Marco Ardemagni, coltivatore di parole sugli schermi, in radio e sulla carta

Marco Ardemagni in una libreria.

Marco Ardemagni è una voce che molti conoscono per i numerosi programmi radiofonici di cui è autore e conduttore. Dal 2022 su Raiplay e Rai Italia, insieme a Filippo Solibello, è al timone di Paparazzi: la prima trasmissione quotidiana in inglese che racconta l’Italia nel mondo. Ma oltre allo schermo c’è un mondo fatto di ricerca, acrobazie linguistiche e creatività. Dai rebus alla poesia, dalle rime alle sfide enigmistico-letterarie, Marco ha trasformato il linguaggio in un parco giochi: una mente creativa che costruisce e smonta le parole come si fa con i mattoncini Lego. Tra rebus, rime e titoli “ribaltati”, le sue creazioni letterarie sono un mix di poesia, enigmistica e ironia.
Oggi lo incontriamo per scoprire come nasce questa passione e quali segreti si nascondono dietro le sue invenzioni.

Primo piano di Marco Ardemagni
courtesy by M. Ardemagni

Marco Ardemagni e la Bufala Cosmica. Come nasce questo progetto e quali sono le sue caratteristiche? La raccolta Rime tempestose è stata la tua prima pubblicazione poetica?

La Bufala Cosmica è un gruppo di quattro poeti ludici che nacque a Milano nel 1989. Io avevo circa ventisei anni, ma avevo sempre scritto poesie giocose fin dai tempi della scuola. Forse il primo modello era stato Mario Marenco, il poeta architetto di Alto Gradimento con Arbore e Boncompagni. Al liceo, il prof. Tornitore che si era laureato con Edoardo Sanguineti e di cui poi sarebbe diventato assistente a Genova, mi aveva introdotto alla poesia delle avanguardie, allargando il mio sguardo dal filone ludico a quello sperimentale. Poco dopo, grazie all’opera di Giampaolo Dossena e Stefano Bartezzaghi, avevo conosciuto il meccanismo delle restrizioni linguistiche, inaugurato dall’Oulipo di Perec e Queneau. Nel 1986 alcuni miei testi giocosi vennero utilizzati in un programma satirico di Radio Popolare. Sergio Ferrentino, Massimo Cirri e Ivano Casamonti facevano finta di scoprirli nei cassetti dei serissimi redattori dell’emittente milanese.

Prima di proseguire, una curiosità: chi ha ideato il titolo della raccolta?

Nell’89 una giornalista di Repubblica volle fare un articolo sulla nuova poesia ludica milanese e si rivolse a Radio Popolare e qui trovò il mio nome e quelli di altri due ingegneri poeti: Gianni Micheloni (che pubblicava poesie anche su Linus) e Antonio Pezzinga. Io non li conoscevo personalmente, ma l’articolo di Repubblica ci unì. Dalle frequentazioni sanguinetiane genovesi invece conobbi la bolognese Alessandra Berardi che chiese l’affiliazione immediata alla Bufala Cosmica per evidenti affinità creative. Fu lei a trovare un appellativo per ciascuno di noi: Micheloni era il “poeta dell’impegno civile”, Pezzinga “il lirico intimista”, io ero “l’acrobata del linguaggio”, per sé Berardi riservò la qualifica di “musa autoispiratrice”. Poco dopo Pezzinga, che purtroppo è mancato nove anni fa, conobbe Maurizio Nichetti il quale ebbe l’idea di farci pubblicare un volume collettivo nella collana che curava. Mi attribuisco il discutibile merito di aver trovato sia il nome del gruppo Bufala cosmica, sia il titolo della raccolta Rime tempestose. Dopo la pubblicazione facemmo qualche decina di serate di reading in giro per l’Italia. Noi ci divertivamo un sacco, forse anche ci ascoltava.

Copertina di Rime tempestose.

Copertine di libri o locandine di film “ribaltate”. L’Instagram di Marco Ardemagni è un laboratorio di titoli alternativi. Come ti vengono queste idee? E soprattutto: come si allena lo “sguardo laterale” per scovare parole nascoste dentro altre parole? A proposito, ti è mai capitato che qualcuno ti dicesse: “il tuo titolo è meglio dell’originale”?

Beh, “Rime tempestose” nasce dallo stress combinatorio sulla parola “Rime” e ha riscontrato molto interesse, più tardi l’ho visto utilizzato anche da altri. Per svariati anni ho lavorato su quel tipo di meccanismo anche per Caterpillar AM con gli IndovinArde che iniziarono il pomeriggio in cui mi saltò in mente il nome di Silvio Pelvico, che ovviamente era il patriota che muoveva meglio il bacino.

Poesia a pedalata assistita. Nel tuo libro Irrimediabilmente rime, accanto alle tue poesie, ci sono le rime preferite da altri lettori. Che differenza c’è tra poetare da soli e farlo in compagnia?

La pedalata assistita citata nel sottotitolo si riferisce al fatto che non trovo scandaloso “spiegare” una poesia e quindi ho inserito, sia in Irrimediabilmente rime, sia in pubblicazioni successive, delle dettagliate descrizioni dei meccanismi poetici e linguistici sfruttati. Quindi non solo è legittimo spiegare le poesie, ma lo è anche comporre e confrontarsi con gli altri poeti. Tutti abbiamo in mente il modello del poeta solitario, come il passero, alla Leopardi. Forse ci dimentichiamo della comunità stilnovista e del continuo confronto tra i suoi membri a partire da Dante che voleva essere preso per incantamento assieme a Guido e Lapo.

Marco Ardemagni presenta la raccolta Irrimediabilmente rime.
immagine di N. Fabrizio

Marco Ardemagni: poeta o scienziato? Per scrivere versi bisogna avere anche la testa da ricercatore? E se sì, il tuo laboratorio è il dizionario, la strada o la fantasia?

Sono un poeta un po’ ricercatore. Non sono un grande appassionato di oroscopi, l’astrologia è sicuramente una pseudoscienza ben strutturata, ma in me convivono uno spirito immaginifico (forse proveniente dal mio segno dei pesci) e una propensione all’incasellamento e al calcolo (magari dal mio ascendente vergine). Sicuramente quello che resta fuori dal mio orizzonte è l’effusione del sentimento. Non che non mi interessi la poesia lirica, se la leggo nel lavoro degli altri, ma non fa parte del mio personale catalogo, se non occasionalmente. In questo senso il mio laboratorio è certamente innanzitutto il dizionario, poi la fantasia e quasi per nulla la strada.

Copertina di Irrimediabilmente rime

Dal rebus al Crucifestival: quanto ami i giochi enigmistici? Lo scorso novembre un tuo rebus è comparso sulla Settimana Enigmistica e per Sanremo 2025 hai creato il “Crucifestival”. Da 1 a 10, quanto ti diverti? E per chi non è del mestiere: come nasce un rebus?

I giochi di parole sono per me, e per molte altre persone, una fonte di divertimento inesauribile. Nella mia storia individuale la lettura della Settimana Enigmistica rappresentava un momento di pacificazione con mio padre, con il quale avevo un rapporto piuttosto burrascoso. Da molto tempo mi cimento con la creazione di giochi, stretti parenti delle poesie che scrivo: cruciverba, anche tematici; i già citati IndovinArde radiofonici. Ai rebus sono arrivato da poco. Per risolverli esistono delle convenzioni che vanno imparate (ad esempio: si svolgono da sinistra a destra, i grafemi (le lettere) possono precedere o seguire l’oggetto indicato, eccetera). Per scriverli, dopo aver fatto un po’ di esercizio da solutori, suggerirei di partire dalla ricerca di parole che contengono al loro interno articoli o preposizioni articolate.

Marco Ardemagni e i pantaloni alla zuava. Ogni 12 novembre li sfoggi sui tuoi canali. Qual è la storia dietro questa scelta?

Si tratta di un piccolo atto di ribellione nei confronti del conformismo. Il “sistema” ci vuole in certo modo? E noi per un giorno ci vestiamo indossando un capo desueto, senza alcun interesse commerciale: il pantalone alla zuava che, nel mio caso, veniva indossato solo in occasione di gite alpestri e che trovo sempre molto incongruo in città. È il mio modo di dire “non saremo mai come ci volete voi”.

Marco Ardemagni indossa i pantaloni alla zuava.
courtesy by M. Ardemagni

Calcio e parole: la tua squadra del cuore. Qual è e perché le hai dedicato un libro che racconta ogni passaggio di una partita? Piccola sfida: se dovessi creare un rebus sul calcio, quale parola sarebbe la più difficile da inserire?

Qui si uniscono due mie debolezze: l’ossessività e il tifo calcistico. Nel 2009 l’Inter vinse un derby per 4-0 e il primo gol, segnato da Thiago Motta, fu così bello che provai a descriverlo sul mio blog passaggio per passaggio. Sono i gol che preferisco: quelli che arrivano al termine di una lunga costruzione corale. Arrivato alla fine di questa descrizione minuziosa mi resi conto che non ci avevo messo troppo tempo a stendere il pezzo e mi sono detto che moltiplicando lo sforzo per cento avrei potuto descrivere passaggio per passaggio un intero match. Fortunatamente l’Inter, pochi mesi dopo quel derby, vinse la Coppa dei Campioni, e io raccontai la finale contro il Bayern di Monaco, con quel livello di dettaglio estremo in un libro intitolato Ininterrottamente Inter – Entomologia di un’epopea. In particolare di questa impresa insensata, mai tentata da nessuno, mi piaceva l’idea di cogliere quell’attimo impercettibile in cui la squadra che sta per subire un gol è ancora in possesso del pallone, eppure, analizzando bene il quadro, si nota già una smagliatura che tra un istante condurrà alla perdita del controllo della sfera e di lì, inesorabilmente, a procedere come su un piano inclinato, verso la porta di chi poco prima era in possesso del pallone e, quindi, verso il gol della squadra avversaria. L’inavvertito avvicinarsi del dramma.
Quale parola “calcistica” sarebbe difficile da inserire in un rebus? Quasi tutte! Anche perché non puoi appoggiarti a “fiore” all’interno di un rebus per formare la parola “Fiorentina”, in quanto l’etimo è lo stesso. In ogni caso sfido tutti a creare un rebus che includa “Sampdoria”.

Copertina di Ininterrottamente Inter

Da Bufala Cosmica a Biancaneve e i settenari: evoluzione poetica. Come è cambiato il modo di scrivere in versi di Marco Ardemagni rispetto agli inizi?

Visto che nelle precedenti risposte mi sono dilungato, qui sarò brevissimo: come direzione il mio modo di scrivere è cambiato pochissimo: la stella polare è sempre costituita dal gioco e dalla sperimentazione. Ho semplicemente ampliato il numero di giochi e di esperimenti che mi concedo, tecnicamente diversissimi l’uno dall’altro, ma uniti da uno spirito comune.

Marco Ardemagni seminascosto dietro la copertina di Biancaneve e i settenari.
courtesy by M. Ardemagni

Noi di Openlibri ringraziamo Marco Ardemagni per averci accompagnato in questo viaggio tra versi giocosi e inventiva sportiva. Dai rebus alla poesia, dalle rime alle copertine reinventate, Marco ci ha mostrato che il linguaggio non è solo comunicazione, ma anche divertimento, curiosità e libertà. Un mondo dove ogni parola può diventare una sorpresa, se la si osserva da un’angolazione diversa.

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