“I matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei attori del loro delirio….” Questa è una citazione tratta da “Le libere donne di Magliano”, un libro scritto da Mario Tobino, un’opera a metà tra il romanzo e il reportage, nato dalla sua esperienza di oltre trent’anni come medico psichiatrico presso l’Ospedale Psichiatrico di Maggiano, vicino a Lucca.
Il racconto è un viaggio intimo e doloroso all’interno del reparto femminile del manicomio, dove l’autore descrive con grande umanità, le vite delle pazienti che lui chiamava affettuosamente “amici matti”.
Le storie di queste donne ribelli, malate, o semplicemente fragili, diventano una metafora della sofferenza umana e della fragilità mentale. Molto spesso sono donne che non si allineano alle rigide regole della società patriarcale del tempo, che vengono “nascoste” e dimenticate dal mondo esterno.

Le libere donne di Magliano: non esiste una trama lineare, ma un susseguirsi di ritratti.
Lella, le contadine, le suore e le infermiere, sono tra le figure più toccanti e accomunate da un dolore intimo e profondo di “Le libere donne di Magliano”. Nel 1953, anno di pubblicazione del romanzo, le pazienti non sono curate con medicinali, bensì con pratiche oggi considerate brutali, come l’elettroshock, l’isolamento e, in casi estremi anche dalla lobotomia transorbitale che consiste nell’inserimento di uno strumento sottile, tipo un punteruolo, attraverso la cavità oculare. In questo modo il chirurgo distrugge la sostanza bianca che collega i lobi frontali al resto del cervello, ritenuta la causa di alcuni “comportamenti patologici irrecuperabili”.
Nel romanzo autobiografico, il dottor Tobino tenta una “rivoluzione” opponendosi al sistema. Vuole curare le pazienti attraverso un approccio che unisce la scienza medica a una profonda umanità rifiutando l’uso dell’elettro-shock, sfidando così i metodi rigidi e repressivi delle istituzioni. Considera il manicomio, non un luogo di reclusione, bensì come uno spazio di protezione e ascolto.
Crede che l’empatia e il dialogo siano strumenti fondamentali per lenire la sofferenza delle donne ricoverate.

Dal libro alla fiction
Un tema di cui si sa molto poco, una pagina di storia che è rimasta sconosciuta, fino a quando la Rai Radio Televisione Italiana, ha riadattato il romanzo “Le libere donne di Magliano” in una serie TV andata in onda a marzo 2026, riscuotendo un grande successo.
Nella fiction, il dottor Tobino si innamora di una giovane paziente, Margherita, discendente da una famiglia di ricchi setaioli, rinchiusa a Magliano, contro la sua volontà, dal marito ex avvocato del padre, che la sposa solo ed esclusivamente per le proprie mire patrimoniali. Lo psichiatra riesce a guadagnarsi la fiducia della paziente che gli racconta di essere stata vittima di violenze di ogni tipo: fisica e psicologica da parte del marito
La fiction, un viaggio negli anni che hanno anticipato la legge Basaglia, ricorda e valorizza Mario Tobino come uno tra i massimi esponenti della psichiatria italiana.
Secondo uno studio condotto nel 2004 a cura del dott. Barbato, con la chiusura dei manicomi in Italia, molti pazienti psichiatrici hanno acquisito maggiore autonomia nel momento in cui sono stati inseriti in contesti comunitari.
Anche i matti sono creature degne d’amore – Dottor Mario Tobino











