Babbo Natale: storia di un mito che va oltre il Natale

Babbo Natale. Questo nome evoca nelle nostre menti subito immagini chiare: una barba bianca, una risata contagiosa, e quella tradizione che si mescola a un po’di nostalgia.
Lo conosciamo tutti. Ma, se ci fermiamo un attimo, non è curioso come la figura di Babbo Natale sia diventata un simbolo tanto potente, capace di attraversare generazioni e confini culturali? Forse, perché rappresenta qualcosa di più profondo di quello che appare a prima vista.

babbo nayale Santa_Claus_playing_cards_with_Olentzero_-_by_MidJourney. immagine geenrata Ai foto licenza CC

Che cos’è davvero Babbo Natale?

Non stiamo parlando di un uomo che porta regali in una notte, o di una figura mitologica che guida una slitta trainata da renne, ma di un simbolo, un incrocio tra tradizione e sogno. In fin dei conti, il mito di Babbo Natale è semplicemente quello che facciamo di lui.
E se ci pensiamo, il mito stesso non è mai stato statico: è cambiato nel tempo, adattandosi alla società che lo racconta.
Babbo Natale e il suo Mito non è solo la storia di un uomo vestito di rosso, ma rappresenta il racconto di come le nostre paure, le nostre speranze e, diciamocelo, il nostro bisogno di magia si siano plasmati nel tempo.

Babbo Natale d'Italia interpretato dall'attore italiano: Salvatore Fantasilandia
Babbo Natale d’Italia interpretato dall’attore italiano: Salvatore Fantasilandia licenza CC

Le Radici Profonde: San Nicola, Vescovo e Protettore

Tutto comincia con San Nicola, vescovo di Myra nel IV secolo nel lontano 270 d.C. (o 280 d.C.) a Patara, una città portuale che all’epoca faceva parte della Licia, nell’attuale Turchia. Nicola è un uomo che con umiltà e riservatezza si prende cura della sua gente.
Una delle storie più celebri racconta che un uomo povero della sua città aveva tre figlie bellissime, ma non poteva permettersi la dote per farle sposare. Senza dote, il loro destino sarebbe stato la schiavitù o una vita di miseria.

Nicola, ancora giovane e benestante, non volendo umiliare la famiglia, decide di aiutare in segreto. Per tre notti consecutive, lancia un sacco di monete d’oro attraverso la finestra (o il camino) della casa. Il padre scopre Nicola solo l’ultima notte, ma il Santo lo implora di non rivelare chi fosse il benefattore.
Questo gesto lo elegge come un dispensatore di doni segreto. Diventa il protettore dei bambini, dei marinari e dei bisognosi e sa vedere la persona oltre la miseria  prendendosene semplicemente cura.
Il suo giorno di celebrazione è il 6 dicembre, ed è in questa data che il dono e la carità vengono ricordati.

St._Nicholas-Vol_1.1-205.

St._Nicholas-Vol_1.1-205. licenza CC pubblico dominio

Sinterklaas

Quando il culto di San Nicola si diffonde in Europa, in particolare nei Paesi Bassi, nasce in Olanda Sinterklaas. Un vero e proprio rito sociale che pone al centro l’ascolto del bambino e della bambina e l’importanza dell’educazione. A differenza di Babbo Natale che si palesa in una sola notte, l‘arrivo di Sinterklaas è un evento comunitario atteso che si svolge a metà novembre, quando arriva in barca dalla Spagna.

Questo è un lungo periodo di attesa, dal suo arrivo fino alla notte del 5 dicembre con il Pakjesavond, “serata dei pacchetti” dove i bambini e le bambine lasciano una scarpa davanti al camino o alla porta, cantano canzoni e mettono fieno o carote per il suo cavallo bianco, Amerigo (o Ozosnel) ricevendo piccole leccornie o regali. Sinterklaas ha in mano un grande libro in cui annota i comportamenti e il regalo, di fatto, diventa una ricompensa e non un automatismo.

Questa ritualità crea un rapporto di fiducia reciproco: il bambino e la bambina si impegnano in piccole buone azioni e Sinterklaas risponde con piccoli doni e dolci (come i pepernoten). È un dialogo annuale tra l’autorità benevola e la comunità, proprio come il dialogo sincero che si cerca in una relazione di cura.

 arrivo in Olanda Sander van der Wel from Netherlands - Intocht van Sinterklaas in Schiedam 2009
Sander van der Wel from Netherlands – Intocht van Sinterklaas in Schiedam 2009 licenza CC

L’aiutante controverso: Zwarte Piet (Pietro il Moro)

Figura molto discussa è quella dall’aiutante di Sinterklaas: Zwarte Piet (Pietro il Moro). Era l’aiutante che portava le fruste per i cattivi e aiutava a consegnare i doni. Zwarte Piet è tradizionalmente raffigurato con il viso dipinto di nero, labbra rosse e abiti rinascimentali colorati, suscitando da anni un acceso dibattito internazionale sulle sue connotazioni razziali e schiaviste.
A seguito delle proteste, molte città e organizzazioni olandesi e belghe hanno modificato la figura in “Pietro della Fuliggine” (Roetveeg Piet), giustificando la faccia nera con la fuliggine dei camini, o sostituendolo con aiutanti di altri colori.

leggenda di Babbo Natale Zwarte Piet e San Nicola per le vie di Amsterdam foto di Michell Zappa] licenza CC
Zwarte Piet e San Nicola per le vie di Amsterdam foto di Michell Zappa] licenza CC

La Trasformazione Letteraria: Il Poeta e la Slitta

Nel XVII secolo il mito viaggiando verso il “Nuovo Mondo” rappresentato da Nuova Amsterdam (New York), deve adattarsi, deve trovare un modo per parlare al cuore di una nuova cultura. È qui che entra in gioco la letteratura che cerca e trova la chiave per sintonizzarsi con l’io di ogni bambino e bambina.
La svolta arriva nel 1823 con la poesia “A Visit from St. Nicholas” (“Twas the Night Before Christmas”). L’autore, Clement Clarke Moore, crea un’icona e riesce a compiere un passaggio evolutivo. Non bastava più la lezione morale ma serviva la favola, l’avventura, il gesto concreto e visibile della magia.

Antica illustrazione datata 1881. L'autore è Thomas Nast che, insieme a Clement Clarke Moore, ha contribuito a creare la moderna immagine di Babbo Natale
Antica illustrazione datata 1881. L’autore è Thomas Nast licenza CC pubblico dominio

Il vescovo diventa Santa Claus, si addolcisce, abbandona gli abiti vescovili per una pelliccia calda, diventa quel nonno rubicondo che viaggia su una slitta trainata da 8 renne con nomi semplici e festosi e che scende dal camino.
Un “vecchio elfo allegro” (“a right jolly old elf”) con un pancione che “sussulta come una ciotola piena di gelatina” (“a little round belly, that
shook when he laughed, like a bowl full of jelly”).
Nel 1881 Il disegnatore Thomas Nast fissa l’immagine di Santa Claus come un uomo corpulento, allegro, con la barba bianca e un abito di pelliccia (che non era ancora definitivamente rosso) e lo localizza per la prima volta al Polo Nord.
E il suo Mito riprende il viaggio nel mondo rivelandosi anche in altre culture e tradizioni.

Babbo Natale in una cartolina giapponese del 1914
Babbo Natale in una cartolina giapponese del 1914 licenza CC

Father Christmas

Father Christmas (Padre Natale), ad esempio, è una figura che affonda le sue radici nelle tradizioni pagane e medievali inglesi. A differenza di Santa Claus, che ha una chiara origine nel vescovo cristiano San Nicola, Father Christmas era originariamente l’incarnazione dello spirito della festa invernale e della gioia.
In origine, non era primariamente un portatore di doni. Era l’allegoria del buon umore, del mangiare e bere in abbondanza e della festività stessa.
Fino al XIX secolo, veniva tipicamente raffigurato con un abito verde bordato di pelliccia (simbolo di primavera e di rigenerazione in pieno
inverno) e una ghirlanda di agrifoglio o edera. Il suo compito era incoraggiare le persone a godersi il banchetto, il canto e l’allegria del periodo natalizio, specialmente nel giorno di Natale.

Illustrazione di Father Christmas nel Canto di Natale di Charles Dickens Illustrations by John Leech. licenza CC
Illustrazione di Father Christmas nel Canto di Natale di Charles Dickens Illustrations by John Leech. licenza CC

Il grande cambiamento avviene nel periodo vittoriano (metà del XIXsecolo), quando le tradizioni natalizie in Gran Bretagna sono rivitalizzate
(soprattutto grazie all’influenza della Regina Vittoria e del Principe Alberto che introducono l‘albero di Natale dalla Germania).
In questo periodo, la figura americana di Santa Claus è, di fatto, reimportata in Gran Bretagna.
E così…Father Christmas inizia ad adottare i compiti di Santa Claus: diventa il portatore di doni, inizia a viaggiare di nascosto la notte, adotta il metodo di scendere dal camino.
Il personaggio di Santa Claus riesce  a fondersi con le tradizioni natalizie di tutto il mondo e il suo arrivo è definitivamente inserito nella tradizione cristiana nella notte del 24 dicembre in preparazione alla festa principale del 25 dicembre. L’usanza dei regali, che ha radici lontane (anche nei doni portati dai Re Magi), è associata alla sua figura come simbolo laico della generosità e della magia dell’infanzia.

un bambino che dome con un libro a finaco e un cappello di babbo natale
foto pubblico dominio

La Pubblicità: Il Costume Universale e il Rischio di Dimenticare ilCuore

Il passaggio definitivo, che cristallizza l’immagine nel modo in cui la conosciamo oggi, è un‘operazione di marketing che non si limita a vendere una bevanda, ma vende un sentimento.
Tra gli anni ’30 e ’60, l’illustratore Haddon Sundblom lavora per la CocaCola, creando l’iconografia definitiva: il Babbo Natale con la pelliccia
bianca e il vestito rosso acceso. Non è un caso che il rosso sia il colore del brand. L’immagine si standardizza, diventando un cliché potente e globale.
È a questo punto che si rischia di confondere l’istinto autentico (la generosità di Nicola) con la pressione esterna (il consumismo). La pubblicità non ha inventato la figura, ma ne ha fatto il simbolo ufficiale e inamovibile del Natale commerciale.
Ha reso visibile e universale ciò che prima era locale e riservato. Il mito è diventato l’apparire, il vestito, che rischia di offuscare l’essere (la
cura, la carità).

Coca-Cola Christmas truck. Photo made on Vredenburg square, Utrecht, the Netherlands. licenza CC
Coca-Cola Christmas truck. Photo made on Vredenburg square, Utrecht, the Netherlands. licenza CC

Caro Babbo Natale…

La prima volta che ho sentito parlare di te ero seduto su un tappeto ruvido, con le ginocchia arrossate e un pigiama che mi cadeva sempre da una spalla. Mi dicevano “Arriva quando dormi,” “ma solo se il cuore è leggero.” Non sapevo cosa volesse dire avere il cuore leggero, ma mi sembrava una cosa importantissima.
Come se da quella leggerezza dipendesse la possibilità che succedesse qualcosa di straordinario. Così, ogni vigilia, cercavo di non arrabbiarmi, di non litigare con nessuno, di non essere triste. Pensavo che il mio cuore fosse una finestra: più era aperta, più la magia poteva entrare.

Poi cresci, capisci e da adulto ti aggrappi nuovamente a quella frase “solo se il cuore è leggero” e tutto diventa improvvisamente una realtà magica dove la magia non è ciò che vedi ma è ciò che senti quando qualcuno pensa a te senza dirlo o quando tu dedichi te stesso a qualcuno. La leggenda di Babbo Natale è, in fondo, la storia di un protocollo che cambia: da un gesto di cura nascosta (Nicola) a una rappresentazione visiva e commerciale di massa (Sundblom).

babbo natale con una piccola bambina foto licenz CC
licenza CC

Babbo Natale un bisogno che non scompare

Il vestito rosso, i regali sono solo sintomi esterni di un bisogno profondo che non scompare. Ma Babbo Natale, in verità, non è e non sarà mai solo il “portatore di regali”, ma rappresenta il sogno stesso di ognuno di noi. La capacità di credere in qualcosa di magico, di impossibile.
E mentre lo raccontiamo ai bambini, c’è qualcosa che risveglia anche il nostro spirito. Siamo pronti a credere, almeno per un po’, che il mondo puòessere un posto migliore, più…vero.
Ecco che il mito di Babbo Natale, così come il Natale stesso, porta con sé una promessa di speranza, di connessione, è il simbolo del dare, non solo nei regali, ma nel prendersi cura l’uno dell’altro.

Babbo Natale è un modo elegante che la nostra società ha trovato per raccontare un bisogno molto più antico: quello di credere nel bene.
E non un bene generico, teorico, ma un bene semplice, concreto. Il tipo di bene che si vede negli occhi di un bambino che aspetta un regalo,
o nel sorriso di chi ha fatto uno sforzo per rendere felice qualcuno senza aspettarsi nulla in cambio.
In fondo, che cosa ci rimane del Natale, se non il sorriso di un bambino che scarta un regalo, o lo sguardo felice di chi ha trovato il modo di fare felice qualcun altro? E, alla fine, forse è questo il messaggio che Babbo Natale ci vuole trasmettere: la magia sta nel credere che, a volte, un piccolo gesto di bontà possa cambiare il mondo. Anche solo per una notte.

cartolina di Babbo Natale americana
cartolina americana foto licenza CC

E Babbo Natale…

Siamo tutti noi che decidiamo di fare qualcosa di buono quando nessuno lo chiede, o prepariamo una sorpresa, o troviamo il tempo per gli altri, o ci ricordiamo il desiderio di qualcuno quando avremmo potuto semplicemente ignorare.
Babbo Natale è chi sceglie la cura invece dell’indifferenza e Babbo Natale non è mai stato solo un “personaggio” ma è un “luogo” magico.
Un posto segreto dentro di noi. Un rifugio fatto di attese, di sorprese, di quella sensazione inspiegabile che succederà qualcosa di buono, anche se non sai esattamente cosa.

La notte di Natale, mentre tutti si distraggono tra luci e rumori, fermiamoci un attimo, guardiamo dalla finestra le case illuminate. Lì da qualche parte, in una di quelle stanze, c’è qualcuno che sta incartando un dono per un altro. Senza aspettarsi niente. Forse stanco, forse in ritardo, forse arrabbiato, forse travolto dai suoi pensieri o forse con le mani fredde e gli occhi lucidi. Eppure lo fa.

Ed eccolo lì, Babbo Natale. Quello vero. Non scende dal cielo. Non passa dai camini. Passa dalle persone. Ogni anno, da sempre.
E la magia non è mai stata nei regali. È in quel gesto segreto. Quello che nessuno vede, ma che cambia l’atmosfera di una notte.
E che, se ci pensiamo, può cambiare tutti…anche noi. Ed è per questo, forse, che il mito non finisce mai. Passa semplicemente da una favola a una possibilità. La possibilità che, anche solo una volta all’anno, possiamo essere migliori di come eravamo ieri. E questa, alla fine, è la magia che torna. Sempre. Anno dopo anno.
E possiamo dirlo: Caro Babbo Natale Tu esisti e ti stiamo aspettando!.

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