Sperimentazione dell’insegnamento reciproco: il metodo innovativo di Lorena Ronchi

foto coperina lorena ronchi metodo insegnamento reciproco una classe multietnica con insegnante

In un momento in cui la scuola italiana è chiamata a confrontarsi con classi sempre più eterogenee e complesse, il libro Sperimentazione dell’insegnamento reciproco di Lorena Ronchi rappresenta una guida concreta e innovativa per docenti ed educatori. Frutto di oltre quarant’anni di esperienza sul campo e di un lavoro basato sull’Evidence Based Education, il volume propone un approccio efficace per migliorare la comprensione del testo e favorire un apprendimento inclusivo.

Premiata con lAtlante Italian Teacher Award 2023, Lorena Ronchi porta nel dibattito educativo italiano modelli internazionali come l’istruzione diretta e il reciprocal teaching, adattandoli alla realtà quotidiana delle classi. L’abbiamo intervistata per approfondire dal vivo la sua esperienza didattica.

Lorena Ronchi autrice del libro Sperimentazione dell’insegnamento reciproco
Lorena Ronchi , foto courtesy by L. Ronchi

Lorena, Il suo libro Sperimentazione dell’insegnamento reciproco, nasce proprio da una sperimentazione concreta in una classe complessa e multiculturale. Quando ha capito che non bastava “insegnare”, ma che occorreva ripensare radicalmente il modo di far apprendere?

Fin da quando insegnavo matematica, avevo scelto di lavorare senza l’uso dei libri di testo, privilegiando i tempi di apprendimento degli alunni rispetto al rispetto rigido delle programmazioni. Con questo gruppo, una lezione tradizionale di italiano non avrebbe prodotto
risultati significativi, se non per i pochi alunni italiani.

La maggior parte erano bambini e bambine nati in Italia da famiglie straniere oppure neoarrivati. Inoltre, in generale l’attenzione era molto più breve rispetto a quelli degli alunni che avevo incontrato in precedenza e, per molti, l’apprendimento risultava particolarmente lento.

In un contesto con quasi la metà della classe non italofona, cosa significa davvero parlare di inclusione? E cosa ha scoperto che non aveva mai letto nei manuali?

Per me la disciplina scaturiva da una relazione autentica e personale, fondata sulla fiducia reciproca. Si reggeva su poche regole chiare e condivise, che facevo rispettare con fermezza, ma sempre con attenzione alle fatiche e ai bisogni di ciascuno. Nel corso degli anni ho letto molti testi sulla gestione della classe, perché mi sono trovata spesso a lavorare con “classi difficili”. Tuttavia, l’esperienza mi ha insegnato che nessuna tecnica è davvero efficace se non è sostenuta da un affetto sincero.

È stato proprio questo legame genuino a permettermi di  affrontare le crisi e i momenti più complessi della vita quotidiana in aula. Permettevo ai bambini e alle bambine di sbagliare, considerandolo parte essenziale del loro percorso, in seguito guidavo alla riflessione, senza giudizio, aiutando a comprendere il senso delle proprie azioni. In questo modo riuscivo a essere autorevole e rispettata. Anche le eventuali sanzioni venivano accolte con consapevolezza e senza drammi.

copertina libro Sperimentazione dell’insegnamento reciproco

In Sperimentazione dell’insegnamento reciproco emerge una pianificazione estremamente rigorosa delle lezioni. Quanto conta la struttura per liberare  e non limitare  l’autonomia degli studenti?

La struttura della programmazione era sempre stata per me soltanto un’impalcatura su cui poggiare gli elementi fondamentali della disciplina. Non un percorso rigido da seguire passo dopo passo, ma un sostegno flessibile in cui avevo fissato obiettivi definiti, tempi pensati ed essenziali individuati con precisione.

La consideravo un “passaggio” necessario, attraverso il quale ogni bambino potesse cogliere ciò che era più vicino al proprio modo di apprendere, ai propri tempi e alle proprie inclinazioni. Allo stesso tempo, rappresentava un punto di ritorno: uno spazio di confronto, di verifica e di riflessione, utile per orientarsi e dare senso al cammino svolto.

L’insegnamento reciproco ribalta in parte il ruolo tradizionale del docente. Che cosa succede in classe quando gli studenti diventano protagonisti attivi della comprensione?

L’aula cambia natura: il sapere non viene trasmesso in modo unidirezionale, ma diventa uno spazio di costruzione condivisa in cui si modifica di continuo anche la collocazione degli arredi. Quando un bambino deve spiegare ad un compagno un concetto, lo argomenta, lo deve aver capito bene e la sua comprensione diventa più profonda poiché ha dovuto rielaborare.
Per colui che espone aumenta il senso di responsabilità e si rafforzano l’autostima e il coinvolgimento, che sarebbero stati minimi in una lezione tradizionale. Il linguaggio che veicola i contenuti è diverso: ogni alunno porta un modo diverso di spiegare, esempi personali e linguaggi più vicini ai pari.

Il mio ruolo non è la fonte del sapere, ma quella di facilitatore, di osservatore attento, di guida che struttura l’esperienza e la collega ad altre, intervenendo solo per chiarire, rilanciare o approfondire. Nella classe si crea un clima di consapevolezza e di partecipazione, l’errore perde la dimensione di giudizio e aumenta il coraggio di esporsi. Così si creano nuove competenze relazionali come l’ascolto e il rispetto.

due bambini che leggono in un prato
Foto di Victoria da Pixabay

Nel libro Sperimentazione dell’insegnamento reciproco Lei insiste molto sulla valutazione formativa e sul feedback continuo. Crede che la scuola italiana sia pronta a misurare il progresso più che la prestazione?

La scuola italiana è purtroppo centrata sulla prestazione come interrogazione, compito e voto, è una cultura valutativa che rassicura perché è chiara, sintetica, immediata ed esistono ostacoli concreti all’applicazione della valutazione formativa (classi numerose, carico burocratico elevato, pressione delle famiglie, secondaria ancora fortemente ancorata al voto).

Misurare il progresso, invece, richiede tempo, osservazione e rigorosa documentazione per rilevare il punto di partenza di ciascun alunno, riconoscere i piccoli progressi e restituire feedback orientativi, considerando l’errore come parte del percorso. La valutazione formativa prevede un cambiamento di mentalità, non solo di strumenti, perché è, innanzitutto, frutto di una scelta pedagogica personale…

A photo of a confused grizzly bear in calculus class natale digitale, foto licenza CC
foto pubblico dominio licenza CC

Dopo anni di sperimentazione, qual è il cambiamento più evidente che ha osservato nei suoi alunni: nelle competenze o nella fiducia in sé stessi?

L’aspetto più evidente era la serenità verso l’errore, la spinta a migliorarsi e a cimentarsi in attività che erano a volte superiori alle loro capacità. La loro a sicurezza non nasceva dal successo immediato, ma dall’esperienza ripetuta di essere accompagnato senza giudizio.
Il miglioramento nelle competenze linguistiche è stato diverso ma presente in ognuno di loro, soprattutto in quegli alunni che si sono maggiormente “fidati” di sbagliare senza sentirsi etichettati e di essere riconosciuti nei propri progressi dai compagni soprattutto.

Se un docente leggesse Sperimentazione dell’insegnamento reciproco con un po’ di scetticismo, quale risultato concreto potrebbe convincerlo a provare?

Gli consiglierei prima di tutto di insegnare semplici routines di lavoro e di gestione del tempo, per evitare di intervenire di continuo e rendere gli alunni più responsabili. Poi potrà osservare come il clima della classe cambia dopo qualche mese di lavoro. Un primo indicatore
non è nei voti, ma nel rumore dell’aula, in cui compare il brusìo fatto di domande, di confronti e di tentativi. Un secondo segnale è l’autonomia degli alunni che lavorano o si auto assegnano un compito, muovendosi per la classe o intorno ad un tavolo senza che l’insegnante intervenga in richiami disciplinari.

Un ultimo consiglio è quello di scegliere consapevolmente quando parlare e quando tacere, perché ogni intervento del docente, se eccessivo, rischia di interrompere il processo di ricerca, di togliere ai bambini la possibilità di tentare, di confrontarsi e di trovare strade proprie. L’adulto osserva, ascolta, coglie i segnali e intervenire solo per orientare o rilanciare con una domanda.

un insegnante con un bambino

Sperimentazione dell’insegnamento reciproco, una testimonianza concreta

Sperimentazione dell’insegnamento reciproco è una testimonianza concreta di come la didattica possa evolversi attraverso ricerca, pratica e consapevolezza. Un testo utile, applicabile e profondamente attuale, capace di offrire strumenti reali a chi ogni giorno vive la scuola.

L’appuntamento al Salone del Libro di Torino sarà un’occasione preziosa per conoscere da vicino Lorena Ronchi, dialogare con lei e scoprire come trasformare la complessità della classe in una vera opportunità di apprendimento.

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