Un capolavoro dimenticato di Guido Reni torna a splendere ai Musei Reali di Torino nello spazio Scoperte della Galleria Sabauda.
L’opera giovanile dell’artista raffigurante l’Assunzione della Vergine, è il pezzo forte della mostra Il “Divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte. “Riscoperta” nella chiesa parrocchiale San Verano di Abbadia Alpina (Pinerolo) risiedeva da secoli protetta dagli strati di polvere e dal fumo dei ceri votivi. Grazie a un meticoloso restauro, la pala d’altare è ora esposta al pubblico: Guido Reni torna a splendere ai Musei Reali di Torino.

Nelle radici millenarie di Abbadia il contesto storico della committenza
Oggi Abbadia Alpina è una piccola frazione ai piedi della collina di Pinerolo allo sbocco della Val Chisone. Ma torniamo indietro di un millennio.
Nel 1064 Adelaide di Susa, Marchesa di Torino e progenitrice di Casa Savoia, è forse la donna più potente dell’XI secolo. Fonda l’Abbazia di Santa Maria proprio in questo luogo. L’ubicazione è cruciale per la spiritualità, strategica perché si trova sulla via che collega il Piemonte alla Francia e determinante per la politica.
Adelaide consegna l’Abbazia ai Monaci Benedettini Neri provenienti dalla Sacra di San Michele e conferisce loro molti beni e il territorio che dal torrente Chisone si estende fino al fiume Po.
Nel 1073 l’Abbazia conta due chiese, quella più grande, abbaziale, di Santa Maria e quella intitolata a San Verano destinata al culto per il popolo. Il pontefice eleva la chiesa abbaziale al rango episcopale e per i successivi tre secoli, fino al 1433 il complesso di Abbadia è retto da 28 abati.
Negli anni le terre dell’abbazia passano di mano e diventano di proprietà dei Conti di Savoia. Nel XVI secolo la chiesa abbaziale diventa Cattedrale grazie alla sua diretta dipendenza dalla Santa Sede.

Una pala d’altare per l’Abbazia: l’incarico a un giovane talento, Guido Reni
Ruggero Tritonio, uomo di cultura sensibile alla bellezza e all’arte, governa come abate commendatario l’Abbazia fin dal 1589. Trascorre molto tempo in Vaticano dove subisce il fascino dei capolavori che lo abitano. Nel 1605 decide di abbellire la sua Abbazia e commissiona a un giovane artista emergente e di talento, tale Guido Reni, una pala raffigurante l’Assunzione della Vergine.
La pala rimane sopra l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria finché non entrano in campo vicende storiche che vedono l’alternarsi di governi francesi e piemontesi, e il succedersi di guerre. Il passare del tempo cambia le sorti dell’Abbazia e del Pinerolese.

Nel 1693 il complesso abbaziale viene distrutto e l’abbazia ricostruita. Tra il 1708 e il 1724 sorge la nuova chiesa in stile barocco piemontese sul luogo dell’antica chiesa di Santa Maria, eredita il titolo di quella parrocchiale e quindi dedicata a San Verano. Il grande dipinto di Guido Reni, scampato alla distruzione, ritrova il suo posto dietro l’altare ma perde la memoria del suo pittore. Il quadro per altri due secoli si limita a decorare il fondale della chiesa e a ispirare devozione tra i fedeli del paese.
La riscoperta di un capolavoro
Le tracce documentali hanno permesso a un gruppo di ricercatori di seguire la pista della cartella di pagamento. Il 19 aprile 1606 l’abate Ruggero Tritonio paga 72 scudi a Guido Reni per la realizzazione di una grande opera da destinarsi “alla mia Abbadia”. L’opera giovanile di Guido Reni è stata ritrovata grazie alla collaborazione tra i Musei Reali di Torino, l’Università degli studi di Torino, la Diocesi di Pinerolo e la Soprintendenza dei beni artistici. Era nell’unico posto in cui doveva trovarsi: sopra l’altare maggiore della chiesa per cui era stata realizzata, quella di Abbadia Alpina.

Abbadia Alpina (Pinerolo, TO), Chiesa Parrocchiale di San Verano
Il necessario restauro del dipinto
Il complesso restauro dell’opera è stato eseguito nel Laboratorio di Cesare Pagliero sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti. L’intervento ha privilegiato la conservazione e il recupero della visione originale dell’opera.
La pala, giocata su studiati effetti chiaroscurali e su una cromia accesa nelle tonalità del rosso, del blu e del bianco raffigura, nella parte superiore, la Vergine Assunta che si erge tra le nuvole accompagnata da puttini, mentre in basso si dispongono intorno al sepolcro vuoto gli apostoli attoniti.
Fino al 18 gennaio 2026 Guido Reni è in mostra ai Musei Reali di Torino
Il “divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte rende omaggio al pittore emiliano, in occasione dei 450 anni dalla sua nascita.
L’esposizione illustra l’apprezzamento della corte sabauda, fin dalle collezioni ducali, per la pittura classicista bolognese e nello specifico per l’arte di Guido Reni (1575-1642), che già i suoi contemporanei chiamavano “il divino Guido”.
Il dipinto dell’Assunzione della Vergine costituisce una preziosa testimonianza della prima attività romana dell’artista e della diffusione del suo stile nei contesti religiosi legati al mecenatismo sabaudo. La tela costituisce un tassello importante della fortuna del maestro emiliano sul territorio piemontese e documenta una preziosa testimonianza della prima attività romana dell’artista, quando il giovane pittore entra in contatto anche con la moderna pittura di Caravaggio.
Il dipinto perduto tornerà “alla sua” Abbadia alla chiusura della mostra dedicata a Guido Reni, dopo il 18 gennaio 2026. Fino ad allora si può ammirare ai Musei Reali di Torino nello spazio Scoperte della Galleria Sabauda.











