Ci sono saghe che resistono al tempo. E poi ci sono saghe che si trasformano con il tempo, senza perdere identità. Assassin’s Creed è decisamente nella seconda categoria. Nato nel 2007 da un’idea di Patrice Désilets e sviluppato da Ubisoft, quello che sembrava “solo” un videogioco action stealth si è rivelato, negli anni, un vero e proprio mito pop contemporaneo, capace di attraversare media, linguaggi e generazioni. Oggi, quasi vent’anni dopo la novità è una: la serie live‑action Netflix, attualmente in lavorazione anche in Italia.

Assassin’s Creed: un conflitto eterno che parla ancora al presente
Il cuore di Assassin’s Creed non è mai stato solo il parkour o la lama celata. È il conflitto ideologico. Da una parte gli Assassini, difensori del libero arbitrio. Dall’altra i Templari, convinti che l’ordine e il controllo siano l’unica via per la pace. Un dualismo che attraversa i secoli, ricostruiti con una cura storica maniacale grazie all’Animus, la macchina che permette di rivivere i ricordi genetici degli antenati.
Dalle Crociate del 1191 all’Italia rinascimentale, dall’America rivoluzionaria all’Antica Grecia, fino ai vichinghi di Valhalla, Assassin’s Creed ha sempre usato la Storia come specchio del presente, inserendo eventi reali e personaggi storici in una narrazione più grande, che include anche la misteriosa civiltà degli Isu.
Ed è proprio questa struttura narrativa, stratificata e quasi “letteraria”, che rende la saga perfetta per il salto definitivo verso la serialità televisiva.
Assassin’s Creed diventa una serie Netflix e passa dall’Italia
La notizia che ha acceso davvero l’hype è quindi questa. Assassin’s Creed sta diventando una serie live‑action prodotta da Netflix, e le riprese sono già in corso. E sì: in Italia.
Secondo diverse fonti, tra cui The Florentine e La Nazione, la produzione è attualmente attiva nell’area di Camaldoli, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, con l’Eremo e i boschi circostanti trasformati in set blindatissimi. Comparse locali, troupe internazionale, accordi di riservatezza e un silenzio quasi rituale sulla trama. Un silenzio che sa di cose grosse.
Le indiscrezioni parlano di una storia ambientata nell’Antica Roma, durante il regno di Nerone, con figure come Seneca e una nuova cospirazione che si muove nell’ombra. Una Roma mai esplorata davvero dalla saga in questo formato, ma perfetta per raccontare il conflitto tra Assassini e Templari alle sue radici più politiche e filosofiche.

La serie Netflix di Assassin’s Creed: i dettagli ufficiali
Partiamo dai fatti verificati, quelli che contano. La serie live‑action di Assassin’s Creed è il primo progetto televisivo nato dall’accordo siglato nel 2020 tra Netflix e Ubisoft per espandere il franchise anche fuori dal mondo videoludico. Dopo anni di sviluppo travagliato, nel luglio 2025 Netflix ha ufficialmente dato il via libera alla serie, affidandola a due nomi di peso: Roberto Patino (Westworld, DMZ) e David Wiener (Halo, Homecoming), che ricoprono il ruolo di creatori, showrunner e produttori esecutivi.
La logline ufficiale diffusa da Netflix chiarisce subito l’intento:
una serie action‑thriller che racconta la guerra segreta tra due fazioni che combattono nell’ombra per il destino dell’umanità, attraversando eventi storici cruciali.
Tradotto: Assassini contro Templari, ma con ambizioni da grande serialità moderna, non da semplice adattamento fan‑service.

Ambientazione: Antica Roma, regno di Nerone
Uno degli aspetti più interessanti, e confermati, riguarda l’epoca storica. La serie sarà ambientata nell’Antica Roma durante il regno di Nerone, tra il 54 e il 68 d.C., un periodo mai esplorato direttamente dai videogiochi.
Secondo le sinossi di produzione diffuse da Production Weekly e rilanciate da più testate internazionali, la storia ruota attorno a:
- Nerone, giovane imperatore in piena deriva autoritaria
- Seneca il Giovane, filosofo e consigliere, figura chiave del racconto
- un nuovo assassino originale, non tratto dai giochi
- una cospirazione che attraversa la corte imperiale, il Senato e i bassifondi di Roma
È importante sottolinearlo: la serie non adatterà una trama già vista nei videogiochi. Sarà una storia inedita, pensata per funzionare anche per chi non ha mai toccato un Assassin’s Creed.

Riprese in Italia: Camaldoli e il Casentino diventano set
La produzione è entrata nel vivo proprio adesso: marzo 2026, con l’avvio delle riprese in Italia, confermate anche dalle autorità locali.
Il set principale, almeno in questa fase, è stato individuato tra:
- l’Eremo di Camaldoli
- i boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in Toscana
La notizia è stata confermata da testate come The Florentine, La Nazione e Movieplayer, che parlano di aree blindate, comparse locali coinvolte e accordi di riservatezza firmati dalla troupe.
Altre riprese sarebbero in corso o previste anche a Roma, mentre la fine della produzione è attualmente stimata per ottobre 2026

Cast confermato (e niente Ezio, almeno per ora)
Netflix ha già ufficializzato i primi membri del cast principale:
- Toby Wallace
- Lola Petticrew
- Zachary Hart
- Laura Marcus
- Tanzyn Crawford
I ruoli sono ancora coperti da riserbo, ma è stato chiarito che non interpreteranno personaggi già noti dei videogiochi. L’ipotesi Ezio Auditore, molto amata dai fan, è stata smentita dalle indiscrezioni di produzione. Una scelta chiara: costruire un nuovo punto di accesso all’universo di Assassin’s Creed, senza dipendere dalla nostalgia.
Un progetto ambizioso, non solo per i fan
La sensazione è chiara: Netflix e Ubisoft non stanno puntando solo ai fan storici, ma vogliono costruire una serie capace di stare in piedi da sola, come hanno fatto titoli come The Witcher o Arcane. Assassin’s Creed ha tutte le carte in regola per farlo: lore profonda, temi universali, personaggi tragici e un immaginario che unisce azione, storia e mistero.
Da Prince of Persia a fenomeno globale
Pochi ricordano che Assassin’s Creed nasce come una sorta di esperimento interno, inizialmente pensato come Prince of Persia: Assassin. Ma eliminare il principe ha permesso alla serie di trovare una voce propria. Con il primo capitolo del 2007 arrivano l’open world, il parkour urbano e lo stealth sociale. Con Assassin’s Creed II e Ezio Auditore da Firenze, ambientato in un Rinascimento italiano iconico, la saga esplode definitivamente, diventando un fenomeno culturale globale.
Ezio è protagonista e personaggio letterario a tutti gli effetti, con un arco narrativo che si sviluppa in tre giochi (AC II, Brotherhood, Revelations). Ed è anche il motivo per cui il legame tra Assassin’s Creed e l’Italia è rimasto così forte nell’immaginario collettivo.

Perché questa serie può essere il nuovo inizio
Da fan cresciuto con Ezio, ma anche da spettatore che oggi consuma anime, manga e serie TV con lo stesso entusiasmo, questa nuova fase di Assassin’s Creed sembra tutto tranne che un’operazione nostalgia. È un rilancio, un tentativo di riportare il cuore della saga: il libero arbitrio, il peso delle scelte, la Storia che si ripete, in una forma nuova.
E il fatto che tutto questo passi di nuovo dall’Italia, dalla Toscana, da luoghi che sembrano usciti direttamente da un salto della fede, rende il tutto ancora più potente.
Reinventarsi per sopravvivere
Dopo anni di successi, Ubisoft ha avuto il coraggio di fermarsi e cambiare. Già con Origins, Odyssey e Valhalla, la serie ha abbracciato elementi RPG, mappe enormi e una narrazione più diluita, riscrivendo le origini stesse degli Assassini. Non tutti i fan hanno apprezzato, ma una cosa è certa: Assassin’s Creed non è mai rimasto fermo.
Ed è proprio questo spirito di reinvenzione che oggi ritroviamo nei nuovi progetti: Mirage, Shadows, Jade, Hexe. Mondi diversi, toni diversi, persino accenni horror. Come se Ubisoft stesse dicendo: Assassin’s Creed non è un solo gioco, è un universo. E adesso anche nella novità delle serie Netflix
Forse Assassin’s Creed non è mai stato così coerente con se stesso. Sempre nell’ombra. Sempre pronto a tornare.











