Da quando esiste la scrittura esistono biblioteche e archivi, testimoni del passato che conservano la memoria e la riversano nel presente. Dalla Mesopotamia all’Egitto, dalla Persia al Mali e via dicendo: le generazioni passano ma loro rimangono.
Biblioteche e archivi, quando vengono consultati non mentono. Colmano le lacune della memoria e sbugiardano i bugiardi. Come sapevano gli uomini che, nell’antichità, si sono rinchiusi in conventi a copiare manoscritti e i dotti che li hanno letti e fatti conoscere.
Chi si interesserà degli Archivi pubblici, li troverà depositi di materiale per ogni genere di studi…Scrive Andrea Gloria, lo storico che i padovani chiamano “il secondo Tito Livio”.
Gli archivi elettronici possono essere modificati e falsificati, i documenti su pietra, pergamena e carta invece no.

Biblioteche e archivi, testimoni del passato
Nel centro di Padova, tra le sale dello storico Caffé Pedrocchi, si sono da poco concluse le celebrazioni di 800PadovaFestival. Dall’altra parte della città io incontro Antonio Re, socio fondatore della Associazione Fraglia La Vecchia Padova.
Siamo al Portello, dove nel ‘700 si parla veneziano. Oggi è il Quartiere Latino di questa città a vocazione universitaria. L’appuntamento è di fronte al palazzo settecentesco Bragadin-Michiel, una delle dimore padovane di Giacomo Casanova. Ci aspettiamo nel punto in cui s’incontrano via Belzoni, via Ognissanti e, perpendicolare, via Portello. Sembra di sentire ancora nell’aria la tristezza del vecchio libertino, uscito di prigione e prossimo alla fuga in Polonia. Quindi, alla morte.
Antonio è stato ingegnere e di cognome fa Rebustello. Troppo lungo per un profilo Facebook, e quindi Antonio Re. “Com’è si è formata questa moderna Fraglia?”, gli chiedo per rompere il ghiaccio. I tavolini del Caffè dove ci siamo seduti, quasi a ridosso della imponente Porta “Portello”, sono affollati di giovani. L’impegno di Antonio e dei suoi amici, vuole proteggere e preservare la città che loro erediteranno.
Veniamo alla Fraglia. Com’è nata? Quando i creatori del gruppo Facebook La Vecchia Padova, si accorgono di avere superato il ragguardevole numero di quarantacinquemila iscritti, decidono di diventare un’Associazione. Scelgono di chiamarsi come le antiche associazioni dei mestieri: le Fraglie, appunto. E continuano a condividere sul noto social conoscenze, immagini e racconti della città di Padova.

Padova la Città dei senza
Da almeno due secoli Padova è conosciuta come la città dei tre senza: il Caffè senza porte, il Santo senza nome, il Prato senza erba. Ovvero: Il Caffè Pedrocchi, Sant’Antonio, il Prato della Valle.
L’antichissima storia di Padova ha avuto un andamento irregolare. Nasce come città d’acque, con i Paleoveneti insediati lungo il fiume Bacchiglione. È municipium di Roma. In epoca medievale rientra nell’orbita filo imperiale e cosmopolita di Ezzelino III da Romano. Appartiene a Venezia dal 1405 al 1797, poi all’Austria e quindi diventa Italiana.
Negli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento la sua economia conosce un discreto incremento, che porta alla nascita di nuove industrie e a un progressivo, anche se ancora parziale, abbandono delle campagne. La città fiorisce. Poi cominciano le devastazioni. Documentate da disegni, mappe, relazioni conservate in biblioteche e archivi. Se la prima, compiuta ai danni del borgo medievale di Santa Lucia, va imputata al ventennio fascista, gli anni della democrazia non sono più clementi né più saggi.

Padova città senz’ acque
Padova, città d’acque, cade nelle mani di una amministrazione che decide il tombinamento di quasi tutti i suoi canali interni. Canali grazie ai quali la città era nata e su cui per secoli e millenni avevano viaggiato persone e merci. Lungo le cui sponde scorreva un tempo la vita dei padovani. Negli anni Cinquanta e Sessanta sono stati abbattuti anche edifici come l’Albergo Storione, in stile liberty, demolito per far spazio ad una Banca, e il Teatro Garibaldi, realizzato dal nonno della “divina” Eleonora Duse, sventrato per far spazio ad un supermercato.
A questo destino sono scampati biblioteche e archivi. Fino a che può essere ricordato, nessun passato è perso.

Vecchi periodici, atti catastali, libri e riviste. Tutto è storia
Quindi non tutto è perduto. Padova sarà anche soffocata dai parcheggi ma di sicuro non manca di biblioteche e archivi.
Non solo: è anche ricca di testimonianze visive. Così efficaci in un’epoca che presta fede all’immagine, più che alla parola scritta.
Documenti cartacei e resti di quello che non c’è più, sono gli alleati di chi ha creato la Fraglia La Vecchia Padova e di tutti quelli che la fanno vivere. Con questo, torniamo ad Antonio Re.

Antonio Re racconta l’Associazione Fraglia
Qual è l’obiettivo del vostro impegno?
”Allora… come abbiamo detto prima L’Associazione Fraglia la Vecchia Padova nasce dal gruppo di Facebook “la Vecchia Padova”, che dal 2014 raggruppa sempre più persone, attualmente più di 46.000, con lo scopo di condividere conoscenze, immagini e racconti della città di Padova. Con questo gruppo si sono realizzate escursioni, visite, eventi con discreto successo, portando a conoscenza dei partecipanti molti aspetti storici e artistici spesso poco conosciuti, e anche aiutando, con un contributo economico, progetti di recupero storico culturale.”
”La Vecchia Padova conta oggi più di 64000 membri, un numero davvero considerevole. Questo significa che i padovani amano molto la loro città? Oppure che i problemi di Padova sono talmente tanti, e tanto impellenti, da spingere un gran numero di cittadini a occuparsene?”
“Io penso che i padovani davvero amino la propria città. Il nostro gruppo è costituito da tutti gli iscritti, e non solo loro, che leggono i nostri post. Sono loro i motori del nostro successo. Diffondono i racconti che ricordano, le fotografie dimenticate nel cassetto, gli episodi cittadini che hanno vissuto. Tutte queste raccolte costituiscono, soprattutto, accendono la scintilla di amore verso la propria città. Certo, spesso alcune foto o certi accadimenti sollecitano reazioni di critica. Ma la storia passata non si può cambiare, ed è invece importante che tutto quello che viene pubblicato venga tramandato e resti nella memoria dei lettori.”

Voi pubblicate anche un Almanacco storico.
“Il nostro motto è La cultura non deve essere un privilegio per pochi, ma un’opportunità per tutti. In questa frase è il principio ispiratore del nostro gruppo e del nostro lavoro. Allora, a un certo punto, gli iscritti hanno cominciato a chiederci di poter avere uno strumento per esplorare la nostra città anche quando sono in relax sul divano o se stanno viaggiando in autobus o in treno. Allora che è nata l’idea di pubblicare l’Almanacco della Vecchia Padova. Quasi una sfida, un grande punto interrogativo. Ebbene: quest’anno siamo arrivati al settimo volume e continuiamo a ristampare le vecchie edizioni !
Perché l’Almanacco è un libro che accompagna il lettore lungo tutto l’anno. Poche righe per raccontare un episodio, una curiosità e poi si può continuare la lettura in un secondo momento, certi di non avere dimenticato il filo del discorso.”
Secondo te e gli altri soci più “anziani” e più attivi, la Vecchia Padova è in grado di giocare un ruolo attivo nella salvaguardia del patrimonio architettonico e artistico della città?
“Questa è una domanda davvero lusinghiera! Cosa vuoi che ti dica…È certo che tanti nostri lettori, sfogliando le nostre pagine, si sono resi consapevoli di errori del passato che, con un po’ più di attenzione, si sarebbero potuti evitare. Consideriamo allora che tra i nostri tantissimi lettori, ce ne sono molti che coprono posizioni di responsabilità nelle aziende e nelle industrie, nel commercio e nell’artigianato. Per non parlare della Pubblica Amministrazione! Beh, allora…Con un po’ di presunzione, possiamo dire che qualche buona idea può anche arrivare dalla Vecchia Padova!”
Per chi vuole approfondire può andare sul sito della Vecchia Padova cliccando qui











