Pur essendo la figura più visibile di un’orchestra, il direttore ricopre un ruolo talvolta misterioso e, per molti, meno definito rispetto a quello dei singoli musicisti. Cosa significa dirigere? Per quanto tempo si studia e si prova un nuovo concerto? Il direttore è un collega o un comandante? Prima ancora di incontrare il Maestro Claudio Morbo, la curiosità sulla sua professione fa sorgere numerosi quesiti. Menzioniamoli qui uno alla volta:
Cosa significa dirigere?
Dirigere significa orientare un gruppo di persone ad un risultato intellettuale e artistico comune. L’interpretazione musicale concede differenze di punti di vista. In un’orchestra di 90 persone, potrebbero sorgere differenti soluzioni per quanto riguarda l’intensità di un “forte” o all’incalzare di un “accelerando”. È necessario che ci sia la persona che coordina questi parametri per ottenere un risultato unico.

Per quanto tempo si studia e si prova un nuovo concerto?
Non esiste un tempo ottimale che stabilisce quanto deve essere provato un concerto. Dipende da una serie di elementi che vanno dalla qualità degli interpreti all’incalzare del calendario dell’orchestra. Spesso i tempi sono ristretti per motivi economici, per cui si deve fare leva sulla professionalità e la capacità dei musicisti per ottenere un risultato di qualità in tempi limitati.
Il direttore è un collega o un comandante?
Da studente, provai a rivolgere questa domanda al mio insegnante, il famoso direttore d’orchestra ungherese Erwin Acél. La sua risposta fu “Devi essere un musicista tra musicisti. Chiedere delle cose che abbiano un senso musicale e rivolgersi sempre con educazione e garbo. E se vuoi che l’orchestra sia dalla tua parte, finisci la prova cinque minuti prima!” Ipse dixit!

Maestro Morbo, alle tre domande dell’introduzione ne aggiungiamo un’altra, ritornando indietro nel tempo: dove e quando nasce il suo amore per la musica?
La musica ha fatto parte della mia vita fin dalla più tenera età. In casa avevamo un pianoforte, ereditato da una zia che era mancata quando io avevo sei mesi. L’ostetrica che mi aveva fatto nascere. Nei miei ricordi più lontani c’era quel grande mobile nero e misterioso, che mi attraeva con il suo respiro sonoro. Magico ed invitante.
Qual è il percorso di studi che deve intraprendere un direttore d’orchestra e quali sono le caratteristiche che deve possedere?
È un percorso di studi lungo e faticoso che si sa quando inizia ma che non finisce mai. Richiede lo studio accademico più profondo e strutturato: l’armonia, il contrappunto, l’orchestrazione, il pianoforte. Ma richiede soprattutto la grande curiosità di voler ascoltare la musica dei grandi, compositori. Leggerla sulla partitura, approfondirne il significato. E questo tipo di studio non si conclude mai.

Per molto tempo lei è stato direttore e docente di composizione ed esercitazioni orchestrali dell’Istituto Musicale “Corelli” di Pinerolo, qual è la differenza tra il dirigere un’orchestra giovanile e una di professionisti, magari formata da 90 elementi, come l’Orchestra Sinfonica MAV di Budapest?
C’è molta affinità tra un’orchestra di ragazzi e una formata da professionisti. Io ho notato che quando degli studenti di musica si pongono con lo strumento di fronte a una persona che li dirige, si comportano in maniera molto matura. L’importante è trattarli come adulti e loro si comporteranno come tali.

Da alcuni anni la sua attività si svolge prevalentemente all’estero con qualche graditissimo ritorno in Italia nel 2023 con il Concerto Sinfonico di Ferragosto, trasmesso in diretta dalla Rai in mondovisione, e nell’aprile di quest’anno a Cuneo per il Concerto di Primavera. Come viene considerata e accolta la musica italiana negli altri paesi?
La musica italiana all’estero viene generalmente accolta con grandissimo entusiasmo. I nostri autori, soprattutto operisti, sono amati incondizionatamente ovunque. Anzi, penso che a volte all’estero siano apprezzati maggiormente di quanto capita in Italia.
C’è chi ricorda con grande piacere gli eventi di divulgazione musicale da lei tenuti a Pinerolo. Quanto è importante raccontare la musica per capire temi, linguaggi, storie, motivazioni?
Penso che la divulgazione musicale sia fondamentale per raggiungere il maggior numero di persone possibile. Esiste un pregiudizio nei confronti della grande musica che la fa sembrare “noiosa ” o ” difficile “. Quando ci si accorge che sono soltanto sovrastrutture intellettuali, ci si rende conto che chiunque può frequentarla e godere del piacere che può dare.

Immagini di avere di fronte una persona che desidera avvicinarsi alla musica classica e che le chiede un consiglio di ascolto. Quali brani suggerirebbe?
Credo che non esistano brani da usare come trampolino per entrare in un mondo nuovo. Penso che il discorso debba porsi parallelamente alla crescita culturale e intellettuale dell’individuo. Vedere il film “Amadeus” oppure “Concerto” può far nascere la curiosità di ascoltare la musica di Mozart o il concerto per violino di Tchaikovsky. Questa deve essere la spinta intellettuale corretta: far nascere il desiderio all’ascolto.
I suoi canali social, compreso YouTube, sono ricchi di brani di concerti e opere da lei dirette come l’Aida all’Amman Opera Festival in Giordania. L’Opera lirica quanto è presente nelle sue passioni e nella sua carriera?
Io credo che l’opera lirica, rifacendomi al pensiero degli antichi greci, sia la forma più completa di spettacolo, perché coinvolge musica, movimento e parola. Per me il momento più emozionante è quando le luci si abbassano, inizia a suonare l’orchestra e il sipario lentamente si apre. È il momento magico in cui si entra nell’incantesimo. È la musica, con il suo fascino discreto, che compie il miracolo.

C’è un messaggio nascosto nella musica sinfonica e operistica che un orecchio adolescente può scoprire?
Anni fa guidai, per qualche anno, un’orchestra formata da bambini tra gli 8 e i 12 anni. Trascrivevo per loro i brani che ritenevo più adatti. Si potrebbe pensare che a quell’età gradissero musiche e prese da cartoni e film di animazione. Errore. I brani che eseguivano più volentieri erano le trascrizioni del Flauto Magico di Mozart. Il messaggio che i grandi compositori nascondono nelle loro musiche sono un codice spesso indecifrabile.
In un’epoca dominata dalla velocità, dai contenuti brevi e dall’ascolto spesso distratto, cosa può ancora insegnarci la musica sinfonica sulla concentrazione, sull’attesa e sulla profondità dell’esperienza artistica?
Credo che ci sia una grande analogia tra lettura ed ascolto. Così come si legge un grande romanzo si dovrebbe ascoltare una fuga od una sinfonia. Non con le cuffiette, facendo jogging o attendendo la metropolitana, ma comodamente seduti in poltrona, nella sala da concerto o nel proprio salotto. Nessuno leggerebbe Proust facendo squat.

Con gratitudine ci congediamo dal Maestro Claudio Morbo. Osservando i suoi movimenti durante la direzione di un concerto, non possiamo non pensare a un abbraccio consapevole e costante fra chi guida, chi ascolta e chi esegue, alla vicinanza che la musica suscita fra gli esseri umani, alle emozioni che le note trasportano nutrendo mente e cuore.











