Novecento di Alessandro Baricco, il fascino del pianista senza storia

Novecento di Alessandro Baricco frame da wikimedia commons

Ci sono libri che si leggono, si dimenticano. Novecento di Alessandro Baricco si vive anche dopo l’ultima pagina. Attraverso la storia di un pianista straordinario, nato e cresciuto su un transatlantico, l’autore invita il lettore a riflettere sul senso della libertà, della paura e delle scelte che danno forma alla nostra vita. Pubblicato da Feltrinelli nel 1994, ha conquistato il pubblico grazie alla sua intensa forza narrativa.

Il fascino di Novecento

Testo teatrale, monologo per un solo attore, il libro racconta la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, bambino nato sul piroscafo Virginian, abbandonato sulla nave da emigranti e poi allevato da un componente dell’orchestra.

Novecento passerà tutta la sua vita su quel piroscafo senza scendere mai a terra, eppure conoscerà il mondo meglio di tanti altri grazie al racconto di tutti i viaggiatori che salgono sul Virginian.

foto P. Perusia

Una vita iniziata e finita su una nave, in 88 tasti di un pianoforte.

È un mistero come Novecento abbia fatto ad imparare a suonare il pianoforte, così come è un mistero come faccia a non oscillare sulla nave durante una tempesta. Le note di Novecento risuonano ben oltre l’oceano, perché la sua musica, quella che suona in terza classe e non in prima, sembra arrivare da un altro pianeta.

Una vita che non riesce ad andare oltre, che non riesce a scendere quei tre scalini che la separano dalla terraferma, dalla brulicante realtà con le sue strade, tante, troppe, così tante da non poterne immaginare la fine. Troppe incognite, troppe variabili. Novecento fermo sul terzo gradino

Un uomo senza data di nascita

Novecento torna alle sue note, che sono soltanto 7, ma con cui riesce a inventare infiniti mondi, uno per ogni passeggero del Virginian, uno per ogni sogno che non potrà mai realizzare, per tutte le donne che non amerà mai, per i figli che non potrà avere, per la vita che ha scelto di non vivere.

Novecento è questo: un uomo senza patria, senza famiglia, senza data di nascita. Ufficialmente non è mai esistito. Sa trasformare in musica i desideri e le passioni degli altri, creando una sinfonia unica, travolgente, mai suonata prima. La terra è una nave troppo grande per lui.

Un passaggio particolarmente significativo è la scena in cui Novecento spiega perché non abbia mai voluto scendere a terra. La terraferma gli appare come una realtà smisurata, indefinita. Una “città infinita”, senza un vero confine, un “profumo troppo forte”, una musica nuova che non sa suonare. Sulla nave, invece, esiste un mondo delimitato, familiare, nel quale Novecento sa orientarsi.

Novecento e la paura

Novecento ha paura. La paura di perdersi nella vastità delle relazioni umane con tutto il loro carico di responsabilità, delusioni, difficoltà, sconfitte, dolori, nell’ignoto dei sentimenti, che sono tanti, troppi, infiniti. La paura di non riuscire a trovare una direzione di fronte all’immensità della vita, lo trattiene a bordo del Virginian, trasformando la sua scelta di non scendere a terra in una riflessione più intima sul rapporto tra libertà e identità.

Eppure Novecento non è poi così strano Chissà quanti di noi sono fermi, da troppo tempo, su quel terzo gradino… a guardare la vita scorrere da lontano.

Nel 1998 Giuseppe Tornatore ha tratto, da questo monologo, il film La leggenda del pianista sull’oceano. La pellicola riprende e integra la storia originale, adattandola al linguaggio cinematografico.

Alessandro Baricco: icona contemporanea

Alessandro BAricco
Alessandro Baricco, foto licenza CC

Nato a Torino nel 1958, esordisce come critico musicale su Repubblica e avvia una collaborazione con La Stampa, per cui lavora tuttora come editorialista culturale.

Il primo grande successo arriva con Castelli di rabbia nel 1991, a cui fa seguito due anni dopo Oceanomare.

In questi anni debutta anche in televisione: conduce per la Rai, due trasmissioni: L’amore è un dardo e Pickwick – Del leggere e dello scrivere, programma dedicato alla lettura di grandi classici e non.

La fondazione della Scuola Holden

Nel 1994, Baricco insieme ad altri quattro colleghi e amici, fonda la Scuola Holden, una delle realtà pionieristiche in Italia nell’insegnamento della scrittura e della narrazione. All’epoca l’idea di insegnare a scrivere era guardata da molti con perplessità.

Il nome scelto per questa scuola riflette il desiderio di promuovere l’inclusività e la convinzione che chiunque possa accedere alla scrittura, purché disponga degli strumenti adeguati.

L’idea, in fondo, era creare una scuola falla quale il giovane Holden Caulfield, protagonista dell’omonimo romanzo di Salinger non sarebbe mai stato espulso.

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