaprugne” di Caterina Ramonda, illustrato da Edoardo Marconi e pubblicato da Egnatia in edizione bilingue occitano vivaro-alpino e italiano.
Il percorso de La ragazza che desiderava un fiore dimostra come una fiaba, passando dalla voce alla pagina, possa diventare uno strumento concreto per evitare che insieme a una lingua scompaia anche il mondo di storie che quella lingua ha custodito.











