Butterfly di Martta Kaukonen: la serial killer donna che ribalta il thriller psicologico

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La parola può curare, ma può anche ferire. Può sedurre, confondere, scavare sotto la pelle fino a lasciare il lettore senza difese. In Butterfly, romanzo d’esordio della finlandese Martta Kaukonen, edito in Italia da Longanesi, il linguaggio è una trappola: una stanza chiusa in cui ogni frase sembra avere un doppio senso.

Il thriller arriva dalla Finlandia con una premessa folgorante: una terapeuta di successo, una paziente giovane e apparentemente fragile, un segreto che si muove nell’ombra. Ma Butterfly non procede secondo le traiettorie più prevedibili del genere. Con l’enigma da risolvere c’è anche una relazione da osservare mentre si deforma, una seduta dopo l’altra, fino a diventare un duello psicologico in cui cura, manipolazione, confessione e menzogna si contaminano.

copertina del libro Butterfly con una farfalla purpurea in copertina

Una serial killer donna al centro della scena

Il punto più originale e disturbante del romanzo è la scelta di mettere al centro Ira, una giovane donna che si presenta nello studio di Clarissa Virtanen dichiarando un disturbo ossessivo compulsivo. La verità, però, è molto più inquietante: Ira sostiene che il suo vero problema sia l’omicidio seriale.

Vuole essere compresa, forse aiutata, forse fermata. O forse desidera soltanto trovare una nuova vittima dentro il luogo che dovrebbe proteggerla.

La figura della serial killer donna è ancora oggi meno frequentata rispetto a quella maschile, sia nella cronaca sia nella narrativa popolare. L’immaginario collettivo ha costruito per decenni il volto del predatore seriale come maschile, solitario, violento, spesso spettacolare nella messa in scena del crimine. Kaukonen lavora invece su un’altra forma di perturbante: una violenza femminile più ambigua, meno attesa, capace di nascondersi dietro fragilità, intelligenza, seduzione verbale e apparente bisogno di aiuto. Una narrazione verso un territorio dove vittima e carnefice non sono mai ruoli del tutto stabili.

persona stressata
licenza immagine CC

Un thriller ipnotico

Butterfly è un thriller costruito su una suspense che lavora in profondità, come un’inquietudine sottile che si insinua pagina dopo pagina. La scrittura di Martta Kaukonen è densa, visiva, a tratti quasi febbrile. Le immagini ricorrono come simboli: il sangue, la farfalla, le macchie, il corpo, la memoria, il test psicologico, la metamorfosi. Nel romanzo tutto cambia forma: la verità, il passato, il desiderio, la colpa.

Kaukonen costruisce così un sistema di specchi deformanti. Nessuno è completamente innocente, nessuno è completamente leggibile. Ogni personaggio sembra custodire una versione incompleta dei fatti, e il lettore è costretto a procedere dentro una rete di prospettive instabili.

Butterfly si inserisce così in una linea di thriller psicologici che hanno spostato l’attenzione dal “chi ha ucciso?” al “che cosa ci spinge a guardare?”. La domanda riguarda il nostro rapporto con il crimine. Il lettore diventa parte del meccanismo. Una farfalla purpurea sulla copertina, un labirinto nella mente, una domanda che resta sospesa: chi sta davvero curando chi?

Martta Kaukonen
Martta Kaukonen foto da Longanesi

Martta Kaukonen, dal cinema alla narrativa

Martta Kaukonen, nata nel 1976 e residente a Helsinki, arriva alla narrativa dopo un percorso legato al cinema e alla critica cinematografica. Questa formazione si avverte nella struttura del romanzo: le scene hanno un taglio visivo, i dialoghi procedono con tensione calibrata, le immagini si imprimono con forza quasi cinematografica.

Butterfly, pubblicato originariamente con il titolo Terapiassa, ha ottenuto attenzione internazionale ed è stato tradotto in numerosi Paesi.

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