Centocinquanta pagine, qualche illustrazione, capitoli veloci e possibilmente una storia che parta subito. Insomma libri più corti. L’editoria per ragazzi sta cominciando a ridisegnare il romanzo middle grade, quello destinato indicativamente alla fascia tra gli 8 e i 12 anni. Il motivo è piuttosto concreto: convincere bambine e bambini abituati a videogiochi, YouTube e contenuti rapidissimi ad aprire un libro e, soprattutto, ad arrivare all’ultima pagina.
E qui si apre un grande panorama sulle strategie con cui editori e autori stanno reagendo al calo della lettura per piacere.

Libri più corti non è solo colpa dello smartphone
Le cause, però, non vengono attribuite semplicemente agli smartphone: entrano in gioco la diminuzione del tempo libero, attività extrascolastiche sempre più numerose, costi dei libri, difficoltà nella scoperta di nuove letture e, l’indebolimento di molte biblioteche scolastiche.
I numeri aiutano a capire la preoccupazione. Secondo i dati NAEP pubblicati nel 2026, nel 2025 soltanto il 37% dei bambini americani di nove anni dichiarava di leggere per divertimento quasi ogni giorno. Nel 1984 erano il 53%. Tra i tredicenni la percentuale è scesa dal 35% al 14%. Anche Scholastic registra da anni quello che ha definito il Decline by Nine: intorno ai nove anni entusiasmo e frequenza di lettura cominciano a diminuire sensibilmente.

Il romanzo da 144 pagine che parla la lingua dei gamer
Uno degli esperimenti più evidenti si chiama Fatal Glitch, serie pubblicata da Stonefruit Studio, marchio di Sourcebooks. Gli autori sono Erin Entrada Kelly ed Eliot Schrefer e l’idea viene presentata come un incontro tra Black Mirror e Goosebumps: tecnologia che impazzisce, videogiochi, suspense e adolescenti alle prese con situazioni decisamente poco rassicuranti.
Il primo volume, Camp Zero, è uscito il 21 luglio 2026 e conta 144 pagine. La protagonista Sofia è una gamer undicenne spedita in un campo estivo che comincia inquietantemente ad assomigliare al suo videogioco preferito. Il secondo titolo, Let’s Play a Game, arriva a fine settembre ancora una volta in 144 pagine: poco più di due mesi tra un episodio e l’altro, una frequenza pensata anche per evitare che il giovane lettore perda interesse tra un’uscita e la successiva.
Illustrazioni in bianco e nero, ritmo rapido e libri leggibili indipendentemente l’uno dall’altro completano una formula che sembra prendere qualche lezione direttamente dalle serie televisive e dai videogame.

Quattrocento pagine che non sembrano quattrocento
Poi c’è chi percorre la strada opposta. This Is a Door di Daniel Nayeri, previsto negli Stati Uniti a ottobre, conta ben 400 pagine. Ma…Alcune pagine contengono sette parole. Altre due. Altre ancora sono praticamente vuote. Le frasi vengono disposte graficamente per creare oggetti, movimenti e immagini.
Nayeri ha raccontato di aver immaginato una sorta di romanzo illustrato senza illustrazioni, progettando a mano ogni apertura del volume e utilizzando le parole stesse come elementi visivi.
Il risultato mette in discussione persino l’idea di “libro lungo”: quattrocento pagine possono apparire meno impegnative di duecento fitte di testo.

Poster, QR code e poesie di otto versi
Ci sono libri che hanno sovraccoperte reversibili che diventano poster e QR code collegati a siti con attività interattive. Altri titoli mescolano prosa, fumetto, illustrazioni e piccoli giochi grafici.
C’è persino An Octopus Named Houdini di Zana Fraillon, romanzo in versi di circa 160 pagine nel quale le poesie hanno otto versi, come gli otto tentacoli di un polpo. Una trovata formale che trasforma la brevità in parte della storia stessa.
La vecchia domanda era: quale storia farà leggere un bambino? Quella nuova potrebbe essere ancora più editoriale: che forma deve avere oggi quella storia perché un bambino decida di cominciarla?











