Cuori che si sfiorano, il romanzo toccante di Francesca Veronesi

Nel suo romanzo “Cuori che si sfiorano” Edizioni L’Arca di Noè, Francesca Veronesi tesse una trama di emozioni rare, dove la fragilità dell’esistenza si intreccia con la forza dei legami più profondi. Attraverso figure femminili intense e complesse, l’autrice esplora il coraggio della rinascita, il valore del perdono e il mistero della donazione degli organi, restituendo ai lettori una storia capace di toccare nel profondo senza mai indulgere nella retorica.

Con una scrittura limpida e consapevole, Francesca ci accompagna in un viaggio dove i cuori, pur sfiorandosi appena, trovano sempre un modo per riconoscersi. In questa intervista, l’autrice racconta origine, visioni e vibrazioni emotive che hanno dato vita al suo romanzo più intimo.

copertina del libro Cuori che si sfiorano

Francesca Veronesi: intervista all’autrice di Cuori che si sfiorano

Cuori che si sfioranoӏ un titolo poetico e intenso. Quando hai sentito che questa era la storia che dovevi raccontare?

“Cuori che si sfiorano è nato nel momento in cui ho avuto il coraggio di mettermi alla prova e di sperimentare la magia affascinante del creare, del dar vita e del poter muovere i fili di una storia. In passato ho frequentato dei corsi di scrittura emozionale e creativa per imparare a dare il giusto nome agli stati d’animo. Durante uno degli esercizi mi è stato chiesto di pensare a qualcosa che potesse essere raccontato.

E questa storia io l’ho vista talmente chiara e nitida con gli occhi dell’immaginazione che ho sentito il bisogno di metterla nero su bianco, di darle voce e condividerla. La trama, nel corso della stesura, si è arricchita del mio vissuto, dei miei stati d’ animo, delle mie riflessioni e della scoperta e della conoscenza di luoghi e di persone. Tra cui un fotografo.

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foto licenza CC

Definirlo cosi è molto riduttivo: un signore di 91 anni, che è stato docente di fotografia in un’importante accademia di belle arti e, negli anni, ha collaborato con università statunitensi e importanti musei. Un giorno mi ha regalato una raccolta di sue fotografie in bianco e nero .Ne sono rimasta talmente affascinata da sentire il bisogno di costruire intorno a lui uno dei personaggi del romanzo. Quindi credo che Cuori che si sfiorano è nato quando mi sono resa conto che amavo talmente tanto questi personaggi e le loro vite, da volerli far conoscere a chiunque lo avesse desiderato”.

La struttura dei capitoli, legata alla lettera finale di Paolo, è una scelta narrativa raffinata. Come è nata questa idea del “filo segreto” che guida l’intera trama?

“In Cuori che si sfiorano, Paolo è un personaggio fondamentale, coprotagonista con Rosy di una parte significativa del romanzo. Ma un lettore attento nota che dopo i primi capitoli scompare lasciando chi legge un po’ perso. È come se fosse collocato in una sorta di limbo: c’è o non c’è?

Con questo filo segreto ho voluto far sentire la sua presenza, quasi una carezza nei confronti della donna che ha amato per tutta la vita. Un modo per dire al lettore che non è stata una semplice comparsa, ma che lui c’è e che forse dobbiamo aspettare la fine del romanzo per capire e giudicare”.

 

cuore su una strada disegnato
foto di Giacomo Alessandroni licenza CC

Le protagoniste femminili — Ester, Rosy, Sofia, Agnese e Sara— sono donne forti e vulnerabili allo stesso tempo. In quale di loro ti rivedi di più?

“Credo di essere forte e al tempo stesso vulnerabile come ciascuna di loro e, penso, che queste due caratteristiche diano il giusto spessore, non solo a queste donne forgiate dalla vita che, in tempi e modi diversi, ha presentato loro il conto, ma anche a tutto il romanzo.

Analizzando queste donne riconosco in ciascuna di loro tratti della mia personalità, ma quella più vicina a me è Sara, la mamma di Ester. Anche io come lei a 20 anni ho avuto il primo dei miei tre figli e rinunciando agli studi di medicina, mi sono buttata a capofitto nel ruolo di madre.

Come ogni genitore vivo con apprensione e ansia. Cerco di stare un passo indietro per permettere loro di sbagliare ma, a volte, il senso di impotenza mi soffoca e non posso far altro che farli sentire amati e che su di me potranno sempre contare. Un po’ come Sara di fronte alla malattia della figlia”.

Foto mezzo busto di Francesca Veronesi autrice del libro Cuori che si sfiorano
Francesca Veronesi, foto su licenza autrice

Cuori che si sfiorano è intessuto di piccoli gesti d’amore e di dolore che “sfiorano” senza toccarsi del tutto. È un modo per raccontare che i legami più forti non hanno bisogno di presenza fisica?

“Sono fermamente convinta che i legami più forti non abbiano bisogno di presenza fisica. L’amore a distanza può sopravvivere alla vita stessa e al perdersi di vista. Come Paolo che ha vissuto lontano dalla sola donna che ha amato conservandone il ricordo in ogni sua fotografia e pensiero.

Anche l’amicizia quando è pura, sincera e disinteressata rimane. Possono trascorrere mesi senza vedere un amico, ma se il sentimento è genuino nel momento in cui avverrà l’incontro nulla sarà cambiato, anche se in quel lasso di tempo, in mezzo, è trascorsa la vita per entrambi”.

“Divisi e lontani in questa vita, ma uniti per sempre in un’altra”: una frase potente e consolatoria. Credi che l’amore abbia davvero una dimensione eterna?

“Mi piace pensare che esista una dimensione in cui l’amore possa essere eterno. Certo, al giorno d’ oggi risulta un po’ difficile crederlo.

“Io ti amerò sempre “è una frase che adesso viene detta un po’ troppo facilmente e con superficialità, forse senza neppure assaporarne il vero significato. Poi la vita ti mette di fronte a situazioni, problemi, persone e il per sempre diventa a tempo determinato e l’amore diventa un sentimento da quattro soldi e poi dolore.

Nello stesso tempo ci sono persone che si amano, in segreto e nonostante i mille ostacoli. L’amore c’è e sopravvive e rimarrà in eterno con loro e solo i loro cuori sapranno di essersi appartenuti in questa vita e chissà magari, perché no anche in un’altra”.

Hai  detto che “scrivere è regalare eternità alle parole e alle emozioni”. Quando hai capito che la scrittura era la tua forma di eternità?

“Leggere e scrivere sono sempre state per me delle necessità. Se leggi vivi mille vite, conosci posti, vive emozioni. Quando scrivi provi la magia del creare, del plasmare; e quello che scrivi rimane e a suo modo parla di te.

Nella frenesia della vita, ad un certo punto, mi sono resa conto che scrivendo avrei lasciato tracce di me, indelebili ai miei figli e alle persone care. Volevo che loro avessero qualcosa di mio. Volevo che annusando le pagine del mio libro potessero sempre sentire il mio profumo e la mia voce. In questo modo ho assaporato il mio per sempre”.

una mano che scrive un libro con pennino su un foglio
Foto di StockSnap da Pixabay

Quanto c’è di autobiografico e quanto invece è puro atto di immaginazione?

“Scrivere è romanzare la realtà che ci circonda. È come se la impacchettassimo per bene per renderla più intrigante o misteriosa, in modo da suscitare interesse e curiosità.

In Cuori che si sfiorano mi sono liberamente ispirata a persone e luoghi che conosco dipingendone la vita a tratti fedele alla realtà, a tratti puramente immaginata. Non è un romanzo autobiografico ma, il personaggio di Rosy è un omaggio alla memoria di una persona a me molto cara. Tra noi non c’ erano legami di sangue ma, il bene che nutriva nei miei confronti andava oltre”.

Il tema della donazione degli organi è affrontato con una delicatezza rara. Che cosa vorresti che il lettore portasse con sé dopo aver chiuso l’ultima pagina?

“L’anno scorso è morto un ragazzo del mio paese precipitando da una scarpata. Una persona solare, gentile, forte, che amava la vita così intensamente da scegliere di donare gli organi. Questo avvenimento mi ha fatto molto riflettere.

Non ho alcun tipo di competenza in materia e non mi permetterei mai di esprimere giudizi, però mi piacerebbe che chi chiudesse l’ultima pagina del libro si soffermasse a pensare all’importanza, alla bellezza e al coraggio di questo gesto supremo d’ amore. Il cuore di una persona che hai amato ora può continuare a battere dentro un ‘altra, come se non se ne fosse mai andata. Una sorta di vita dopo la morte“.

sala operatoria
foto licenza CC

Pensi che la letteratura possa ancora cambiare il modo in cui guardiamo alla vita e alla morte?

“Non credo che un romanzo, una poesia o un racconto possano cambiare il modo di vedere la vita o la morte. Penso, però che siano in grado di aiutare a rielaborare emozioni o avvenimenti. Leggendo una persona può immedesimarsi, rispecchiarsi e vivendo le gioie o i dolori dei protagonisti magari può ritrovare sé stesso, la felicità o la speranza o può carpire spunti di riflessione“.

Cuori che si sfiorano parla anche di seconde possibilità. Quanto credi nella rinascita, nella possibilità di “un cuore nuovo”, anche in senso metaforico?

“Sbagliare credo sia insito nella natura umana. È nel nostro DNA. E dagli errori spesso si impara, si cresce e ci si rialza. Ovviamente non parlo di reati, per quelli esiste la legge; ma di delusioni, incomprensioni, fallimenti.

Le seconde possibilità, forse esistono per questo: per dimostrare prima a sé stessi e poi agli altri che si può cambiare, che si è ancora meritevoli di fiducia. Non so se è giusto concedere seconde possibilità a prescindere da ogni cosa ,ma credo valga la pena farlo”.

Cuori che si sfiorano è un libro che tocca, solleva e lascia un segno. Un libro che va vissuto pagina dopo pagina.
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