Quante volte ci è capitato di abbandonare un libro? O peggio, di costringerci a finirlo per evitare di sprofondare nel senso di colpa? È come se i libri lasciati a metà ci perseguitassero a vita, avvilendo la nostra reputazione di lettori e aumentando la lista dei nostri difetti. Se si inizia una cosa, la si deve finire a tutti i costi. Abbandoniamo il pacco polacco sulla guerra civile del Burundi? Vergogna. Quel classico che piace a tutti a noi proprio non è andato giù? Eresia.
Ma la lettura non è un torneo a punti il cui obiettivo è scalare classifiche improbabili, è un piacere. E come tale, esula dal territorio del dovere imposto dal mito culturale di portare sempre a termine ciò che si comincia. Voci autorevoli della letteratura hanno ben espresso la rivendicazione di libertà che dovrebbe vigere nella zona franca della lettura, e oggi ne possiamo trarre preziosi spunti per vivere il nostro rapporto con i libri con maggiore serenità.
Nancy Pearl: 50 pagine prima di abbandonare un libro
La bibliotecaria americana Nancy Pearl, autrice del libro Book Lust, ha stilato la simpatica regola delle 50 pagine. Secondo lei, prima di decidere se abbandonare un libro o no, è lecito concedergli almeno 50 pagine. Se entro le prime 50 pagine la situazione non si smuove, abbandonare la nave senza pietà né rimorsi. È curioso come la regola cambi se il lettore supera i 50 anni d’età. Forse perché dopo i 50 non si ha poi molto tempo da perdere, il numero di pagine scende drasticamente, e diventa pari a 100 meno il numero della propria età. Una simpatica signora di 85 anni può così concedersi 15 pagine prima di decidere che un libro non vale il suo tempo.
Doris Lessing: leggere solo ciò che si ama
La scrittrice Doris Lessing nella prefazione de Il taccuino d’oro sceglie di essere ancora più autentica. Invece di basarsi sul numero di pagine, invita i lettori ad ascoltare le proprie sensazioni e il proprio istinto. Un po’ come in una relazione umana, il clic c’è o non c’è, inutile forzarlo, a prescindere da ciò che gli altri dicono o impongono. Lungi da noi leggere quindi per dovere, pressione sociale, o perché qualcosa va letto per la sua autorevolezza. Se non piace e non appassiona, si può abbandonare senza sensi di colpa, perché in quel momento non ne vale la pena. Lessing introduce qui un concetto essenziale non solo per la lettura, ma una bella lezione di vita: “non leggete un libro al di fuori del suo momento giusto per voi.” “Ricordate che il libro che vi annoia quando avete venti o trent’anni aprirà le sue porte per voi quando ne avrete quaranta o cinquanta e viceversa.”

Nabokov e il buon lettore
Vladimir Nabokov, che oltre ad essere un brillante scrittore era un eccellente critico della letteratura, descrive nelle sue Lezioni di letteratura le caratteristiche che rendono un lettore un buon lettore. Tra di esse, oltre a memoria e capacità immaginativa, spicca la rilettura. Il buon lettore è infatti un rilettore: qualcuno che torna più volte sullo stesso testo per coglierne ogni volta strati e significati più profondi in momenti diversi. Un libro si apre a noi in maniera differente a seconda di quando e come lo leggiamo, e la potenza della lettura sta quindi non tanto nella quantità e nel numero di pagine divorate, ma nella qualità del rapporto che instauriamo con i nostri volumi.

Pennac e il diritto di abbandonare un libro
Infine, sono celeberrimi i diritti del lettore di Daniel Pennac, che nel suo saggio Come un romanzo del 1992 stila un decalogo a cui qualsiasi lettore può attenersi. Il diritto di saltare le pagine, il diritto di leggere qualsiasi cosa, il diritto di non leggere…e anche il diritto di abbandonare un libro. Se non prende, o annoia, si può semplicemente abbandonare. La lista di Pennac è una lista un po’ anarchica, ma che nella sua semplicità restituisce ai lettori la cosa più importante da tenere a mente davanti a un libro: la rivendicazione della libertà.
La lettura è un rapporto a due che è un rapporto con noi stessi. Quando abbandoniamo un libro, ciò dice molto poco sul libro e molto su di noi, in quel preciso momento. Come Lessing e Nabokov riescono a puntualizzare, siamo esseri in evoluzione, e siamo proprio noi a dare ai libri i significati più profondi, a seconda di come e quando leggiamo. Un libro abbandonato oggi potrebbe essere un libro amato domani, magari perché oggi non siamo ancora pronti ad aprirgli la porta.
Quindi no, abbandonare un libro non è una colpa, ma la fotografia di un momento. Come diceva Umberto Eco, i libri non letti è giusto averli in casa, perché non sai mai quando ne avrai bisogno.











