C’è chi scrive per raccontare, chi per intrattenere e poi c’è chi, come Boualem Sansal, scrive per resistere. Classe 1949, ingegnere prestato alla letteratura, Sansal è uno di quegli autori che non si limita ad osservare il mondo: lo pungola, lo interroga, lo sfida. E a quanto pare, il mondo,o almeno una parte di esso , non sempre gradisce.

Boualem Sansal, una voce fuori dal coro
Nato in Algeria, ma con il cuore diviso tra due sponde del Mediterraneo, Boualem Sansal ha costruito la sua carriera letteraria su un coraggio raro: quello di denunciare l’autoritarismo, l’islamismo radicale e le ipocrisie del potere. Romanzi come Il villaggio del tedesco o 2084. La fine del mondo sono veri e propri manifesti di libertà intellettuale. E non è un caso che siano stati accolti con entusiasmo in Europa e con sospetto, se non con ostilità, nel suo Paese natale.
Cronaca di un arresto annunciato
Nel novembre 2024, Sansal viene arrestato all’aeroporto di Algeri, di ritorno da Parigi. L’accusa? “Attentato all’unità nazionale”, un capo d’imputazione che in Algeria spesso serve a imbavagliare le voci dissidenti. Il processo, basato sull’articolo 87 del codice penale – lo stesso usato per reprimere il dissenso sotto la bandiera della lotta al terrorismo – si conclude con una condanna a cinque anni di carcere.
Ma la storia non finisce lì. Anzi, si complica. Le sue dichiarazioni pubbliche in Francia, in cui Boualem Sansal critica la gestione della memoria coloniale e accenna alla questione del Sahara Occidentale, vengono interpretate ad Algeri come un tradimento. La Francia protesta, ma è la Germania a muoversi con decisione.

Un volo per la libertà
Il 12 novembre 2025, dopo un anno di carcere e una salute sempre più fragile, arriva la svolta: il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune concede la grazia a Sansal, su richiesta del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Un gesto umanitario, certo, ma anche un capolavoro di diplomazia: Berlino riesce dove Parigi aveva fallito, e Boualem Sansal vola a Berlino per ricevere cure mediche. La Francia applaude, l’Algeria detta le regole, e la letteratura – ancora una volta – si dimostra più potente delle sbarre.
La letteratura come atto politico
La liberazione di Sansal è stata accolta con entusiasmo anche in Italia. Il Salone del Libro di Torino, che nei mesi scorsi aveva organizzato una staffetta di parole in suo sostegno, ha celebrato la notizia come una vittoria della libertà di espressione. Perché Boualem Sansal oltre che scrittore è un simbolo. Di resistenza, di lucidità, di coraggio.
Ora che è di nuovo libero, c’è da scommettere che la sua penna tornerà a graffiare. Perché, come ha scritto lui stesso, “la verità è un dovere, anche quando fa male”.











