Delft, città di Vermeer, nella seconda metà del diciassettesimo secolo è una località borghese dell’Olanda del sud, un microcosmo che pullula di cultura, arte e tradizioni e prospera grazie alla produzione e al commercio della birra, degli arazzi e dalla ceramica blu e bianca.

Jan Vermeer - Vista di Delft
Jan Vermeer – Vista di Delft – olio su tela (ubicazione attuale: Mauritshuis, L’Aia – Pubblico dominio, Via Wikimedia Commons

Jan Vermeer (1632/1675), pittore del secolo d’oro olandese, non si allontanerà mai da questa città. In un periodo in cui gli artisti viaggiano per cercare sé stessi e nuovi orizzonti da inserire nelle loro opere, di carattere schivo, Vermeer rimane nella sua città guadagnandosi, più tardi, il soprannome di Sfinge di Delft, (l’appellativo gli viene dato nell’Ottocento dallo studioso Théophile Thoré-Bürger, che lo riscopre dopo secoli di oblio).

Padre di 15 figli, a mala pena riesce racimolare quanto basta per far fronte ai bisogni familiari. Perfino la sua quota alla Corporazione di San Luca, la paga a rate. Appartenere alla gilda è condizione obbligatoria e necessaria per lavorare come artista, assumere apprendisti e poter commerciare le proprie e altrui opere.

La luce del nord e la quotidianità della vita

Dipinge la luce del nord che scivola sulle case e le vie dalla sua città, illumina scene di vita comune, e accarezza i visi di donne che compiono atti quotidiani, abituali. Vermeer lo fa catturando attimi sospesi nel tempo immersi in una serenità tangibile e restituendo un silenzio palpabile che penetra attraverso gli occhi di chi ancora oggi osserva i suoi capolavori.

Vermeer e la camera obscura

Antica Camera ObscuraPubblico dominio, Via Wikimedia Commons
Antica Camera Obscura
Pubblico dominio, Via Wikimedia Commons

Chissà se Vermeer utilizza veramente la camera obscura per riprodurre perfettamente la realtà nelle sue tele? La domanda è affascinante e da adito a mille diatribe. In effetti non esistono prove che lo faccia. Lo strumento, si sa, è disponibile nel diciassettesimo secolo e Vermeer è concittadino, contemporaneo, dell’inventore del microscopio, Antonie van Leeuwenhoek.

Entrambi sono affascinati dalla luce e dalle lenti ed esiste la reale possibilità di una collaborazione per la realizzazione di un marchingegno simile. La camera obscura è un predecessore della macchina fotografica. Il posizionamento di una serie di lenti all’interno di una scatola permette la proiezione dell’immagine sopra uno schermo sul quale l’artista può studiare da vicino i particolari e le sfumature della luce.

Vermeer: movimento nell’immobilità

Ma, è davvero importante sapere se Vermeer realizza i suoi capolavori con l’ausilio della tecnologia avanzata dell’epoca? Il risultato resta sorprendente, comunque. La genialità della sua opera è la stessa.

Sia che si osservi l’acqua che si muove nei canali de La veduta di Delft, il latte che esce dalla brocca ne La lattaia o gli occhi magnetici de La ragazza con l’orecchino di perla, si ha come l’impressione di sentire materia stessa di cui sono fatti i vestiti, di percepire i profumi della casa e gli odori della città, di vedere muovere il pulviscolo, e gli agenti atmosferici pur fissandone l’immobilità.

Siamo catapultati all’interno di una scena intima ma non ne facciamo parte.

La Donna in blu che legge una lettera

La Donna in blu che legge una lettera (1663-1664) è, come la maggior parte dei quadri di Vermeer, un dipinto di piccole dimensioni. Raffigura una giovane donna di profilo, in abito da casa, intenta a leggere una lettera che stringe con entrambe le mani.

Nella stanza si diffonde una luce fredda, azzurrata, forse filtrata da una finestra invisibile. Gli arredi sono essenziali: qualche sedia di legno scuro con borchie in ottone, un tavolo coperto da un drappo, sul quale sono appoggiate una collana di perle, un foglio – forse un’altra lettera – e una cassetta aperta, come se fosse appena stata rovistata.

La ragazza, che porta i capelli raccolti, sembra incinta, come suggeriscono la morbida rotondità del ventre e la casacca blu – una beddejak, una giacca da letto – chiusa da piccoli fiocchi dello stesso colore.

Alle sue spalle, il muro è in parte coperto da una grande cartina geografica.

La protagonista è completamente assorta nella lettura; l’osservatore è escluso da questa scena privata, sospesa in un silenzio denso. Nulla viene rivelato, tutto resta trattenuto: le domande si affacciano senza trovare risposta. Cosa contiene quella lettera? Chi l’ha scritta? E perché la giovane stringe il foglio con così tanta forza?

La Donna in blu che legge una lettera come una ragazza che legge un whatsapp

Vermeer. Donna in blu che legge una lettera dal Rijksmuseum di Amsterdam a Palazzo Madama
Vermeer. Donna in blu che legge una lettera
dal Rijksmuseum di Amsterdam
FTM-Palazzo-Madama-Vermeer-Preview-ph-Perottino-012

È un atteggiamento familiare, una postura quasi identica a quella che assume oggi una qualsiasi ragazza che tiene tra le mani uno smartphone e finalmente riceve un messaggio WhatsApp che aspetta da tanto. Cosa importa se l’informazione viaggia su un foglio di carta che ha impiegato giorni per arrivare a Deft o se rimbalza da un satellite in un nanosecondo.

L’emozione di leggere è rimasta immutata. Quella luce blu che emana dalla giacca della donna del quadro di Vermeer sembra quasi il riflesso di uno schermo. Il tempo sospeso tra le righe scritte è lo stesso, allora come oggi.

La Donna in blu che legge una lettera di Vermeer in mostra a Palazzo Madama

Vermeer. Donna in blu che legge una lettera dal Rijksmuseum di Amsterdam a Palazzo Madama - Visitatori
Vermeer. Donna in blu che legge una lettera
dal Rijksmuseum di Amsterdam a Palazzo Madama – Visitatori – FTM-Palazzo-Madama-Vermeer-Preview-ph-Perottino-013

La Donna in blu che legge una lettera di Vermeer, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam è visibile a Palazzo Madama fino al 29 giugno 2026 ed è il primo Incontro con il capolavoro: un nuovo ciclo espositivo dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. Per la prima volta, Torino accoglie un dipinto di Vermeer: un’occasione straordinaria che offre al pubblico la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei vertici assoluti della pittura europea del Seicento.

L’esposizione a cura di Clelia Arnaldi di Balme, Anna La Ferla e Giovanni Carlo Federico Villa, propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come maestro della luce e degli interni domestici, ma come autore di una autentica “pittura mentale”, esito di una rivoluzione ottica e concettuale che attraversa la cultura olandese del Seicento.

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