Women’s Prize 2026: Virginia Evans e il premio per autrici

the correspondent vincitore women prize

L’11 giugno scorso, a Londra, Virginia Evans ha vinto il Women’s Prize 2026 per la fiction con il romanzo The Correspondent, che da allora continua a riscuotere successo internazionale.

Ma prima di parlare di libro e autrice, facciamo un piccolo passo indietro. Cos’è e com’è nato il Women’s Prize per la letteratura?

Il premio ha spento proprio nel 2026 le sue trenta candeline, ma nasce già come idea nel 1991, per staccarsi dal Booker Prize. Quell’anno, infatti, sebbene gran parte dei libri in concorso fossero stati scritti da donne, nessuno di essi si guadagnò la sestina finalista. La scrittrice Kate Mosse, supportata da un seguito di autrici ed editrici, decide quindi di fondare un premio alternativo, in cui le donne possano godere della meritata visibilità, corroborata dai numeri del mercato editoriale.

Nasce così, nel 1996, il primo Women’s Prize, che all’epoca si chiamava Orange Prize for Fiction. Da allora, ogni anno si riconosce il premio a un libro scritto in inglese da un’autrice e pubblicato nel Regno Unito.

Immagine di una donna in primo piano che sta aprendo una lettera con un tagliacarte. Opera pittorica.
Opening a love letter – Amedeo Momo Simonetti – pubblico dominio

Il libro vincitore del Women’s Prize 2026

Quest’anno è toccato a The correspondent, già tradotto e pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo Tutte le mattine di Sybil.

Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, e conduce una vita tranquilla fra le piante del suo giardino e le sue corrispondenze, la parte più importante della giornata. Sybil scrive lettere di continuo, di quelle vere, a mano, con carta e penna, e non ha mai smesso. Scrive ad amiche, familiari e conoscenti, e intrattiene rapporti epistolari perfino con autrici e autori che ammira. La scrittura la invita alla lentezza e a stilare il bilancio della sua vita, quando si trova davanti a una lettera che non ha il coraggio di spedire…

La giudice della giuria Julia Gillard lo ha definito un romanzo straordinario, che riesce a elevare una vita ordinaria con commozione e renderla emotivamente coinvolgente, facendoci riflettere sulle scelte della nostra vita. Il tutto in una forma non semplice come quella del romanzo epistolare, che denota grande abilità di scrittura.

Tutte le mattine di Sybil si preannuncia una storia tenera e intima, pronta a scaldare e commuovere il cuore. Merito del libro è anche quello di rivalorizzare la corrispondenza cartacea come atto di riflessione lenta e connessione profonda, in un mondo digitale iper velocizzato e connesso, ma incapace di comunicare davvero.

La trasposizione cinematografica è già sicura: sarà una Sybil interpretata da Jane Fonda a raccontarci la sua storia sul grande schermo.

Virginia Evans: “Sembrava che il fallimento fosse la mia specialità”

Oltre ai pregi che sono valsi il premio, la storia personale di Virginia Evans merita un’attenzione particolare. Prima di questo, Evans ha scritto ben sette romanzi non pubblicati e ricevuto innumerevoli rifiuti. Ogni volta, tra un no e un lavoro di fortuna per mantenere la famiglia, ha continuato a scrivere con appassionata perseveranza, cosa che fa ogni giorno dall’età di 19 anni.

The correspondent è nato durante la pandemia, nel ripostiglio di una casa in affitto nel North Carolina, mai davvero pensato per la pubblicazione. Lei stessa, con un’incredula genuinità, fatica a realizzare che cosa sia diventato.

La scrittrice Virginia Evans
La scrittrice Virginia Evans, foto dal suo sito personale

Tra le finaliste del premio, oltre a Lily King e Susan Choi, 4 su 6 esordienti, a riconfermare l’impegno del Women’s Prize a mettere in luce il talento delle scrittrici emergenti. E se si guarda al passato, il premio vanta una rosa di vincitrici di tutto rispetto, in cui il livello è altissimo. Nomi del calibro di Margaret Atwood, Zadie Smith, Chimamanda Ngozi Adichie, Maggie O’ Farrell e Barbara Kingsolver. Insomma tutto, o quasi, il gotha della letteratura contemporanea.

La commozione provata e la solidarietà ricevuta dalle altre concorrenti alla cerimonia di premiazione sono un bellissimo esempio e fonte di ispirazione non solo per chi scrive, ma per le donne in generale.

Piccola nota critica riguarda il dibattito che, come spesso accade, suscita questo tipo di iniziativa. Premi di genere sì o no? Come per le quote rosa, si scatenano reazioni controverse e c’è chi si chiede se la loro esistenza sia più o meno funzionale.

Sta di fatto che, senza il Women’s Prize, la Evans, come tante altre, non le avremmo mai conosciute.

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