Maa Maat Centre: la biblioteca con un milione di libri che rischia di sparire

interno con scaffali del Maa maat centre

Un milione di libri possono stare dentro una biblioteca. Ma possono anche raccontare cinquant’anni di storia culturale che difficilmente sarebbe possibile ricostruire una seconda volta.

A Londra è partita una mobilitazione per salvare la straordinaria raccolta creata da Nkrumah “Baba” Pepukayi, libraio e attivista di 76 anni che da oltre mezzo secolo raccoglie libri legati alla storia, alla letteratura e alla cultura nera. Oggi più di un milione di volumi sono custoditi nel Maa Maat Centre di Tottenham High Road. Purtroppo molti non sono catalogati e il centro non è nelle condizioni di renderli regolarmente accessibili al pubblico.

Pepukayi comincia nel 1972, in un periodo in cui trovare in Gran Bretagna libri di autori neri era molto più difficile di oggi. Diventa uno dei primi distributori del settore, fornendo testi a lettori, scuole, biblioteche e organizzazioni comunitarie. Nel tempo la raccolta è cresciuta fino a comprendere titoli rari, fuori catalogo o difficilissimi da sostituire.

Nkrumah “Baba” Pepukayi, del Maa Maat cultural centre
Nkrumah “Baba” Pepukayi, foto da sito web

Furti, infiltrazioni e libri che nessuno ha ancora catalogato

Il problema non è soltanto economico. Il Maa Maat Centre subisce ripetute effrazioni e necessita di interventi per essere messo in sicurezza. La campagna promossa dal Black British Book Festival insieme a Selina Brown punta a finanziare la protezione dell’edificio, la riapertura al pubblico e soprattutto l’avvio della catalogazione e della digitalizzazione della raccolta.

La risposta è stata sorprendente. All’11 agosto 2026 la raccolta fondi aveva superato le 75.000 sterline, con oltre tremila donazioni, raggiungendo il nuovo obiettivo indicato dagli organizzatori.

Ma la vicenda solleva una domanda che riguarda molte grandi collezioni private: cosa succede a una biblioteca quando chi l’ha costruita per una vita non può più occuparsene?  La scelta dei titoli, le edizioni, i testi fuori catalogo e persino il modo in cui sono stati cercati e riuniti possono trasformarla in una fotografia irripetibile di un’epoca.

interno con scaffali del Maa maat centre

Biblioteche salvate, donate e disperse

Un precedente celebre arriva proprio dal Regno Unito. Nel 2021 la Honresfield Library, che custodiva manoscritti e opere delle sorelle Brontë, Jane Austen, Walter Scott e Robert Burns, ha rischiato di essere venduta pezzo per pezzo. Una mobilitazione guidata dai Friends of the National Libraries riesce a raccogliere oltre 15 milioni di sterline. I documenti vengono quindi destinati a biblioteche e case museo britanniche, mantenendoli accessibili al pubblico.

In Italia è accaduto qualcosa di diverso con la biblioteca di Umberto Eco. Gli eredi hanno donato allo Stato la sua collezione e nel luglio 2026 l’Università di Bologna ha inaugurato la Biblioteca Eco, che nella prima fase ospita oltre 32.000 volumi provenienti dalla casa e dallo studio milanese dello scrittore. Una biblioteca privata è così diventata patrimonio di studio collettivo.

interni con libri e scaffali
biblioteca Eco foto di G. Bianchi

Non sempre, però, le raccolte rimangono unite. Negli Stati Uniti la biblioteca del collezionista William A. Strutz, formata in oltre sessant’anni e composta da più di 15.000 libri, è stata progressivamente dispersa attraverso una serie di aste iniziate nel 2024 e concluse nel 2025. Tra i volumi c’erano rarissime edizioni di Frankenstein, Il grande Gatsby e Lo Hobbit.

È proprio questo il rischio. Se una raccolta di un milione di libri si disperde, scompare anche il filo che per cinquant’anni li ha tenuti insieme.

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