Henri Matisse viaggia molto. Percorre distanze per territori lontani, luminosi e pieni di colori. Trasporta ciò che vede nella sua arte e dimostra che questa supera i confini degli uomini mentre ne infrange i limiti. Nei luoghi che visita si appropria della luce, dei colori e li porta con sé per farli dimorare all’interno del suo atelier dove elabora e crea nuove esperienze pronte per essere restituite al mondo.
“Quando capii che ogni mattina avrei rivisto quella luce, non potevo credere alla mia fortuna. Decisi di non lasciare Nizza e vi sono rimasto praticamente per tutta la vita”. Henri Matisse (1869 – 1954)
Matisse arriva a Nizza nel 1917, quando ha 48 anni. Vi giunge per curare una bronchite e trova molto di più che un clima ideale alla guarigione. Come molti viaggiatori che arrivano in Costa Azzurra è stregato dalla luce della città, rapito dai riflessi del suo mare e sedotto dal fascino del sud. Henri ha già visitato tanti paesi, Ajaccio, Biskra, Andalusia, Mosca, Tangeri, ma una volta giunto a Nizza decide di far diventare questo luogo la casa dove tornare. Qui, i contorni degli oggetti che dipinge diventano chiari come la città.
Gli interni nizzardi di Matisse

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Soggiorna al Beau Rivage, camera 89, sulla Promenade des Anglais, e disegna scorci di paesaggi intravisti attraverso l’interno della sua camera con la finestra aperta sul mare. Il suo atelier si trova a pochi passi, al 105 quai des États-Unis, è qui che dipinge Il violinista alla finestra.
Un anno dopo si trasferisce all’Hôtel de la Méditerranée et de la Côte d’Azur. Qui riempie le stanze di fiori e oggetti e queste diventano fonte di ispirazione per i suoi dipinti. “Un hotel antico e raffinato, naturalmente! E che bei soffitti all’italiana! Che piastrelle! È stato un errore demolire l’edificio. Vi rimasi per quattro anni per il piacere di dipingere nudi e figure in un vecchio salone rococò. Ricorda la luce che filtrava dalle persiane? Veniva da sotto, come la rampa di un teatro. Tutto era finto, assurdo, sorprendente, delizioso”. (Henri Matisse in Art News Annual, 1952, in Henri Matisse, Écrits et propos sur l’art, Paris, Hermann, 1971, p. 123.)
Cimiez: attrazione fatale
Dopo diciassette anni in Place Charles Félix, nella città vecchia, nel 1938 Henri Matisse acquista due appartamenti che diventano il suo atelier e la sua abitazione in uno dei più lussuosi palazzi Nizzardi, l’ex Hotel Regina, costruito nella Belle Époque per ospitare la Regina Vittoria. Sulle colline del Cimiez, la casa di Matisse inizia a riempirsi degli oggetti più disparati che tornano e che sono tornati con lui dai numerosi viaggi. New York, San Francisco, Panama, Martinica e Guadalupa, sono le sue mete, ma è soprattutto Tahiti che influenza la sua opera in cui cerca di riprodurre la luce spirituale che ha incontrato lì.
Oggetti come diaframma tra il mondo e la stanza

Matisse nelle sue stanze raccoglie e colleziona oggetti che si trasformano in un ponte tra le civiltà che ha visitato e la sua stessa vita. Sono fonte di ispirazione e influenzano la sua opera. Nel momento in cui, anziano, non riesce più a viaggiare fisicamente, lo fa attraverso le musciarabie, quelle grate lignee traforate tipiche dell’architettura islamica e mediorientale poste alle finestre o sui balconi. Permettono di guardare verso l’esterno senza essere visti, di respirare l’aria e illuminarsi di luce in una trama d’ombra e chiarore.
Si moltiplicano sui divani le stoffe moresche e sui ripiani le ceramiche. C’è anche il pannello cinese in lacca donato da Amélie, la sua ex moglie, per decenni custode silenziosa della quotidianità e madre dei suoi figli Jean e Pierre nonché guida amorevole per la sua prima figlia Marguerite, nata nel 1894 da Caroline Joblaud. Con Amelie, Henri ha divorziato nel 1939 e il suo posto l’ha preso la giovane modella russa Lydia Delectorskaya.
La Danse

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A sessant’anni Matisse sente di aver esaurito la sua vena artistica. Deve progettare il murale La Danse per la Barnes Foundation negli Stati Uniti e utilizza per la prima volta delle sagome di carta ritagliata per spostare le figure sulla superficie senza doverle ridipingere ogni volta. È un espediente tecnico per la preparazione dell’opera.
Une seconde vie (una seconda vita) per Henri Matisse
Nel 1941 sopravvive miracolosamente a un’operazione per l’asportazione di un tumore. Ne esce debilitato, costretto a letto o sulla sedia a rotelle, ma non riesce più a reggere tavolozza e pennelli. Non potendo andare verso la tela, fa venire il mondo a sé. L’espediente è geniale: fa dipingere a tempera gouache su grandi fogli di carta ai suoi assistenti, tra cui Lydia Delectorskaya, e poi, con lunghe forbici da sarto, ritaglia direttamente le forme: disegna direttamente nel colore. Le forbici diventano lo strumento per viaggiare dalla stanza all’infinito. “Dessiner avec les ciseaux. Découper à vif dans la couleur me rappelle la taille directe des sculpteurs.” («Disegnare con le forbici. Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda l’intaglio diretto degli scultori»)

Burkhard Mücke Via Wikimedia Commons
Da una costrizione fisica nascono i suoi capolavori più liberi: le tavole del libro Jazz (1947), i grandi arazzi oceanici (Océanie), le vetrate e i paramenti per la Cappella di Vence e i grandi fregi floreali sulle pareti del Régina.

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Matisse. Il mondo in una stanza
Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano fino al 21 febbraio 2027 presenta al pubblico un progetto espositivo ambizioso in cui scoprire il rapporto tra Henri Matisse e le culture che l’artista incontrò nel corso dei suoi studi e delle sue spedizioni oltre i confini dell’Europa.
La mostra riunisce circa 100 opere tra dipinti, lavori su carta, sculture e fotografie, provenienti da prestigiosi istituti internazionali. A queste opere, si affianca una collezione rara e ricchissima di oggetti e tessuti prestati dal Musée Matisse di Nizza e da altri enti, testimoni silenziosi di un dialogo continuo con il mondo.
Matisse. Il mondo in una stanza, curata da Ellen McBreen e Chiara Gatti, è una riflessione profonda sui concetti di alterità, incontro e risonanza. Davanti a queste sale, si comprende infine che la stanza dell’artista è dove il mondo si è fatto linea, spazio e colore puro.











