Illusionista, prestigiatore, mentalista: Bartolomeo Bosco è considerato da molti il più grande mago di tutti i tempi tanto che Houdini, nel 1903 ne fa restaurare la tomba. Il suo nome diventa sinonimo stesso di magia nell’Ottocento. Ma Bosco influenza persino la moda e il linguaggio comune. A lui si ispirano invenzioni come il primo sistema di stampa fotografica automatica: il “sistema Bosco” proprio perché, per quei tempi è ai limiti del magico e dell’incredibile. Insomma omaggi illustri e leggende che ancora oggi affascinano studiosi e appassionati.
Non stupisce che sia nato proprio a Torino, nel 1793, città da sempre avvolta da un’aura misteriosa e simbolica. Eppure, paradossalmente, di Bosco nel capoluogo piemontese sembrano essersi perse le tracce.

Bartolomeo Bosco, un genio della magia
La casa natale di Bartolomeo Bosco non esiste più, ci racconta Marco Aimone, presidente del Circolo della magia di Torino. Così come è scomparso il Caffè Internazionale, di proprietà della madre Cecilia Caterina Cuore. Di uno dei più grandi illusionisti della storia restano pochissimi segni tangibili, non solo a Torino ma anche nel resto d’Italia. Eppure il suo nome, nell’Ottocento, era ovunque.
Dai campi di battaglia alla magia nei campi di prigionia
La carriera di Bosco inizia giovanissimo e in modo drammatico, continua Aimone. Arruolato nell’esercito napoleonico, partecipa alla campagna di Russia e rimane gravemente ferito. Creduto morto, è depredato da un soldato cosacco che si accorge, con stupore, che gli oggetti sottratti finiscono misteriosamente nelle proprie tasche.
Quindi, scoperto ancora vivo, Bosco viene condotto in un campo di prigionia nei pressi di Tobolsk, in Siberia occidentale. È proprio lì che il suo talento emerge. Infatti, per alleviare le sofferenze dei compagni, inizia a esibirsi attirando così l’attenzione degli ufficiali russi. Da quel momento la sua vita cambia radicalmente: chiamato alla corte dello zar la sua carriera prende una dimensione internazionale.

Re dei prestigiatori e prestigiatore dei re
Rientrato in Europa, Bartolomeo Bosco inizia una lunga tournée che lo porta nelle corti più prestigiose del continente e oltre, tra America e Africa. Il suo talento è tale da fargli guadagnare un titolo rimasto celebre: “re dei prestigiatori e prestigiatore dei re”.
Il numero che lo consacra come leggenda assoluta è quello dei bussolotti. Bosco ne perfeziona la tecnica a un livello mai raggiunto prima, tanto che ancora oggi i maghi studiano i suoi metodi. Celeberrima anche l’illusione della fucilazione: davanti a un plotone di esecuzione, Bosco riceve la scarica dei fucili e riappare illeso, tra il fumo, con le pallottole ai piedi.
Un influencer dell’Ottocento
Bosco unisce nei suoi spettacoli conoscenze di fisica, chimica, matematica e raffinata capacità psicologica. Il tutto condito da ironia, eleganza e grande presenza scenica.
Questa modernità lo rende un vero influencer ante litteram. Abbandona l’abbigliamento orientale tipico dei maghi dell’epoca e sale sul palco con giacche aderenti e maniche corte: le famose “marsine alla Bosco”, pensate per dimostrare al pubblico che non nasconde nulla. Una scelta estetica che diventa tendenza.
L’ammirazione di Houdini e Chaplin
L’eredità di Bartolomeo Bosco è enorme. Harry Houdini, quarant’anni dopo la sua morte avvenuta nel 1863, acquista e restaura a proprie spese la sua tomba a Dresda, salvandola dalla distruzione. Ancora oggi la lapide è curata dal circolo dei prestigiatori della città.
Anche Charlie Chaplin rende omaggio al mago torinese: nel film Il circo (1928), il prestigiatore sabotato da Charlot porta il nome di Professor Bosco.

Il libro che riporta Bosco alla luce: la biografia di Alex Rusconi
Nonostante fama e riconoscimenti, Bartolomeo Bosco viene progressivamente dimenticato. A colmare questo vuoto, dopo 150 anni, è Alex Rusconi, studioso e prestigiatore, che dopo quindici anni di ricerche pubblica nel 2017 Bartolomeo Bosco. Vita e meraviglie del mago che conquistò l’Europa, edito da Florence Art Edizioni e con prefazione di Raoul Cremona.
Il libro, illustrato e ricco di documenti, ricostruisce la carriera artistica e la dimensione umana di Bosco e approfondisce episodi leggendari, tra cui la misteriosa spedizione del 2018 per recuperare i bauli di Bosco, affondati nella Senna nel XIX secolo. Un tesoro storico mai recuperato, che aggiunge ulteriore fascino al mito.

Rusconi racconta di aver scritto il libro per rendere finalmente giustizia a una figura fondamentale della magia mondiale, rimarcando l’assurdità del fatto che Torino non gli abbia ancora dedicato una via, nonostante una petizione avviata nel 2017.
“La magia sta nel buonumore”. ( Epitaffio sulla tomba di Dresda)











