Niente frasi, niente dialoghi, nessuna trama da seguire. In The Point!, il nuovo libro del poeta Nasser Hussain, il protagonista è uno solo: il punto esclamativo. Ottantotto pagine che trasformano il segno più rumoroso della punteggiatura in materiale poetico.
The Point! Si può scrivere un libro eliminando le parole?
Nasser Hussain ha deciso di provarci nel modo più radicale possibile. Uscito l’8 settembre 2026, per la casa editrice canadese Coach House Books, The Point!, raccolta di poesia visiva di 88 pagine che l’editore presenta come composta utilizzando soltanto punti esclamativi.
Il punto esclamativo smette così di essere un semplice segno collocato alla fine di una frase. Cambiando dimensione, posizione, distanza e disposizione sulla pagina diventa immagine, ritmo, pausa, accumulo. Il lettore non deve tanto decifrare un testo quanto osservare ciò che accade nello spazio bianco.

Il segno di punteggiatura che gli scrittori dovrebbero evitare
Il punto esclamativo è probabilmente uno dei segni più sorvegliati dai manuali di scrittura. È associato all’enfasi, all’eccesso, alla necessità di sottolineare un’emozione che forse il testo non è riuscito a comunicare da solo.
F. Scott Fitzgerald lo paragonava al ridere della propria battuta. Elmore Leonard invitava gli scrittori a usarne pochissimi. Anche Gertrude Stein guardava con sospetto a questo piccolo segno verticale. Sono proprio alcuni dei nomi evocati dall’editore nella presentazione di The Point!: Hussain prende un simbolo tradizionalmente accusato di essere troppo vistoso e gli concede l’intero libro.
La domanda implicita diventa allora interessante: chi ha deciso che mostrare entusiasmo sia stilisticamente poco elegante? Hussain rovescia il divieto. Se il punto esclamativo urla, lascia che urli. Se sembra eccessivo, moltiplichiamolo.

Nasser Hussain aveva già scritto poesie con i codici degli aeroporti
The Point! appare meno bizzarro quando si osserva il percorso del suo autore. Hussain, poeta e docente di Letteratura e Scrittura creativa alla Leeds Beckett University, lavora da tempo sulla scrittura sottoposta a vincoli estremi.
Nel precedente SKY WRI TEI NGS aveva costruito poesie utilizzando i codici IATA di tre lettere degli aeroporti. MAN, per esempio, è il codice di Manchester: da quella coincidenza Hussain comincia a chiedersi quante parole possano essere costruite servendosi esclusivamente delle sigle aeroportuali.
Ne trova più di mille e le trasforma in materiale poetico, arrivando persino a disegnare idealmente itinerari geografici attraverso le parole.
Con The Point! la restrizione diventa ancora più severa. Il vocabolario disponibile si restringe fino a contenere praticamente un unico elemento.

Prima di essere considerato fastidioso, indicava meraviglia
Anche la storia del punto esclamativo riserva qualche sorpresa.
È un segno relativamente giovane rispetto ad altre forme di punteggiatura. La sua diffusione nella stampa europea risale soprattutto al Quattrocento, periodo nel quale compaiono o si stabilizzano diversi nuovi segni necessari a rendere più chiara la lettura dei testi. In inglese è a lungo chiamato anche “note of admiration”, segno di ammirazione o meraviglia.
Prima di diventare l’incubo dei correttori di bozze, quindi, serviva proprio a restituire sulla pagina qualcosa che la voce possiede naturalmente: sorpresa, intensità, emozione. Esattamente il territorio nel quale Hussain lo riporta.
Quando il libro diventa un oggetto da guardare
The Point! appartiene alla tradizione della poesia visiva e della scrittura vincolata, dove la forma tipografica entra direttamente nel significato.La pagina diventa una superficie. Un gruppo compatto di punti esclamativi può suggerire qualcosa di completamente diverso da un unico segno sperduto nel bianco. Quantità, orientamento e distanza prendono il posto di verbi e aggettivi.
È un esperimento che arriva in un momento curioso. Viviamo circondati da emoji, notifiche, maiuscole, reaction e segni ripetuti per amplificare continuamente ciò che scriviamo. Il punto esclamativo, tanto rimproverato nei manuali, è diventato uno degli abitanti più comuni della comunicazione digitale. Hussain gli ha semplicemente dato ciò che raramente gli era stato concesso: 88 pagine tutte per sé.











