Una fortezza costruita per resistere agli assedi e una poetessa capace di racchiudere l’infinito nello spazio di una stanza. La poetessa è Emily Dickinson, la stanza è quella di Amherst e le architetture militari sono quelle del Forte di Gavi in Piemonte. È da questo incontro, apparentemente impossibile, che prende forma “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson”. La mostra, visibile fino al 4 ottobre, celebra sia i 400 anni del Forte di Gavi ( prima era un castello) sia il 140° anniversario della morte di Emily Dickinson, oltre che il monumentale restauro (circa 4 milioni di euro stanziati) del forte appena terminato.

Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson
Il titolo della mostra riprende l’inizio di una poesia composta da Emily Dickinson intorno al 1861: Make me a picture of the sun, “Fammi un quadro del sole”. La poetessa, in queste rime, chiede un’immagine del sole da appendere nella propria camera, per poter immaginare il calore anche quando il giorno sembra lontano.
Una richiesta semplice soltanto in apparenza. Il sole dipinto deve produrre calore, il pettirosso disegnato deve diventare canto, la finzione deve rendere sopportabile l’assenza. La mostra parte proprio da questa possibilità: tradurre la parola in materia senza trasformarla in una semplice illustrazione.
Il progetto, infatti, riunisce le opere di Matilde Domestico e Floriana Porta, affiancate da Alberto Casiraghy e Nicolò Tomaini, in un percorso nel quale poesia e arte contemporanea smettono di essere linguaggi paralleli e cominciano a contaminarsi. L’esposizione è promossa dalle Residenze reali sabaude – Musei nazionali Piemonte e dall’Università di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici

Emily Dickinson, la mostra di Gavi oltre il mito della donna in bianco
La mostra propone una Dickinson lontana dal ritratto un po’ consumato della poetessa fragile, solitaria e vestita di bianco. Se è vero che la sua vita si svolge in larga parte ad Amherst, nel Massachusetts, e la casa di famiglia è il luogo in cui nasce, muore e compone gran parte della propria opera, la sua poesia mette in discussione molte delle certezze dell’America ottocentesca. La religione istituzionale, l’idea tradizionale della morte, il sapere scientifico presentato come verità assoluta e il ruolo assegnato alle donne.
Emily Dickinson osserva queste gerarchie con una libertà linguistica ancora sorprendente. I suoi celebri trattini impediscono alla frase di chiudersi in un’unica interpretazione. Anche le maiuscole improvvise, le variazioni e le parole lasciate in alternativa sulla pagina sembrano opporsi alla ricerca di un significato definitivo.
È qui che l’omaggio del Forte di Gavi trova la propria direzione più interessante. Gli artisti e le artiste non cercano di raccontare la biografia di Dickinson. Lavorano sulla tensione fra parola e superficie, presenza e cancellazione, intimità e sguardo pubblico.

Matilde Domestico: le parole attraversano il fuoco
Il percorso della mostra al forte di Gavi si apre con le opere di Matilde Domestico, artista che utilizza porcellana dura feldspatica, carta, grafite e metallo. La stanza di Amherst viene evocata attraverso oggetti e arredi ricostruiti in carta: una camera fragile e immersiva entra negli spazi massicci del Forte, contrapponendo alla pietra militare la precarietà di una superficie che può piegarsi, strapparsi, trattenere una traccia.
I versi della Dickinson vengono trascritti sul metallo e trasferiti sulla porcellana. Durante la cottura ad altissima temperatura, le parole si consumano e sembrano scomparire perdendo la loro leggibilità immediata, lasciando però un segno permanente nella materia
Accanto alle installazioni è presentato FA-MI-SOL, libro d’artista realizzato in tiratura limitata da Alberto Casiraghy per la casa editrice PulcinoElefante. Il titolo gioca con le sillabe di “Fammi un quadro del sole” e con i nomi delle note musicali, suggerendo un ulteriore passaggio dalla parola al suono.

Gli acquerelli di Floriana Porta e i libri di Alberto Casiraghy
Con Floriana Porta il dialogo tra pittura e poesia si fa più intimo. Lettere, frammenti di versi e colori convivono su pagine tratte da libri di poesia e spartiti musicali. Il supporto conserva la memoria della scrittura precedente, mentre l’acquerello introduce trasparenze, sovrapposizioni e zone di silenzio.
A dominare è il blu, colore ricorrente nella ricerca dell’artista. Non funziona come semplice elemento atmosferico: trasforma il testo in un paesaggio interiore, sospeso fra lettura e visione. Le parole restano riconoscibili, ma smettono di seguire l’ordine lineare della pagina.

Alberto Casiraghy, poeta, pittore ed editore, porta invece al Forte alcuni libri della sua casa editrice PulcinoElefante. Fondata nel 1982, è conosciuta per i piccoli volumi stampati artigianalmente a caratteri mobili, nei quali poesie, aforismi e interventi artistici convivono in poche pagine. Nelle opere ispirate a Dickinson ricorrono anche le pecore, figure che Casiraghy utilizza come metafora del cammino umano verso il mistero della vita e della morte, uno dei grandi temi della poesia dell’autrice americana.

Nicolò Tomaini e le immagini che non finiscono di apparire
Il confronto con il presente passa attraverso il lavoro di Nicolò Tomaini, dedicato da anni al rapporto tra essere umano, comunicazione e immagine digitale. Nei suoi Loading Portraits, realizzati tra il 2012 e il 2013, il simbolo del caricamento smette di segnalare un semplice ritardo tecnologico e diventa la rappresentazione di uno sguardo sospeso.
L’immagine non è ancora comparsa, eppure il pubblico la sta già aspettando. È una condizione familiare: osserviamo il mondo attraverso schermi che anticipano, filtrano e spesso sostituiscono l’esperienza. Anche davanti a un dipinto, lo smartphone può arrivare prima degli occhi. L’opera viene fotografata ancora prima di essere davvero guardata.
Accostata alla stanza ricostruita da Domestico, la ricerca di Tomaini apre una domanda inattesa: che cosa significa oggi parlare di interiorità? Per Dickinson la stanza poteva diventare uno spazio sterminato dell’immaginazione; per lo spettatore contemporaneo rischia di ridursi alle dimensioni luminose di un display.

Il Forte di Gavi e la Dickinson: dal controllo all’osservazione
Come abbiamo visto prima, la mostra coincide con la riapertura del Forte e con le celebrazioni per i quattrocento anni dall’inizio dei lavori che, nel 1626, trasformano l’antico castello medievale in una fortezza moderna.
È difficile non leggere il rapporto tra luogo e mostra come parte del racconto. Il Forte nasce per controllare il territorio, proteggere confini e opporre resistenza. La poesia di Dickinson compie un movimento differente: concentra lo sguardo, attraversa le pareti domestiche e mette in discussione le categorie consuete di natura, fede, morte, amore e conoscenza.
La stanza di Amherst, ricostruita con la carta, non appare allora come un rifugio passivo. Diventa un osservatorio. E le mura di Gavi, nate per impedire il passaggio, si trasformano per alcuni mesi in un luogo dove parole, immagini e materiali possono attraversarsi.

Informazioni sulla mostra
Dove: Forte di Gavi, via al Forte 14, Gavi, Alessandria
Quando: fino al 4 ottobre 2026
Ingresso: la mostra è compresa nel biglietto di visita al Forte: Intero 5,00 Euro – Ridotto 2,00 Euro per i ragazzi dai 18 ai 25 anni
Orari: Giorni feriali dalle 8.30 alle 17.30. Giorni festivi dalle 9.30 alle 18.30
Biglietti: L’acquisto del biglietto può essere effettuato online su www.museiitaliani.it o sull’app Musei Italiani











