Marinetti e il “Manifesto della cucina futurista”. Per il futurismo il pranzo è avanguardia

Tra le invenzioni più eccentriche del Futurismo, la cucina occupa un posto speciale. Non è una provocazione gastronomica, né una bizzarria da salotto letterario: per Filippo Tommaso Marinetti la tavola doveva diventare un laboratorio totale, capace di coinvolgere corpo, sensi, linguaggio, politica, industria e immaginario nazionale.

In altre parole, anche il pranzo doveva smettere di essere tradizione e trasformarsi in avanguardia.

Marinetti copertina del libro il Manifesto della cucina futurista
Licenza CC

Marinetti e l’attacco alla pastasciutta

Il Manifesto della cucina futurista appare il 28 dicembre 1930 sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino, poi sviluppato nel volume La cucina futurista, pubblicato nel 1932 da Marinetti e Fillìa. Il libro raccoglie formule, proposte, ricette, neologismi e scenari gastronomici che oggi sembrano oscillare tra arte performativa, design del cibo e satira involontaria.

La parte più famosa, e più discussa, è l’attacco alla pastasciutta. Marinetti la considera un alimento pesante, passato, responsabile di fiacchezza fisica e mentale.

“Contrariamente alle critiche lanciate e a quelle prevedibili, la rivoluzione cucinaria futurista, illustrata in questo volume, si propone lo scopo alto, nobile ed utile a tutti di modificare radicalmente l’alimentazione della nostra razza, fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l’esperienza, l’iiitelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione e il costo.

Questa nostra cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità, sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa : essa invece vuole finalmente creare un’armonia tra il palato degli uomini e la loro vita di oggi e di domani. Salvo le eccezioni decantate e leggendarie, gli uomini si sono nutriti finora come le formiche, i topi, i gatti e i buoi.” F. Marinetti da  “Il Manifesto della Cucina futurista”

vari formati di pasta David Adam Kess - Opera propria
Foto di David Adam Kess – Opera propria licenza CC

Discussioni a non finire:  la pasta non si tocca

L’abolizione della pasta, nelle sue intenzioni,  libererebbe gli italiani da un simbolo troppo ingombrante della tradizione. Dietro questo intento c’è anche una motivazione economica e nazionalista: sostituire il grano, spesso importato, con prodotti considerati più funzionali all’industria italiana come il riso.

Il manifesto scatena una polemica enorme, con discussioni nei ristoranti, nelle case, sui giornali e tra categorie sociali molto diverse.

Marinetti precorre i tempi  con le esperienze sensoriali

Ma fermarsi alla guerra contro gli spaghetti sarebbe riduttivo. La cucina futurista vuole cambiare il modo stesso di mangiare. Marinetti e Fillìa immaginano piatti piccoli, intensi, veloci, combinazioni impreviste di sapori, profumi, consistenze e rumori. Il cibo deve essere percepito con tutti i sensi, non soltanto con il gusto.

Per questo entrano in gioco il tatto, l’olfatto, la vista, perfino l’ascolto. Alcune proposte prevedono che il commensale tocchi materiali diversi mentre assaggia una vivanda, oppure che un profumo accompagni un determinato boccone.

fto di un polipo su un piatto
Foto By Italian restaurant Picaresco in Malta

Il futurismo e il nuovo lessico gastronomico

Nel lessico futurista nascono parole come “disprofumo”, “distattile” e “disrumore”, termini pensati per indicare l’incontro tra sapore, odore, materia e suono.

In questa prospettiva, il pranzo diventa una specie di spettacolo. Un’esperienza rapida, sorprendente, multisensoriale. La tavola futurista rifiuta l’idea borghese del pasto lungo, conversato, rassicurante. Preferisce l’urto, l’invenzione, l’associazione illogica, la sorpresa.

Anche il nome delle pietanze partecipa alla performance: le ricette devono chiamarsi in modo evocativo, quasi teatrale.

“Nasce con noi futuristi la prima cucina umana, cioè l’arte di alimentarsi. Come tutte le arti, essa esclude il plagio ed esige l’originalità creativa.

Non a caso questa opera viene pubblicata nella crisi economica mondiale di cui appare imprecisabile lo sviluppo, ma precisabile il pericoloso pànico deprimente. A questo pànico noi opponiamo una cucina futurista, cioè : l’ottimismo a tavola– F. Marinetti da  “Il Manifesto della Cucina futurista”

un piatto di frutta su una tavola aaprecchiata in un ristorante simbolo Marinetti cucina futurista
Foto By Picaresco italian restaurant in Malta

La polibibita

I futuristi cercavano di italianizzare o reinventare molti termini stranieri: il cocktail diventava “polibibita”, il sandwich “tramezzino”, il dessert “peralzarsi”, il picnic “pranzoalsole”.

Alcune ricette sembrano oggi esperimenti di cucina concettuale. Nel formulario futurista compaiono bevande come la “Decisone”, una polibibita attribuita a Marinetti e composta da vino chinato, rhum, Barolo bollente e sugo di mandarino.

Il nuovo formulario invita i cuochi a non preoccuparsi troppo delle dosi: anche l’errore può generare nuove vivande.

foto di cocktail
Foto by Picaresco italian restaurant in Malta

Il cibo come cultura: l’anticipazione di Marinetti

La cucina futurista anticipa, in modo caotico e teatrale, alcune tendenze che oggi appartengono alla gastronomia contemporanea: il piatto come esperienza visiva, il menu come racconto, l’abbinamento tra cibo e suono, l’importanza della texture, la contaminazione tra arte e ristorazione, il cibo come performance.

Naturalmente non bisogna trasformare Marinetti in un profeta della cucina moderna: molte sue idee sono volutamente assurde e provocatorie. Eppure il suo progetto coglie un punto reale: mangiare non è mai soltanto nutrirsi. È cultura, rito, linguaggio, identità.

Per questo la cucina futurista resta uno degli episodi più rivelatori del movimento. Mostra il Futurismo nella sua forma più estrema. Marinetti vuole un’arte capace di invadere la vita. La tavola, per lui, è un altro campo di battaglia dell’avanguardia. 

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