Ennio Morricone e la sua musica sono parte della vita di tutti, come un familiare o un amico. Le colonne sonore scritte da lui sono anche le colonne sonore di qualche pezzo della nostra esistenza.
Ennio Morricone tra silenzi e cioccolatini
La casa di un compositore contiene la sua musica. Negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza dei suoi figli, quella di Ennio Morricone è così. I taccuini e le matite sono appoggiati ovunque: se un tema si fa strada deve afferrarlo e portarlo nel suo studio, il regno segreto che nessuno può profanare. Cattura i suoni che lo rincorrono senza fermarsi mai. La musica è nella sua mente ma tutto intorno è silenzio: Ennio non permette a nessuno di ascoltarne altra per non essere influenzato da armonie estranee.
Austero, preciso e rigoroso, il silenzio che pretende lo protegge da qualsiasi distrazione possa impedire alla sua di musica di nascere.
È metodico, abitudinario e non ha vizi. Ma è goloso di cioccolatini e la moglie Maria li nasconde sempre in posti diversi. Ennio li cerca, li trova e lascia al posto un biglietto testimone a modo suo di una grande storia d’amore: un’altra volta nascondili meglio!
Il ritratto intimo di Ennio Morricone raccontato a Fossano
Un ritratto intimo e inconsueto quello svelato nel fine settimana del venticinque e ventisei aprile scorsi nella città di Fossano (CN). Marco e Andrea tra le parole scritte e l’interpretazione musicale raccontano il loro papà.

Foto a.m.
È sabato, e nella splendida chiesa dei “Battuti Bianchi”, Marco Morricone presenta a un pubblico foltissimo il suo libro “Ennio Morricone, il genio, l’uomo, il padre”, per Sperling & Kupfer, scritto a quattro mani con il giornalista scrittore Valerio Cappelli. Insieme al fratello Andrea e al giornalista Walter Lamberti si snoda un dialogo familiare, lontano dalle luci degli Oscar e dalla fama globale.

Foto © Enzo Fornione
È domenica e nel grande duomo settecentesco fossanese gremito di gente, Morricone dirige Morricone. Due cori battenti, Coro Cum Corde con Vox Cordis e Accademia Stefano Tempia dialogano sulle note della Missa Papae Francisci suonate dall’Ensemble Strumentale della Fondazione Fossano Musica sotto la direzione di Andrea Morricone, direttore d’orchestra e compositore anche lui.
Andrea trasmette la sacralità custodita in una delle pagine più intense della produzione musicale di suo padre. Un’opera profondamente umana che parla un linguaggio introspettivo e ben rispecchia il carattere del grande maestro. A Fossano abbiamo incontrato Andrea e Marco Morricone.
La triade E.S.T. di Andrea Morricone
Andrea Morricone dirige le musiche di suo padre e il gesto che compie sul podio sembra voler cercare l’anima di suo padre stesso attraverso l’interpretazione dello spartito.

Foto © Enzo Fornione
Ad Andrea abbiamo chiesto se dirigere oggi queste opere richiede equilibrio tra la fedeltà assoluta del segno scritto e l’interpretazione, se prevale di più la necessità dell’interprete o il desiderio di restare fedele all’intenzione originaria.
Andrea Morricone risponde con un’analisi che va oltre la tecnica, toccando le corde della fisica e della filosofia. Per lui, dirigere oggi queste opere non è una scelta tra due poli, ma un’immersione in una triade che definisce E.S.T.: Energia, Spazio e Tempo.
«La musica è l’arte che si svolge nel tempo» spiega Andrea, «ed è proprio qui che trova il suo contatto imprescindibile con il cinema».
In punta di piedi
Secondo Andrea, l’intenzione originaria di suo padre risiede nella capacità della musica di dire ciò che le immagini, da sole, non possono esprimere. Fedeltà, per lui, significa rispettare la regola d’oro del Maestro: la musica deve entrare nel film “in punta di piedi”. Il suo gesto sul podio diventa così un atto di Energia, intesa come dinamica: il passaggio dal silenzio al suono, dal pianissimo che tocca le corde del cuore fino alle esplosioni epiche.
Dirigere significa creare attraverso la musica una prospettiva nello spazio.
Come un arciere che tende l’arco caricando la freccia, il direttore deve gestire la tensione sonora affinché lo scoccare della nota diventi un evento necessario, un rilascio emotivo che regala profondità a uno schermo altrimenti piatto. In questo tempo parallelo creato dai suoni, Andrea onora quel linguaggio universale che continua a generare palpiti e suscitare sentimenti.
Dalla memoria privata alla pagina scritta da Marco Morricone
Marco, lei ha scritto un’opera che non segue i binari della biografia tradizionale. È piuttosto un’indagine tra le pieghe di una quotidianità fatta di silenzi, disciplina e una generosità segreta. Il passaggio dalla memoria privata alla pagina scritta comporta una selezione emotiva: qual è stato il criterio guida nel decidere gli aspetti dell’intimità di suo padre che potessero diventare patrimonio dei lettori, senza violare quel mistero che lui ha protetto in vita?

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Di papà è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Questo lavoro è stato fatto in maniera istintiva; con Valerio Cappelli abbiamo condiviso parti e aspetti diversi della personalità di papà perché, mentre io, da figlio, ho condiviso gran parte della vita, Valerio ha condiviso la sua adolescenza fino agli ultimi giorni, narrando sia aspetti professionali e sia personali. Abbiamo unito le forze, evidenziando ciò che i nostri occhi vedevano e ciò che le nostre rispettive personalità percepivano.
Profondo ma anche leggero, il libro vuole mettere in luce curiosità di vita, aspetti del suo carattere e le contraddizioni che lo permeavano, la sua modalità comunicativa, i gesti e la generosità, la sensibilità quasi di un bambino, nonostante la sua durezza apparente. I suoi misteri appaiono tramite un linguaggio, che viene decodificato ciascuno a modo proprio. É il suo testamento spirituale, di cui ognuno di noi ne ricava un patrimonio interiore.
Il peso di un cognome importante
Una domanda corale: attraverso la direzione di Andrea a Fossano e dalle parole del libro scritto da Marco un ascoltatore/lettore entra in punta di piedi nella vita della vostra famiglia. La percezione è quella di una dimensione intima, diversa dall’universalità della musica e della fama di Ennio Morricone. Il peso di un cognome importante comporta privilegi, compromessi e paradossi, talvolta difficili da accettare. In che modo questo ha influenzato l’intimità della famiglia Morricone e le vostre scelte di vita?
Certamente ognuno di noi, a modo proprio, ha cercato di elaborare interiormente certe dinamiche, Andrea seguendo la medesima professione, io nel modo completamente opposto.
Da piccolo avevo molto chiaro cosa non fare nella vita. Certamente, avendo accompagnato per anni papà (non il direttore di orchestra) ho recuperato il tempo che fuggiva tiranno, cercando di pensare che intanto era mio padre e poi un uomo di successo, scindendo le cose. Comporta certamente grandi privilegi, grandi compromessi, ma anche grandi opportunità (girare il mondo, conoscere gente e culture diverse). Ma vanno colte e saputo coglierle.
Non è stato tutto rose e fiori, io sono in analisi da 20 anni, e l’analisi mi ha dato anche l’opportunità di sciogliere i nodi in cui mi trovavo, e comunque di curare le ferite dell’anima, che sono quelle che purtroppo non vedi, ma intuisci che ci sono.
La musica che cura: i proventi del libro su Ennio Morricone
Marco, i proventi del libro “Ennio Morricone Il genio, l’uomo, il padre”, sono destinati alla ricerca neuroscientifica sui benefici terapeutici del suono. Vostro padre ha sempre mantenuto un profilo di grande umiltà e riservatezza sulla beneficenza. Questo libro è il vostro modo di continuare a far del bene sottovoce oppure il naturale prosieguo dei valori che vi ha trasmesso? Sappiamo che il progetto coinvolge eccellenze nel campo della sanità e della ricerca; in che modo la musica di vostro padre diventa uno strumento clinico in queste ricerche?
I proventi del libro servono a finanziare la ricerca che stiamo portando avanti con il supporto anche della Banca Euromobiliare.

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Papà ha sempre fatto anche beneficenza in silenzio. Con l’I.S.S. e il Bambin Gesù di Roma stiamo portando avanti i progetti di ricerca per vedere e far aprire al mondo nuove metodologie terapeutiche. La musica è una di queste. Il Prof. Alfredo Raglio, titolare della cattedra di musicoterapia al Conservatorio Verdi di Milano, in collaborazione con ARMONICA E.T.S. vuole cercare di dimostrare i benefici che apporta in molte patologie.
É un modo per restituire qualche privilegio che noi si è avuto, e testimoniare quanto bene si può fare anche in ambito sanitario. In molti paesi, anche della Comunità Europea, questi criteri vengono adottati. E semplicemente noi cerchiamo di promuoverli anche in ambito sanitario. Nel convegno che abbiamo fatto al Conservatorio Verdi di Milano lo scorso 27/4, era addirittura presente l’On. Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, il Dottor Pierdante Piccioni, co-sceneggiatore della serie televisiva DOC: nelle tue mani, in cui racconta la propria storia e delle cure effettuate per riacquistare la memoria, perduta a causa di un grave incidente stradale.
La musica è un linguaggio universale, a cui ognuno di noi porta una interpretazione, un ricordo, un momento di vita, un amore perduto, un incontro.Quello che resta, è, e sarà sempre, il suo linguaggio universale senza confini né costrizioni.











