Palazzo delle Tre Porte, dello Strozzino o di Palla Strozzi, sono i nomi con cui, dalla metà del millequattrocento, è conosciuto un maestoso immobile situato in Piazza degli Strozzi 2, nel cuore quartiere Santa Maria Novella, a Firenze.

Oggi è un tempio della cultura immerso in un quadro dove storia, arte, spettacolo ed eleganza si fondono magicamente. Attraverso gli scaffali della libreria Giunti Odeon e il palcoscenico si confondono lo stile architettonico Rinascimentale, il Liberty e quello Art Déco senza stridori. Modanature dorate, pietre e colonne antiche, linee sinuose o soluzioni funzionali convivono per permettere la divulgazione della cultura. Luogo iconico per il cinema, qui vengono proiettati film rigorosamente in lingua originale. Sul palco, scrittori e artisti si avvicendano su un divano rosso posto al centro della scena. Raccontano sé stessi a un pubblico bramoso di ascoltarle e a coloro che per caso si trovano a curiosare tra i libri esposti.
La tradizione vuole che il primo disegno d’insieme sia nientemeno che del Brunelleschi.
A dare forma a questa visione è Palla di Palla Strozzi, detto Palla Novello. A partire dal 1434 acquista alcune delle case del quartiere e, nel 1451, ottiene dal comune di Firenze, la Piazza delle Marmore. Questo spazio destinato al taglio dei marmi per i monumenti cittadini che Palla è il punto in cui inizia la costruzione del palazzo dello Strozzino. Lo soprannominano così per distinguerlo da quello di fronte, più grande e famoso Palazzo Strozzi.

Porte aperte al passaggio dei secoli
Il palazzo per molti secoli conserva lo status di dimora nobiliare. Alla fine dell’Ottocento, però i drastici lavori di risanamento di Firenze provocano lo sconvolgimento dell’area. Il lussuoso palazzo si trasforma in un immobile fatiscente, un guscio vuoto in stato di abbandono.
È il 1904 quando la vendita all’asta regala al palazzo la sua seconda chance. Nel 1914, su consiglio della Divina Eleonora Duse, la famiglia Chiari, proprietaria dello stabile, decide di realizzare un teatro moderno e affida il progetto dell’architetto Adolfo Coppedè. La Prima guerra mondiale interrompe la conclusione dei lavori. I Chiari vendono la proprietà ad Alessandro Abolaf, e Il Gran Teatro Savoia, viene inaugurato solo nel 1922. La sala in stile art decò è magnifica, piena di stucchi dorati, statue delle Muse e una grande cupola, un velario in vetro colorato opalescente che tramite un congegno si apre in due calotte distinte, un vero prodigio della tecnica.
Il Palazzo delle Tre porte spalancate ai più grandi artisti
Il Gran Teatro Savoia, come aveva prognosticato la Duse, è un luogo magico e ospita Varietà, Teatro di rivista, eventi mondani e proiezioni cinematografiche. Sull’onda del successo, nel 1928 anche i sotterranei del palazzo prendono vita e si trasformano nel Gran Bal Tabarin, un caffè-concerto di grande successo creato sulla falsa riga dell’omonimo teatro parigino e dove si svolgono spettacoli di arte varia e che rimane attivo fino all’alluvione del 1966. A calpestare il palcoscenico sono personaggi come Wanda Osiris, Erminio Macario, i fratelli De Rege. Dalle molteplici vesti il palazzo assume ruoli diversi: albergo diurno, una sorta di centro commerciale, senza mai abbandonare la vocazione per il teatro e lo spettacolo.

Dalla monarchia alla repubblica
Dopo il 2 giugno 1946, un nuovo passaggio di proprietà alla famiglia Germani e in linea con il mutamento istituzionale dell’Italia, il Teatro Savoia lascia il posto al Cinema Teatro Odeon legando indissolubilmente il nome del teatro alla cinematografia internazionale. Da allora, per decenni è il punto di riferimento per il cinema proiettato in lingua originale, ospita eventi culturali internazionali e continua a ospitare le star mondiali come, negli anni ‘50, Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald.

Il palazzo delle Tre porte aperte alla cultura e al futuro
Oggi, con la nascita di Giunti Odeon, il palazzo vive la sua ultima, straordinaria metamorfosi: gli scaffali di una libreria monumentale convivono con lo schermo cinematografico e i personaggi che giorno dopo giorno si avvicendano sul palco. Al cortile incompiuto del Brunelleschi è stata restituita la sua funzione di piazza coperta, dedicata alla lettura e all’incontro.

I tre imponenti ingressi, da quasi sei secoli sono spalancati a una miriade di persone e osservano il mutare dei destini del mondo. Varcarli è come ritrovare il filo conduttore della storia dove il passato e il futuro continuano a dialogare.











