Non tutti sanno che durante la Prima guerra mondiale, Agatha Christie presta servizio come infermiera volontaria nell’ospedale della Croce Rossa di Torquay, nel Devon. Nel 1915 passa al dispensario, il reparto dedicato alla preparazione e alla distribuzione dei medicinali. Per svolgere quelle mansioni occorre una formazione specifica: conoscere le sostanze, interpretare le prescrizioni e lavorare con precisione.
Nel 1917 la Christie supera l’esame per assistenti della Society of Apothecaries. La qualifica ottenuta corrisponde al ruolo di assistente nella preparazione dei medicinali, assimilabile a quello di un tecnico di farmacia.
Quell’esperienza le fornisce conoscenze utilizzabili nella costruzione degli intrecci. Un farmaco poteva diventare un indizio; una prescrizione, un elemento da controllare; l’accesso ai medicinali, una circostanza capace di restringere il numero dei sospettati.

Agatha Christie e i veleni, il primo delitto di Poirot nasce al dispensario
Il risultato è Poirot a Styles Court, pubblicato per la prima volta nel 1920 con il titolo The Mysterious Affair at Styles. Al centro dell’indagine c’è la morte per avvelenamento di Emily Inglethorp, ricca proprietaria di una residenza di campagna. La sostanza coinvolta è la stricnina: Agatha Christie costruisce il caso sfruttando le proprie conoscenze farmaceutiche, senza ricorrere a un veleno immaginario.
La sua descrizione e preparazione così accurata attirano l’attenzione del Pharmaceutical Journal, che recensisce il romanzo. Per una scrittrice al primo libro, il riconoscimento arriva anche dall’ambiente professionale in cui aveva studiato.

Farmaci, veleni e abitudini
Il metodo dell’ avvelenamento permetteva alla Christie di collocare il delitto dentro gesti ordinari: assumere una medicina, partecipare a una cena, bere in compagnia. L’indagine doveva ricostruire chi avesse avuto accesso a un oggetto, quali abitudini conoscesse e in quale momento fosse potuto intervenire.
I veleni cambiavano da un libro all’altro. In Tragedia in tre atti compare la nicotina; in Un delitto avrà luogo? , noto soprattutto come La domatrice, il caso coinvolge un medicinale per il cuore.

I farmacisti veri che finiranno nei romanzi
Durante la sua formazione, la scrittrice incontra un farmacista che porta in tasca un pezzo di curaro perché lo fa sentire potente. Il ricordo riemerge molti anni dopo: quell’uomo contribuirà a ispirare Zachariah Osborne il farmacista di Un cavallo per la strega, del 1961.
Il romanzo accosta morti sospette, una lista di nomi e presunte pratiche di stregoneria. Dietro l’apparenza soprannaturale trova spazio il tallio, il cui impiego narrativo è suggerito a Christie da un altro farmacista vero: Harold Davis, in forza permesso lo University College Hospital di Londra.

Una lettrice riconosce i sintomi grazie al romanzo
La descrizione dell’avvelenamento in Un cavallo per la strega porta, nel 1977, un’infermiera sua accanita lettrice, a pensare che una bambina affidata alle sue cure potesse essere stata avvelenata dal tallio.
La perdita dei capelli, descritta nel libro, contribuisce a orientare il sospetto. La lettura del romanzo aiuta a riconoscere un’intossicazione reale. Il libro era uscito sedici anni prima.











